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lunedì 20 febbraio 2012

Challenging History 2012


Il progetto "Storie di uomini in guerra sulla Linea Gotica" sbarca a Londra!
Il 24 febbraio interverremo nell'evento Challenging History 2012 nell'University City od London.
Friday 24th February, City University London

11.00am
Panel Discussion 2 (NS)
Chair: Emma King
"As a society, how do we remember the past, and in what form?"
Emma King, Project Manager and representatives from the Sharing European Memories at School project, with colleagues from Aranzadi Society of Sciences (Spain), Massimo Turchi, Futura Spa (Italy), Stiftelsen Arkivet (Norway), Royal Armouries Museum (UK)

16.00pm
1. "Using the living diorama in the educational project ‘The war of the fathers narrated by sons" Massimo Turchi, Head of Storie di uomini in guerra sulla linea gotica (Stories of men at war on the Gothic line) educational project, Associazione Linea Gotica - Officina della memoria (Italy)

Il programma è scaricabile qui!

martedì 20 settembre 2011

Sulle tracce di mio padre





Da "Il Resto del Carlino" del 18 settembre 2011
"SULLE TRACCE DI MIO PADRE"
Amore nato sul fronte, poi anni di silenzio. 'Mia madre mi vietò di cercarlo finché fosse stata in vita'


di GIANNI LEONI
BOLOGNA
LUI si chiamava David ed era un soldato inglese. Lei si chiamava Fernanda e abitava sull’Appennino emiliano, in una vecchia casa di pietre e di calce. Si incontrarono nell'inverno del '44, sull'eco torbida di un catena di bombe. «Hello», disse lui. «Ciao», rispose lei. Un sorriso ricambiato, uno sguardo prolungato, eppoi un'ora d'amore, prima del sussurro di una domanda e dell'azzardo di una promessa senza tempo: 'Tornerai'? 'Tornerò'. E invece non tornò, il soldato David. Fernanda gli scrisse, ma il postino non suonò neppure una volta al battente della vecchia casa di pietre e di calce, e sul riposo di quel silenzio la guerra spense le sue voci di ordini, di scoppi e di morte.
ADESSO il frutto del fuggevole abbraccio nell'aria gelida di quella sera ha sessantacinque anni, si chiama Davide come il padre svanito oltre l'ultima curva, di cognome fa Perlini come la madre scomparsa nel 2005 e sotto i capelli grigi porta in giro un volto sereno e uno sguardo allegro perché dopo tante ricerche ha finalmente riagganciato il debole filo tra la mamma emiliana e il papa venuto da lontano.
«DA QUAND'ERO bimbo — spiega Davide — non ho pensato ad altro: era ancora vivo quel soldato? Ha saputo di avere un figlio in Italia? E ne ha avuti altri? Quelle domande mi hanno dato la forza di andare avanti. Nel tempo ho preso moglie, sono diventato padre, un povero padre senza padre. Un incubo. Spinto indietro dalla forza di un sogno: riempire quel vuoto. C'è voluto un lunghissimo viaggio tra burocrazia e incomprensioni, ma adesso sono giunto alla meta: una tomba nel cimiterino di Carluke, in Scozia, dove una lapide ricorda papa. E così anch'io ho finalmente un padre, ma anche una nuova, grande famiglia di cui non conoscevo l'esistenza: a mia moglie Emma e a mio figlio Alan, infatti, si sono aggiunti Heather, figlia di papa e quindi mia sorella acquisita e altri parenti».
E' felice, l'ex portalettere bolognese Davide Perlini mentre srotola la trama di un filmino d'amore e di guerra sbiadito dagli anni. «I miei genitori si conobbero a Lagaro di Castiglione dei Pepoli, sui monti di Bologna. C'era il fronte: da una parte gli Alleati, poco più in là i tedeschi. David faceva il portaordini ed era più giovane di mia madre, almeno credo». In quell'orizzonte incupito dall'odio e da un rincorrersi di nuvoloni di polvere da sparo, un militare inglese e una donna italiana scrissero la breve storia di un amore intenso, tra bombe e sospiri, brividi di paura e di piacere. «Quando la mamma si accorse di essere incinta il soldato era già partito. Di quell'incontro le rimasero solo i ricordi dell'unico uomo della sua vita, qualche foto e un indirizzo: David Jackson, 16 New Piace Trenton RD. Bermondsey London. Lei gli scrisse, una mano ignota firmò la ricevuta, ma nessuno rispose».
ANNI lontani, quando un figlio senza papa faceva scandalo. Anche nel borghetto sull'Appennino la notizia della gravidanza portò sorpresa e indignazione e spinse Fernanda nell'angolo delle svergognate. Incinta senza marito? Che disonore! E così, inseguita da un plotone di indici puntati la ragazza di Lagaro prese la via per Milano a fare la serva. «Davide il 'bastardino', e cioè io, era appena nato. Mi sistemarono in un orfanotrofio di Bologna, eravamo in 300, tutti senza genitori, tutti con tanta fame. Dalle camere sentivamo il profumo dei polli arrosto, ma solo quello: mai vista una coscia e neppure un'ala. A 15 anni la mamma mi riprese corrsé in una casa senza gioia. Piangeva sui ricordi, non sul futuro e un giorno mi strappò una promessa: 'Finché sono al mondo — chiese — non devi cercare tuo padre'. Ho rispettato
il patto, ma nel 2005, quando lei a 92 anni se n'è andata per sempre, ho deciso di muovermi anche perché mi sentivo solo, molto solo». Via, allora, con mattine, pomeriggi, sere e notti di veglia, telefonate e messaggi, trasferte e rientri, speranze, rimandi e brusche virate nella delusione. «Ho contattato testimoni, ex militari, paesani, parrocchie, giornali e archivi, ho battuto campagne, casolari, borghi, paeselli e città, ho preso parte a trasmissioni tv come 'Chi l'ha visto?' e 'Festa italiana', ho spedito centinaia di e mail a polizia, carabinieri, attori, politici, cantanti, uomini di sport e di cultura, ambasciate, consolati e diocesi, ma la risposta è venuta ogni volta con un replay da ritornello: 'Bella storia, davvero toccante, ma non posso aiutarla'. Tutti così: un coro. Parole e pacche sulle spalle. Nient'altro o quasi. Io, però, non mi sono arreso. E finalmente, un giorno, la svolta. Fondamentali, una geologa di Matera appassionata di ricerche e un giornalista italiano in Inghilterra. Da loro ho saputo che papa era morto nel '98 e che a Londra vive una sua figlia».
SI SPEGNE nella commozione, la voce di Davide Perlini, ma quando riprende vibra di nuova felicità.
«Ho conosciuto Heather, mia sorella. Che momento! Sono stato da lei per una settimana e ho incontrato altri parenti, tutti sorpresi, tutti entusiasti. Qualcuno è venuto a Bologna e così ho saputo che papa David era il quinto di tredici fratelli di una famiglia originaria della Scozia. Tante altre cose ho mi hanno raccontato di lui e quelle notizie mi hanno riempito il cuore. Adesso sono spossato di gioia, ma prima di rilassarmi ho voluto vivere per un attimo l'atmosfera di papa. E allora sono andato a Carluke, il suo paese in Scozia, mi sono raccolto davanti alla sua lapide, ho visto i luoghi che frequentava, ho respirato a pieni polmoni l'aria di casa, mi sono riempito gli occhi di paesaggi stupendi, gli stessi che aveva guardato lui».
FINISCE qui la cronaca di un amore in bianco e nero riportato all'attualità da un uomo sensibile, ostinato e paziente. David e Fernanda riposano nei rispettivi Paesi, lontani l'uno dall'altra, ma il frutto di quell'incontro ha voluto ricomporre, con un ultimo gesto piccolo e profondo, la trama di un'unione sbiadita dal tempo. «Accanto alla lapide di papa, a Carluke, c'è una pianta di biancospino. Ne ho strappato un rametto e l'ho messo sulla tomba della mamma, a Bologna, accanto a una sciarpa rossoblu di papa». Così, sessantasei anni dopo, il soldato inglese e la ragazza emiliana si sono ritrovati come nella tormentata sera di Lagaro quando lei chiese 'Tornerai?' e lui rispose 'Tornerò'. E' tornato, il soldato David, stavolta nella divisa pacifica, allegra e lieve di un ramoscello di biancospino.

venerdì 3 dicembre 2010

Davide Perlini: "Una storia di guerra"


Riceviamo da Davide Perlini l'articolo riguardo la sua storia pubblicato il 4 novembre 2010 su "Carluke Gazette"

A WARTIME LOVE STORY


By ROSS THOMSON
A CARLUKE family have been re-united with their Italian cousin after 65 years - with a helping hand from the Gazettel Jeanette Marshall contacted the Gazette after an emotional meeting with long lost Italian cousin Davide Perlini in Bologna five weeks ago.
The story dates all the way to 1944 when five brothers of the Jackson family of Carluke went to fight for their country during WWII.
Jeanette said: "My mother (Susie Jackson) had one sister and 11 brothers.
"Five brothers including my uncle David went off to fight for Britain during the war.
"While in Italy my uncle fell in love with an Italian woman Fernanda Perlini and she soon fell pregnant.
"However, by this time my uncle had been moved to the front and she didn't tell him.
"By 1946 the war had ended and my uncle David had started a new life but Fernanda had the baby who she called Davide.
"Unfortunately in those days having a child outside marriage was frowned upon and Davide was eventually put in an orphanage while his mother went to Milan returning for him 14 years later."
It wasn't until his mother died in 2005 that Davide began searching for his father, which began with reading the Gazette dated May 19 1944 which informed the Jackson family that all five brothers were stationed initially and were doing well.
After that Davide took his search all across Italian television and newspapers in a bid to find his father.
Unfortunately for his son David Jackson had since died and is buried in Bermondsey in London, where he settled after the hostilities ended.
But that didn't stop Davide from tracking down his long lost family and finally this year he made the big breakthrough.
Jeanette said: "After the war all of my mum's brothers moved to London with only my mum and aunt Mary remaining in Carluke:
"After a lot of tracking down Davide managed to get in contact with his half sister Heather and they met up in August this year."
It was while booking a short break in Italy for herself and partner Allan that Jeanette managed to finally meet her cousin and despite not understanding the Italian language she knew straightaway who it was she was talking to.
"We were looking at a number of places in Italy such as Milan, Venice and Rome," said Jeanette. "We eventually decided to go for a couple of days to Bologna.
"It was at that time that I received an e-mail from a member of the family to say that there was an Italian cousin who desperately wanted to meet me.
"Having swapped e-mails back in forth we agreed to meet.
"I wasn't sure how he would recognise me but he told me he would know straight away because of my eyes.
"The day before myself and Allan were sitting in a little pub having a glass of wine when all of a sudden I saw this man looking at me.
"He then came up and started pointing at my eyes and that's when I knew it was him.
"He was so emotional, which is very Italian, and couldn't believe that he had met more of his family. It is like something from a fairytale.
"It just goes to show that you should never give up if you are in a situation like that.
"We are hoping that he will come over to Scotland in the near future.
"He is such a nice person and I'm so glad that I have found him."

mercoledì 12 maggio 2010

VICHY IN CONCEPTS

Dall'amico Steffen Prauser, Director of the Centre for Second World War Studies, Departments of Medieval and Modern History, University of Birmingham
abbiamo avuto notizia di un importante convegno che si è tenuto la scorsa settimana a Birmigham. Anche se non riguarda i temi della Linea Gotica, ma vista la lunga amicizia che ci unisce riteniamo oppportuno darne notizia.

VICHY IN CONCEPTS
Maison Française d’Oxford in collaboration with
the Centre for Second World War Studies (University of Birmingham)


Friday, 7 May 2010, Maison française d’Oxford
2.00 pm: Welcome by Luc BOROT, Directeur de la Maison Française d’Oxford and Steffen PRAUSER, Director of the Centre for Second World War Studies, University of Birmingham

Un ‘refus absurde’? La Résistance en 1940/41
Chair: Robert GILDEA, University of Oxford

Olivier WIEVIORKA, Ecole Normale Supérieure de Cachan What expectations for which Resistance? 1940-1942.

Bénédicte VERGEZ-CHAIGNON, Paris
When legality means conspiracy: paradoxical resistance in Vichy, 1940-1941.

Coffee break

Philippe BUTON, Université de Reims
The French Communist Party 1940/41 – between Collaboration and Resistance.

Julian JACKSON, Queen Mary, University of London
Writing resistance history: the case of Daniel Cordier.


Saturday, 8 May 2010, Maison Française d’Oxford
9.30am: Different shades of grey. Occupation and Collaboration
Chair: Olivier WIEVIORKA, Ecole normale supérieure de Cachan

Stefan MARTENS, Directeur adjoint, German Historical Institut Paris and Steffen PRAUSER, Centre for Second World War Studies, University of Birmingham
‘Judentum, Kollaboration und Gaullisten’ – the Nazi-German perspectives and expectations 1940/41

Martyn CORNICK, Centre for Second World War Studies, University of Birmingham
Mobilising for war again. The Nouvelle Revue française, 1938-1940.

Anne SIMONIN, IRICE (CNRS, Université de Paris I et de Paris IV)
Collaboration in 1940: shades and meanings of a concept.

Panel discussion
Chair: Robert GILDEA, University of Oxford

Summing-up: Luc BOROT, Directeur de la Maison française d’Oxford

1.30 pm: Lunch

giovedì 14 maggio 2009

Addio ad Alex Lees, l'eroe vero della 'Grande fuga'

Ringraziamo Paolo Gessani per la segnalazione di questa notizia tratta da Italiainformazione.com del 6 maggio.

Alex Lees, uno degli ultimi sopravvissuti della vera 'Grande fuga', immortalata al cinema nel 1963 dall'onomimo leggendario film, è morto all'età di 97 anni. Lo scozzese, che durante la seconda guerra mondiale fu un autista del Royal Army Service Corps, fu uno dei 150 'pinguini', come furono chiamati, ovvero i prigionieri alleati che scavarono un tunnel sotterraneo per fuggire dal campo nazista di massima sicurezza Stalag Luft III, allestito in Slesia. Lees è deceduto nella casa di riposo Erskine a Bishopton, in Scozia, vicino a Glasgow. La notizia della scomparsa, che risale al 22 aprile, è stata resa nota al 'New York Times' da un portavoce della casa di riposo scozzese, dove Lees viveva dal 2005. Al funerale di Lees è stata suonata la marcia tratta dalla colonna sonora del film 'La grande fuga', composta dal musicista Elmer Bernstein. A raccontare l'impossibile fuga di massa di 600 prigionieri di guerra dallo Stalag Luft III fu nel 1950 l'ex aviatore australiano Paul Brickhill, che pubblico' il libro autobiografico ''The great escape''. Tredici anni dopo, nel 1963, il regista John Sturges porto' sul grande schermo le avventure epiche narrate da Brichkill, interpretate da un cast stellare che comprendeva Steve McQueen, James Garner, Richard Attenborough e Charles Bronson. Alex Lees aveva 29 anni quando entro' nel Royal Army Service Corps. Il militare scozzese arrivò allo Stalag Luft III nell'aprile 1943, quando era stato già pianificato lo scavo del tunnel, ma non ancora avviato. Un paio di mesi prima Lees era stato catturato dai tedeschi durante un'operazione bellica sull'isola di Creta. Il suo ruolo nella ''Grande fuga'' fu quello di ''pinguino'', cioe' scavatore nella terra, e anche di 'palo' rispetto al piano segreto messo in atto dai prigionieri alleati.

domenica 22 febbraio 2009

Il grande interesse degli inglesi per la storia della Seconda Guerra Mondiale

Un amico ci ha consigliato di andare a vedere il sito del quotidiano inglese Telegraph, dove ci sono molte notizie sulla Seconda Guerra Mondiale e i link ai principali siti istituzionali (soprattutto inglesi) come The Imperial War Museum.
Molto interessanti sono le due sezioni del giornale:

1) "Britain at war" è l'archivio degli articoli pubblicati in occasionei dei 70anni dalla conferenza di Monaco (28 settembre 1938) durante la quale Hitler e Chamberlain si accordarono per l'annessione dei Sudeti alla Germania;


2) "Britain at War: Readers' Memories" è la sezione che vuole raccogliere tutte le memorie storiche della guerra!
Tra i vari articoli (con video) c'è anche quello relativo alla Campagna del Nord Africa e dell'Italia.

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MOLTO INTERESSANTE LEGGERE LE STORIE DEI SOLDATI CHE HANNO COMBATTUTO SULLA LINEA GOTICA...
E' sufficente digitare, nello spazio dedicato alla ricerca, "Gothic Line" (con le virgolete) e appariranno oltre quattro pagine di storie di soldati che hanno preso parte alle battaglie della Linea Gotica, partendo dall'Africa!

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Tra i molti articoli interessanti ne segnaliamo due su Hitler:

1) "Adolf Hitler had poor table manners and suffered flatulence" (17/2/2009);




2) "Adolf Hitler told bad jokes about Nazi friends" (24/6/2008)