
annuncia il debutto di
JACOBS
il primo spettacolo teatrale realizzato
sulla vicenda umana del partigiano tedesco Rudolf Jacobs
Teatro Impavidi – Sarzana
10 e 11 dicembre 2010 – ore 21:30
Maggiori informazioni sullo spettacolo teatrale "Jacobs"













SAN MARCELLO. Hanno lasciato ieri mattina la Montagna pistoiese, ma quasi certamente torneranno a San Marcello nel 2011, in occasione del centenario della nascita della Smi di Campo Tizzoro. Si tratta di Jeans Kaiser, di sua moglie Mae e dei figli Tina e Led che, lunedì, nella sala consiliare del Comune, hanno ricevuto dal sindaco Carla Strufaldi una targa con lo stemma del comune di San Marcello in memoria di Kurt Kaiser (di cui Jeans è bisnipote), che durante l'occupazione nazista, quando era ingegnere capo dello stabilimento Smi, salvò decine di operai, entrati a far parte della Resistenza, dalla fucilazione. L'ingegnere tedesco fu anche colui che salvò dalla distruzione certa l'intero stabilimento, perché le truppe tedesche in ritirata non volevano lasciare agli alleati anglo-americani una cosi ghiotta fabbrica di armi a loro disposizione. In Italia la storia di Kaiser ha iniziato ad essere conosciuta grazie ad un libro di Daniele Amicarella, ma in Germania è stata una ricercatrice pistoiese, che lavora là, a mettere un'inserzione sul giornale per conoscere i parenti di Kurt Kaiser. «Noi non sapevamo nulla - ha detto Jens Kaiser ricevendo la targa dalla mani del sindaco - che il nostro parente fece tutto questo. Lo abbiamo saputo solo da due settimane e la Tv tedesca tra poco girerà un documentario su nostro zio. Sono veramente emozionato di questa accoglienza. So che era molto riservato e non amava mai parlare dei fatti inerenti alla Seconda guerra mondiale, per questo motivo nessuno in famiglia ha mai saputo nulla. Sono anche venuto a conoscenza e sempre da poco, che una targa con il nome di mio zio è apposta a Campo Tizzoro, accanto ai vecchi rifugi anti aerei». Targa che l'amministrazione comunale di San Marcello collocò il 25 Aprile del 2009. «Tra un anno ricorreranno i cento anni della nascita della Smi - ha spiegato a Jens Kaiser al termine della cerimonia il sindaco Strufaldi - vorrei che tu e tutta la tua famiglia foste presenti per quell'occasione, ci farebbe immensamente piacere».
S.MARCELLO. Che effetto fa scoprire improvvisamente che tuo bisnonno è stato un eroe e che ha salvato la vita a centinaia di persone? Ecco una delle tante storie della Resistenza, delle quali la nostra montagna è ricca, che tornano dal passato, riaffacciandosi nel presente, forse come monito alla memoria. L'ignaro, fino a poco tempo fa, protagonista è Jens Kayser, bisnipote di Kurt Kayser, un ingegnere tedesco che, durante la seconda guerra mondiale, fu mandato sui monti sanmarcellini a controllare la produzione bellica della Smi di Campotizzoro e che, servendosi della propria autorità, mise in salvo un gran numero di civili condannati a fucilazione. E chissà qual'è stato anche lo stupore dell'amministrazione di San Marcello, quando è venuta a sapere, da passaraparola, che un parente del cosiddetto " Il Kaiser" si trovava proprio da queste parti, spinto dall'annuncio pubblicato su un giornale tedesco. «E' una vicenda curiosa - spiega Luisa Soldati, vicesindaco di San Marcello - appena ci hanno informato che un nipote di Kurt Kayser era qui, abbiamo voluto incontrarlo e rendere il dovuto omaggio alla memoria dell'ingegnere, scomparso venti anni fa, con una cerimonia nella sala consiliare e la consegna di un piatto con lo stemma comunale, in segno di riconoscimento alla grande umanità e al coraggio di questo personaggio». Una vicenda a molti nota, quella de "Il Kaiser", raccontata anche in un libro da Daniele Amicarella, ma che il bisnipote dell'ingegnere non conosceva ed ha scoperto solo alcuni mesi fa. «Il tutto è nato da un annuncio di una giornalista italiana, che sta facendo alcune ricerche sulla resistenza e che proprio in Germania stava cercando i parenti di Kurt Kayser - continua Soldati - il bisnipote, ricostruendo la vicenda e incuriosito dalla storia, è venuto in Italia ed è arrivato fino qui, a Campotizzoro». Un ruolo insospettabile quello dell'ingegnere Kayser, che non era uomo d'armi e che silenziosamente è diventato una sorta di eroe per tutta la montagna pistoiese. «La Smi era una fabbrica di munizioni, allo stesso tempo, vero e proprio laboratorio della Resistenza - spiega il vicesindaco - Kayser era stato mandato per visionare la produzione, ma, avvalendosi del proprio ruolo, ha aiutato di nascosto le cellule della Resistenza ed ha messo al sicuro la vita di tante persone, fingendo ordini o speciali lasciapassare per gli operai e non solo. In questo modo ha contribuito alla lotta partigiana e ha preservato dalla distruzione un realtà industriale, fonte importante di lavoro locale». Una sorta di Oscar Schindler della montagna pistoiese, insomma, al quale il comune di San Marcello ha voluto rendere tributo. «Kurt Kayser era già venuto in Italia agli inizi degli anni 80, raccontando la sua storia - conclude Soldati - ma allora era mancata l'occasione per un riconoscimento da parte del nostro territorio. Lo abbiamo fatto adesso, tramite il bisnipote. E' stata una circostanza commovente, il ricordo di quella storia è ancora forte e presente in montagna».

Abbiamo ricevuto la notizia di questo convegno da Eva Framarino che abbiamo conosciuto alcuni giorni fa. Lei è la nipote di Attilio Perrone Capano (vice console dell'ambasciata italiana in Ungheria) che il 2 gennaio 1945, mentre tentata di passare il fronte (era partito da Roncoscaglia) morì assiderato in località Arca di Canevare di Fanano. Siamo impegnati in un lavoro di ricerca di documentazione locale per aiutarla a comporre, il più completamente possibile, il puzzle delle ultime ore di Attilio.



Nell’ottobre del ’44 proprio in questa località di Manno caddero gli 11 partigiani, dieci dei quali sassolesi, e ancora una volta voglio ricordarne i nomi: Luigi Cervi (18 anni), Nino Fantuzzi (20 anni), Enrico Gambarelli (24 anni), Walter Gandini (20 anni), Alete Pagliani (22 anni), Vittorio Roversi (19 anni), Franco Spezzani (18 anni), Vincenzo Valla (34 anni), Mario Veroni (24 anni), Walter Zironi e Clodoveo Galli (43 anni, di Gorizia)..
Walter Zironi, di guardia in quel momento, fu il primo ad essere ucciso. I tedeschi intimarono la resa e incendiarono l’accantonamento. I partigiani, svegliati di soprassalto, accecati dal fumo, si arresero credendo alla promessa che avrebbero avuta salva la vita. Si arresero quindi Cervi, Fantuzzi, Gambarelli, Gandini, Pagliani, Roversi, Spezzani, Valla, Veroni e Galli.Quattro vennero uccisi sul posto e gli altri sei condotti a Villa Gherardini di Manno, dove furono barbaramente seviziati e poi impiccati ad alcuni alberi con fili di ferro strappati dai filari

gentilissimi,
siamo molto lieti di invitarvi alle iniziative organizzate in occasione del 66° Anniversario degli eccidi di Monte Sole.
Gli eventi sono numerosi e iniziano già il 1° ottobre 2010 a Bologna.
Proseguono il 2 e il 3 ottobre tra Marzabotto e Monte Sole: incontri con ricercatori,studiosi e giornalisti, conversazioni con alcuni dei superstiti degli eccidi, visite ad alcuni dei luoghi meno visitati della strage e altro ancora.
Da quest'anno le celebrazioni sono gemellate anche con il festival di Internazionale di Ferrara, insieme al quale è stata organizzata l'iniziativa del 2 ottobre. Sarà presente infatti, tra gli altri, Yaqub Ibrahimi, giornalista afgano, vincitore del Premio giornalistico Anna Politkovskaja 2010.
Tutti i dettagli delle iniziative sono nel programma che trovate sul sito www.montesole.org