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mercoledì 11 luglio 2012

Santa Giulia di Palagano (Mo), 22 luglio 2012: escursione con diorama vivente "17 marzo 1944, il giorno prima della strage"

Domenica 22 luglio 2012
Santa Giulia di Palagano (Modena)


Diorama vivente
"17 marzo 1944, il giorno prima della strage"


Ritrovo presso il Centro servizi al Turista, Parco Santa Giulia, ore 9.45

Il 18 marzo 1944 reparti della divisione corazzata tedesca “H. Göring” arrivarono nella zona di Monchio, Susano, Savoniero e Costrignano (Palagano) e compirono la strage più importante della provincia di Modena: 140 le vittime accertate. Nel 2005 è iniziato il processo contro sette tra ex-ufficiali e soldati conclusosi con una condanna all’ergastolo in primo grado a luglio 2011. Una camminata nella storia nei luoghi che videro l’inizio della Resistenza armata in montagna e furono teatro della strage. Ascolteremo le voci dei protagonisti prima della strage. 



Ore 14.00, Sala Conferenze
Centro Servizi al Turista – Parco Santa Giulia

Proiezione del documentario
“La malora – 18 Marzo 1944” – 50”
di Vera Paggi
Una produzione Rainews24 - Rai CPTV Milano - 2010


"e poi fecero la Malora…" lo dice così Bruna Libbra, raccontando quel giorno del 18 marzo 1944, quando i tedeschi della divisione esploratori del reparto Herman Goring, fecero scempio di donne e bambini e uomini e poi di case e di ricordi.

Costo: gratuito
Pranzo al sacco a cura dei partecipanti. 
Diorama a cura di Ass.ne Officina della memoria, in collaborazione con Istituto Storico di Modena e il Consorzio di Promo-commercializzazione turistica Valli del Cimone

www.progettolineagotica.eu



venerdì 9 marzo 2012

Newsletter Progetto Sharing European Memories at Schools



E' uscita la prima newsletter del progetto Sharing European Memories at School
La puoi scaricare qui!

Buona lettura

lunedì 20 febbraio 2012

Challenging History 2012


Il progetto "Storie di uomini in guerra sulla Linea Gotica" sbarca a Londra!
Il 24 febbraio interverremo nell'evento Challenging History 2012 nell'University City od London.
Friday 24th February, City University London

11.00am
Panel Discussion 2 (NS)
Chair: Emma King
"As a society, how do we remember the past, and in what form?"
Emma King, Project Manager and representatives from the Sharing European Memories at School project, with colleagues from Aranzadi Society of Sciences (Spain), Massimo Turchi, Futura Spa (Italy), Stiftelsen Arkivet (Norway), Royal Armouries Museum (UK)

16.00pm
1. "Using the living diorama in the educational project ‘The war of the fathers narrated by sons" Massimo Turchi, Head of Storie di uomini in guerra sulla linea gotica (Stories of men at war on the Gothic line) educational project, Associazione Linea Gotica - Officina della memoria (Italy)

Il programma è scaricabile qui!

lunedì 21 novembre 2011

24-25 novembre 2011: A S.Giovanni in Persiceto il prossimo meeting del progetto europeo SEM@S



www.memoriesatschool.eu

Lo spazio dedicato al progetto sul sito
"Uomini in guerra sulla Linea Gotica"


Il 24 e il 25 novembre, a San Giovanni in Persiceto (Bo), si terrà il prossimo meeting del progetto europeo "Sharing European Memories ad School (SEM@S)"


Oltre a Futura S.p.A. che organizza l'evento, saranno presenti:

Aranzadi Society of Sciences
Donostia – San Sebastian (Basque Country – SPAIN)

Stiftelsen Arkivet
Kristiansand (NORWAY)

Adam Mickievicz University
Poznan (POLAND)

Kranj City Library
Kranj (SLOVENIA)

Royal Armouries
Leeds (UNITED KINGDOM)

giovedì 20 ottobre 2011

Tesi di laurea in psicologia di Francesco Cerisara "'Fare' la memoria di eventi storici nella scuola: il diorama vivente nella Linea Gotica"



UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA
FACOLTÀ DI PSICOLOGIA


Corso di Laurea in Scienze psicologiche della personalità e delle relazioni
interpersonali

Elaborato finale

“Fare” la memoria di eventi storici nella scuola: il diorama vivente nella Linea Gotica


“Doing” the memory of historycal events in school: the Gothic Line in the diorama vivente



Relatore
Prof. Adriano Zamperini

Correlatore
Dott. Marialuisa Menegatto

Laureando: Francesco Cerisara
Matricola: 576091

Anno Accademico 2010-2011


INDICE

INTRODUZIONE

Capitolo 1
STORIA ED EREDITÀ DELLA LINEA GOTICA


1.1 Cornice storica della Linea Gotica
1.2 Il ricordo della Linea Gotica nella costruzione delle “corazze affettive”
1.3 L’eredità socio-emotiva della Linea Gotica
1.3.1 Linea Gotica: linea che separa e che unisce
1.3.2 Il lascito delle stragi come motore della pro socialità
1.4 Risvolti applicativi della Linea Gotica e finalità dell’indagine

Capitolo 2
IL DIORAMA VIVENTE E LA COSTRUZIONE DELLA MEMORIA


2.1 L’associazione e il progetto
2.2 La tecnica del diorama vivente
2.3 Gli attori sociali coinvolti nella tecnica del diorama vivente
a) I reduci
b) Gli attori
c) Il direttore
d) I ricercatori storici
e) Gli alunni
f) Gli insegnanti
g) Gli adulti
2.4 L’ambiente utilizzato nella tecnica del diorama vivente
a) Il bosco nella Linea Gotica
b) I luoghi della memoria nella Linea Gotica
2.5 Le fasi della tecnica del diorama vivente e acquisizione della memoria
2.5.1 La fase pre-diorama vivente
2.5.2 La fase diorama vivente
2.5.3 La fase post-diorama vivente

Capitolo 3
DESCRIZIONE DELLA RICERCA E PRESENTAZIONE DEI DATI


3.1 Un’indagine sul campo
3.2 Obiettivi dell’indagine
3.3 Il gruppo dei partecipanti
3.4 Gli strumenti dell’indagine: l’intervista
3.4.1 Le fasi dell’intervista
3.4.2 Le caratteristiche dell’intervista
3.5 La ricerca qualitativa computer-assistita
a) Creazione di un’unità ermeneutica
b) Codifica dei dati raccolti
c) Visualizzazione delle mappe concettuali



sabato 15 ottobre 2011

28 ottobre 2011 - Lizzano in Belvedere (Bo): “Dalla piccola alla grande Repubblica”: La Repubblica di Montefiorino – I Partigiani – La Linea Gotica



ANPI Bologna, CAI Alta Valle del Reno, CAI Modena, in collaborazione con Istituto della Resistenza di Bologna, Istituto Storico di Modena, Istituto per i Beni artistici culturali e naturali Regione Emilia-Romagna, Anpi Modena, Ass. Linea Gotica – officina della memoria, Comune di Lizzano in Belvedere, Comune di Porretta Terme

invitano cittadini e studenti al Convegno
“Dalla piccola alla grande Repubblica”
La Repubblica di Montefiorino – I Partigiani – La Linea Gotica

Giornata di studio e attività laboratoriali rivolta a tutti e con particolare attenzione agli studenti degli Istituti scolastici delle Province di Bologna e Modena

Palazzetto dello Sport e della Cultura “Enzo Biagi” - Lizzano in Belvedere
venerdì 28 ottobre 2011 ore 9


PROGRAMMA
Ore 9 Ritrovo dei partecipanti.
Coordinamento Convegno: prof. Antonio Baruffi
Saluto delle autorità
Alessandro Agostini, Sindaco di Lizzano in Belvedere
Antonella Gualmini, Sindaco di Montefiorino
William Michelini, Presidente Anpi Bologna
Aude Pacchioni, Presidente Anpi Modena
Remo Dai Pra’, G.R. CAI-Emilia Romagna
Vincenzo Aiello, Dirigente Ufficio scolastico Provincia Bologna
Giuseppe De Biasi, Assessore Provincia di Bologna
Emilio Sabattini, Presidente Provincia di Modena

Ore 10 Claudio Silingardi – Direttore Istituto Storico di Modena:
“Inquadramento del periodo storico e degli avvenimenti riguardanti la nascita e la fine della Repubblica di Montefiorino”

Ore 10,40 Simona Salustri – Università di Bologna:
“Montefiorino due punti e a capo. La Resistenza dalle Repubbliche partigiane alla Costituzione italiana”

Ore 11,30 Apertura attività laboratoriali

Dalle ore 12,15 Pranzo insieme

Ore 16 Termine attività


LABORATORI:
Secondo una rotazione stabilita si darà la possibilità alle varie scolaresche di entrare nei Laboratori allestiti e partecipare alle attività previste con la conduzione di esperti:

LABORATORIO A Claudio Silingardi: “Rock in opposition: musica e resistenza dagli anni 50 ad oggi”

LABORATORIO B Andrea Marchi – Presidente Istituto per la storia della Resistenza Provincia di Bologna:
“Il fare storia: coordinamento delle attività svolte dagli studenti nel presente anno scolastico”

LABORATORIO C Partigiani Ermenegildo Bugni e Ezio Bompiani “Divisione Modena Armando”:
“Alcuni anziani reduci narrano la loro esperienza ed interagiscono con gli studenti”

LABORATORIO D Giuliano Cavazzuti - Presidente CAI Modena
Renzo Torri - CAI Alta Valle del Reno
Vito Paticchia – Funzionario Istituto Beni Culturali Regione Emilia Romagna
illustrano il percorso trekking “Generale Armando” che unisce nella realtà ed idealmente Montefiorino (MO) al Monte
Belvedere (BO)

LABORATORIO E Jean Pascal Marcacci – Docente Istituto Ferrarini-Serpieri:
“Spazio espositivo di riutilizzi bellici, documenti e filmati”

LABORATORIO F Massimo Turchi – Ass. Linea Gotica- Officina della memoria: Performance con figuranti: gli studenti si recano in un bosco
limitrofo per essere partecipanti attivi al diorama vivente “28 ottobre 1944: Attacco al Monte Belvedere”.



mercoledì 7 settembre 2011

Online le nuove proposte educative as 2011-2012 dell'Associazione Linea Gotica - Officina della Memoria


La Linea Gotica fu l'ultimo fronte di guerra in Italia dall'agosto del 1944 all'aprile del 1945 dividendo in due l'Italia, dal mar Tirreno all'Adriatico. Da una parte l'esercito tedesco che difendeva i punti strategici sulle alture appenniniche, dall'altra parte gli Alleati che tentavano di penetrare nella Pianura Padana. Accanto alla guerra combattuta al fronte il territorio fu segnato da numerosi episodi di stragi di civili, per tutti Sant'Anna di Stazzema e Monte Sole (Marzabotto).
Ancor più che un teatro bellico la Linea Gotica fu il luogo dove si manifestarono profondi cambiamenti politici a livello mondiale, il timore inglese della fine dell'epoca dell'impero coloniale nel quadro politico di spartizione tra le nuove potenze americana e sovietica che presto sarebbe stato sancito nella Conferenza di Yalta.
Ma la Linea Gotica rappresentò anche un villaggio globale ante litteram che vide l'incontro tra soldati di oltre trenta paesi diversi che con le loro culture entrarono in contatto con le popolazioni locali.



martedì 22 marzo 2011

2-16 aprile 2011 - Imola (Bologna): Mostra "Per la nostra e la vostra libertà!"



Isituto Istruzione Superiore "Paolini - Cassiano" - Imola
In collaborazione con:
Consolato della Repubblica di Polonia in Milano
C.I.D.R.A. di Imola
Ideas in Action di Imola

Vi invita alla mostra
"Per la nostra e la vostra libertà!"
(Gen. Anders)
Una pagina di storia in comune
in compagnia dell’incredibile orso Wojtek"

Inaugurazione
sabato 2 aprile 2011
ore 10
Aula Magna Istituto Cassiano
via Ariosto, 1 - Imola

Dal 2 al 16 aprile 2011
Tutte le mattine,
dal lunedì al sabato:
ore 9-12
sabato 16 aprile:
ore 9-12 e 15-17


Finalmente, ad aprile, la nostra mostra ! Apriamo una pagina della nostra storia e la facciamo rivivere attraverso i ragazzi

giovedì 14 ottobre 2010

Buon compleanno "Uomini in guerra sulla Linea Gotica": 37.618 visite, due anni ben portati!



Il 13 ottobre 2008 abbiamo creato il sito internet www.progettolineagotica.eu utilizzando pagine gratuite di Google, contenitore del progetto educativo "Uomini in guerra sulla Linea Gotica", che ha da subito riscosso grande attenzione sia in Italia che all'estero.

I numeri: 37.618 visite provenienti da 105 Paesi

1. Italy 33.922
2. Germany 640
3. United States 609
4. Brazil 420
5. France 299
6. Switzerland 281
7. United Kingdom 232
8. Spain 107


Il blog del progetto educativo (http://progettolineagotica.blogspot.com) invece è stato realizzato il 10 gennaio 2009 e da allora ha totalizzato 25.336 visite per una media giornaliera di 39.

Nel 2010 il progetto ha creato la pagina su facebook "Uomini in guerra sulla Linea Gotica" e ad oggi conta 327 fan

Nell'aprile di quest'anno è nata l'"Associazione "Linea Gotica - Officina della Memoria" nella quale il progetto educativo è confluito e presto sarà online con un nuovo sito internet...

GRAZIE!



Massimo Turchi

martedì 7 settembre 2010

Linea Gotica, la storia ricostruita sul campo dì battaglia


da: "Il Resto del Carlino - Modena" del 7 settembre 2010

FANANO SI RINNOVA L'INIZIATIVA DIDATTICA CON ANIMAZIONI E NARRAZIONI TRATTE DAI PROTAGONISTI
Linea Gotica, la storia ricostruita sul campo dì battaglia

di Milena Vanoni

FANANO -
CONTINUA anche per il prossimo anno scolastico il progetto 'Uomini in guerra sulla Linea Gotica'. La proposta educativa dell'associazione 'Linea Gotica - Officina della memoria', nata nel 2002, unisce didattica attiva e sperimentazione, proponendo una nuova modalità di animazione sui luoghi della memoria: il 'diorama vivente'.
L'innovativa metodologia usa la narrazione dei personaggi delle varie parti in conflitto e ricostruisce un preciso episodio storico locale, per stimolare negli alunni un coinvolgimento attivo e una riflessione sui fatti e sulle problematiche della guerra. La Linea Gotica, tema cardine dell'iniziativa, rappresentò l'ultimo fronte di guerra in Italia dall'agosto del 1944 all'aprile del 1945, dividendo l'Italia in due parti dal mar Tirreno all'Adriatico. Separando l'esercito tedesco, che difendeva i propri punti strategici sui crinali appenninici, dagli Alleati, che tentavano di penetrare nella Pianura Padana, la Linea rappresentò una sorta di villaggio globale, dove soldati di oltre trenta Paesi diversi entrarono in contatto tra loro e con le popolazioni locali.
'UOMINI in guerra sulla Linea Gotica' si avvale di un archivio audio con centinaia di interviste ai protagonisti, raccolte dal 1995, e di un centro di documentazione e di una biblioteca con foto, libri e documenti in italiano, inglese, americano, tedesco e brasiliano. Il progetto si presenta alle scuole sotto una veste interdisciplinare, in quanto coinvolge non solo storia, ma anche altre materie quali geografia, educazione fisica, educazione civica.
I progetti, concordabili in base alle esigenze del programma scolastico, possono prevedere sia lezioni in classe, sia escursioni guidate nei luoghi della memoria. Per informazioni: Massimo Turchi 335720889.

venerdì 3 settembre 2010

Online le nuove proposte educative as 2010-2011 dell'Associazione Linea Gotica - Officina della Memoria


Uomini in guerra sulla Linea Gotica


La Linea Gotica fu l'ultimo fronte di guerra in Italia dall'agosto del 1944 all'aprile del 1945 dividendo in due l'Italia, dal mar Tirreno all'Adriatico. Da una parte l'esercito tedesco che difendeva i punti strategici sulle alture appenniniche, dall'altra parte gli Alleati che tentavano di penetrare nella Pianura Padana. Accanto alla guerra combattuta al fronte il territorio fu segnato da numerosi episodi di stragi di civili, per tutti Sant'Anna di Stazzema e Monte Sole (Marzabotto).
Ancor più che un teatro bellico la Linea Gotica fu il luogo dove si manifestarono profondi cambiamenti politici a livello mondiale, il timore inglese della fine dell'epoca dell'impero coloniale nel quadro politico di spartizione tra le nuove potenze americana e sovietica che presto sarebbe stato sancito nella Conferenza di Yalta.
Ma la Linea Gotica rappresentò anche un villaggio globale ante litteram che vide l'incontro tra soldati di oltre trenta paesi diversi che con le loro culture entrarono in contatto con le popolazioni locali.

Scarica le nuove proposte educative (.pdf)

lunedì 22 marzo 2010

La II Guerra mondiale attraverso gli occhi di nostro nonno


Da www.alboscuole.it riportiamo questo articolo del 22/03/2010 - 12.03

La II Guerra mondiale attraverso gli occhi di nostro nonno

Mio fratello e io abbiamo deciso di intervistare nostro nonno perché è stato a contatto con gli eventi della II Guerra Mondiale vivendo in giovane età molte esperienze difficili, ma importanti da conoscere. 1)Quanti anni avevi quando è scoppiata la II Guerra Mondiale? Quando è incominciata, nel 1940, avevo circa la vostra età, 12 anni. 2)Hai partecipato alla guerra come soldato? No, non mi sono potuto arruolare perché ero troppo giovane. 3)La tua famiglia com’è stata coinvolta negli eventi bellici? Quel periodo è stato molto duro; dovevamo rimanere spesso nascosti. Quando c’erano i rastrellamenti, i Nazisti entravano con la forza nelle case per requisire grano, farina e bestiame perché avevano bisogno di cibo. Abbiamo dovuto difenderci anche dai bombardamenti, non tanto quelli aerei, che colpivano maggiormente i centri abitati, ma dalle granate dei cannoni, che a volte arrivavano anche a pochi metri dalla nostra casa. Addirittura una entrò anche nella nostra abitazione; fortunatamente non scoppiò perché era difettosa. Spesso venivano minati anche i campi vicino alle case, quindi bisognava stare molto attenti. Inoltre, durante l’ultimo periodo della guerra, la nostra casa fu occupata da un gruppo di soldati (Canadesi e Indiani) dell’esercito alleato. 4)Sei mai stato costretto a nasconderti per non essere ucciso? Sì, mi è successo molte volte! Le donne potevano circolare per le strade, quindi andavano ad avvisare che stavano arrivando i Tedeschi per portare via gli uomini; così noi ci nascondevamo in rifugi scavati sottoterra. Quando bombardavano le città, molti scappavano e cercavano riparo in case di campagna; la mia famiglia ha anche ospitato dei rifugiati, e abbiamo diviso con loro lo spazio e il cibo. Con queste persone si è stretto un legame così forte che ancora oggi si mantiene. 5)Qual è stato il momento in cui hai avuto più paura? E’ stato quando, fra l’11 e il 12 del 1944, si è svolto uno scontro durissimo tra alleati e Tedeschi lungo il fiume Lamone (la mia casa era a pochi metri da uno degli argini). I bombardamenti finirono quando i Tedeschi batterono in ritirata e i soldati allo sbando, privi di ordini, si rifugiarono sfiniti nelle abitazioni dei civili e si arresero agli alleati. Lo scontro fu molto violento e in alcune zone (lungo canali, strade e fossati) c’erano tantissimi cadaveri di soldati; è stata una vista straziante che non sono mai riuscito a dimenticare; alcuni militari, feriti gravemente, erano riusciti a tirare fuori dalle tasche la foto di un familiare, ed erano morti così, con quell’immagine tra le mani. 6)Hai mai dovuto lasciare la tua casa? No, perché in campagna i civili erano un po’ più protetti, mentre nei centri abitati il pericolo era maggiore, visto che gli attacchi aerei si concentravano sulle vie di comunicazione importanti come ponti, linee ferroviarie ed elettriche, etc. La nostra zona si trovava comunque lungo la linea gotica dove il fronte si è fermato per molto tempo e lo scontro tra alleati e Tedeschi è stato violento. Come si può ben immaginare la situazione ha pesato molto anche sui civili! 7)Riuscivate ad avere informazioni sull’andamento del conflitto? Sì! Un soldato tedesco, che aveva disertato e si era nascosto a casa nostra, riusciva ad avere informazioni sugli spostamenti degli eserciti e ci teneva aggiornati. Inoltre ascoltavamo Radio Londra che forniva continuamente notizie sull’andamento del conflitto. Dal momento che era proibito, ascoltavamo la radio di nascosto, chiusi in casa e tenendo il volume basso; rischiavamo di essere fucilati nel caso che Fascisti o Nazisti ci scoprissero! Durante i comunicati venivano anche pronunciate delle frasi in codice come ad esempio “Le mele sono mature”, di cui non capivo il senso, e che erano rivolte ai partigiani. 8)Che cosa ti è rimasto più impresso di questa terribile esperienza? Oltre alla durezza di certi momenti e alla sensazione costante di paura, mi sono rimasti impressi anche la capacità e la volontà di alcune persone, in un periodo così difficile, di aiutarsi a vicenda rischiando a volte la vita. Ricordo anche molto forte il senso di libertà provato dopo la vittoria degli alleati e la fine di un regime dittatoriale e violento come il Fascismo.

lunedì 15 marzo 2010

La didattica autobiografica

Da Scuola e Didattica riportiamo un articolo di Laura Tussi

INTERVENTI
La didattica autobiografica
Una traccia per percorsi scolastici alla scoperta di sé e dell'altro


L'attenzione per i processi mentali non deve rappresentare un'occasione episodica in ambito didattico, ma un'occupazione costante di ogni singolo docente, per rendere il discente consapevole delle operazioni mentali da compiere al fine di risolvere compiti e problemi, sia di natura teorica che pratica.
Il nostro modello di attività mentale è sistemico: ogni manifestazione del pensiero può essere studiata solo in correlazione con le altre.
"Pensare" significa mettere in relazione diverse componenti del pensiero, nella loro intrinseca dinamicità e interattività, in una prospettiva di rivalutazione della natura processuale e dinamica dell'esistenza mentale.
L'intelligenza è l'identità stessa del soggetto: significa approssimarsi all'"altro", al suo modo di attribuire senso e significato alla realtà: le cose, gli altri, il mondo, sé stessi. Secondo Bruner l'intelligenza è ricerca continua di significati per "leggere dentro" [intelligere] i vari aspetti ontologici dell'esistenza.
Il potenziale intellettivo è contrassegnato da una macro-facoltà: la metacognizione. Il soggetto intelligente, per dare significato alla realtà, utilizza la facoltà metacognitiva grazie alla quale descrive il lavoro della mente rispetto ai singoli domini mentali, potenziandoli attraverso la pratica intellettiva.
•Dominio autocognitivo - (rimemorazione, pensiero retrospettivo) consiste nell'e-vocazione del proprio passato attraverso l'introspezione, in un'attività autocognitiva.
•Dominio estatico - (attesa estatica) implica l'uscita da sé, accogliendo tutte le sensazioni che derivano dalle percezioni, limitandosi, metacognitivamente, a descrivere ciò che si percepisce.
•Dominio eterocognitivo - (pensiero costruttivo) dove la cognizione lavora su ciò che è altro da sé, verso persone e cose; in virtù di esso la mente organizza il reale mediante classificazioni, attraverso un pensiero costruttivo.
•Dominio interpretativo - (pensiero categorizzante) utilizza modalità metaforiche, immagini simboliche per interpretare la realtà attraverso modelli mitici, entità umane o sovrapersonali che appaiono avere verità assoluta.
Le finalità didattiche del metodo autobiografico consistono nella messa in luce di stili, codici, funzioni comunicative, norme e regole di interazione per imparare a pensare: sperimentare il piacere e l'emozione di questa attività liberatoria, riabilitando la facoltà di pensiero, nell'attribuzione di senso e significato alla realtà (ermeneutica interpretativa), stimolando il potenziale cognitivo del soggetto.
Lo stile educativo del "formatore autobiografo" è caratterizzato:
•dalla capacità di ascolto, non scadente nel nozionismo;
•dall'attività dialogica, evitando l'univocità dell'interrelazione comunicativa;
•dalla facoltà e predisposizione a domandare e problematizzare per ottenere un interscambio dialogico proficuo, nel confronto tra diversità.
Contenuti e metodologia
In questa tipologia di laboratorio a base pedagogica, si è impostato un lavoro creativo a livello cognitivo/apprenditivo con un richiamo didattico a contenuti basati sulla narrazione di sé, in forma prima orale e collettiva, di seguito più individuale, scritta, sotto forma di diario, sia personale che ri-partecipato tramite la lettura in classe reciproca e comunitaria.
"L'uomo che non ritorna su quanto ha vissuto resta alla superficie di sé stesso. Non c'è esperienza nel puro accadere degli eventi" (J. Thomas).
Grazie a questo approccio il gruppo classe diviene un'imprescindibile risorsa di esperienze per l'autonomia di ogni singolo elemento a livello didattico e interdisciplinare. Questo nell'ambito di una pratica pedagogica ed educativa che ritrova i suoi addentellati e retaggi nella pratica e cultura educativa militante sia a livello sociale ("pedagogia della memoria") che retrospettivo/introspettivo come cura e riappropriazione di sé, sulla base di un processo di auto ed eteroreferenzialità: il diverso, l'altro diventa veicolo alla riscoperta e alla stima di sé, tramite un progetto multidisciplinare di "educazione interiore" permanente.
"L'educazione interiore, come contemplazione, meditazione, autoriflessione, lungi dall'essere soltanto una via ascetica, laicamente costituisce un programma che donne e uomini si sono sempre dati per ampliare pensiero ed intelligenza, per conoscere di più sé stessi: attraverso l'esplorazione della loro autobiografia, una maggiore attenzione per la dimensione affettiva, lo sviluppo dell'immaginazione. Pedagogisti, insegnanti ed educatori hanno responsabilità e ruoli nelle attività di ascolto ed interpretazione delle esigenze più nascoste della mente, al fine di formare altri adulti con il compito di educare all'apprendere da sé stessi e a conoscersi, creando spazi e momenti per l'educazione al 'sentirsi persone'"1.
Nei laboratori tenuti dalla sottoscritta si sono indagate essenzialmente tematiche comuni all'età dell'adolescenza, ma si sono verificate anche "trasposizioni", "proiezioni" di progettualità nel futuro, in immedesimazioni verso molteplici e poliedrici "io futuri". Attraverso l'utilizzo di mappe concettuali si sono ricavate le parole chiave, si sono sviscerati i concetti fondamentali relativi a determinati argomenti riguardanti a loro volta l'ampia gamma di eventi appartenenti alle esperienze di vita dell'essere umano.
Questi alcuni dei sentimenti esplorati:
•Amicizia;
•Amore;
•Solitudine;
•Gioia.
Il metodo prevede che si studi e si indaghi, tramite un discorso interrogativo, dialettico, analitico a livello collettivo, d'insieme, coinvolgente il gruppo classe - che prevede anche la partecipazione interattiva dell'insegnante - uno tra i molti sentimenti posti in campo, mettendone in evidenza metafore collegate, luoghi comuni, ricordi personali o componenti archetipiche, collegamenti e ulteriori concetti ricollegati alla parola focus.
Oppure si possono anche esplorare Continua Apicali (Jung) o Peak Experiences (Maslow) dell'esistenza:
•Nascita;
•Morte;
•Vita;
•Fantasia/creatività;
•Gioco/avventura.
Ogni ragazzo, dopo ampia discussione collettiva in classe e dopo aver steso in gruppo una mappa concettuale del tema esplorato tramite un brainstorming sull'argomento, sceglie alcune parole della mappa per rielaborarle ulteriormente sotto forma di dialogo con compagni e insegnante e di testo creativo.
L'intero percorso si conclude in un elaborato scritto di un episodio relativo al tema che ha fortemente caratterizzato il passato dell'allievo o che semplicemente riaffiora in modo istantaneo e istintivo alla sua memoria, alla sua mente.
I laboratori puntano il loro focus educativo ed esperienziale sulla referenzialità reciproca della metodologia del racconto autobiografico: "Nel momento relazionale dell'incontro tra chi è protagonista di una vicenda e qualcuno che si dimostra interessato ad essa subentra l'effetto di eterostima: il narratore si riconosce nelle parole altrui, di attenzione e conferma"2.
Di seguito si prosegue con la riscrittura su quaderno di tali eventi ed episodi riaffioranti dal ricordo evocativo e introspettivo, ricorrendo alle abilità metacognitive del:
•rievocare (ricordare a voce, raccontando);
•commemorare (ricordare insieme);
•rimembrare (ricostruire; riassemblare "membra" di eventi);
•rammentare (riportare alla mente);
•ricordare (riportare al cuore).
In questo modo la personale interiorità e progettualità di chi partecipa viene riacquisita, recuperata, ricondivisa e riattualizzata per l'avvenire più recente o lontano.
"La missione di questo insegnamento è di trasmettere non puro sapere, ma una cultura che permetta di comprendere la nostra condizione e di aiutarci a vivere; essa è nello stesso tempo una maniera di pensare in modo aperto e libero"3.

Laura Tussi

1 Demetrio D., L'educazione interiore. Introduzione alla pedagogia introspettiva, La Nuova Italia, Milano 2000.
2 Demetrio D. a cura di, L'educatore auto(bio)grafo. Il metodo delle storie di vita nelle relazioni d'aiuto, Unicopli, Milano 1999.
3 Morin E., La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000.

venerdì 12 marzo 2010

Rivoluzione web

Da Peacereporter del 11 marzo 2009
Rivoluzione web
di Benedetta Guerriero
Professori e presidi sottolineano con sempre maggiore insistenza quanto la scuola e le relazioni tra i ragazzi si siano trasformate con l'avvento della rete
Internet, la rete ormai da diversi anni sono al centro di un processo di trasformazione radicale della società. Si è modificato non solo il modus vivendi, ma anche i rapporti tra le persone. A vivere gli effetti della rivoluzione del web sono soprattutto le nuove generazioni. Presidi e professori sottolineano con sempre maggiore insistenza quanto sia cambiata la scuola e anche i rapporti tra i ragazzi con l'avvento della rete.
“La scuola – afferma Nino Pizza, professore delle superiori – vive una profonda difficoltà, è attaccata da molti fronti e si sta difendendo. I tempi educativi vengono ridotti e si rinuncia all'elaborazione critica della conoscenza e della formazione. In questo la rete ha avuto una grossa responsabilità”. La rete è immediata, semplice da usare, permette di scaricare nozioni senza alcuna fatica e mediazione. Il rischio, tuttavia, secondo molti insegnanti è che il web non venga sfruttato in maniera costruttiva e utile. “I ragazzi – prosegue Pizza – si sanno muovere con disinvoltura in rete e spesso le loro competenze sono pari a quelle di noi professori. Il problema, tuttavia, si pone quando si passa alla creazione. Gli alunni consumano internet, lo vivono in maniera passiva. Non riescono a passare alla fase successiva che prevede la creazione di contenuti e di significati. Non si rendono conto delle enormi potenzialità che offre loro questa nuova frontiera. Lo subiscono”.
Sarebbe la passività con cui i ragazzi consumano il web a renderlo poco utile dal punto di vista scolastico, così come l'assenza di una didattica e di una metodologia nuove che integrino le possibilità aperte dalla rete. Secondo il professor Pizza le tanto acclamate lezioni in video-conferenza, che spopolano nelle università e che prima o poi raggiungeranno anche le scuole superiori, non costituiscono un uso critico del web. Sarebbero semplicemente degli stratagemmi per mercificare ulteriormente la cultura e accorciare i tempi educativi. “Non penso – dice Pizza – che cultura, educazione e formazione siano concetti contrari al mercato, il loro incontro è necessario. Bisogna, tuttavia, fermarsi un attimo e riflettere sulle potenzialità della rete per capire dove ci porta”.
Non sono solo la didattica e la metodologia a essere messe in crisi dalla rivoluzione di internet, ma anche le relazioni tra i docenti e gli alunni e quelle tra i ragazzi. Molti passano molte ore connessi, assorti in una dimensione virtuale, che rischia di allontanarli dalla realtà. “Le relazioni tra i ragazzi – conclude Pizza – sono cambiate moltissimo, si sono proprio trasformate. Spesso vivono di rapporti on-line e una vicinanza attraverso questo strumento. Non più attraverso il corpo. Per questo sono sempre più convinto che la rivoluzione sociale e culturale introdotta dal web andrebbe guidata per diventare costruttiva e vissuta criticamente. Tutti dovrebbero avere accesso a internet e usarlo per avvicinare i corpi, non per allontanarli”.

lunedì 8 marzo 2010

La pedagogia del dialogo

Dal Centro Studi Sereno Regis di Torino del 5 marzo 2010
La pedagogia del dialogo
di Laura Tussi
La relazione socio-affettiva come stimolo ad una pedagogia alternativa alla cultura dominante.


La tematica del rapporto e della relazione influenza in modo specifico l’approccio pedagogico ed educativo perché conduce ad interventi didattici e disciplinari, ma soprattutto relazionali e comportamentali che portino alla maturazione di concezioni e di modi di essere, di fare e di pensare alternativi a determinati stili tradizionali imposti dalla cultura dominante. Infatti l’educazione alla Pace si basa su modelli e modalità relazionali basati sulla fiducia e non sul potere, sul dialogo, sul confronto e l’interscambio di opinioni, aprendo un percorso innovativo a livello di rapporti, di metodi e di contenuti, valorizzando un’impostazione complessiva di codeste tematiche all’interno dei curricoli e dei processi formativi. La psicologia dell’età evolutiva presenta inevitabilmente riflessioni riguardanti i rapporti affettivi e relazionali che ci caratterizzano dalla prima infanzia, basati su dinamiche relazionali e comportamentali come la capacità di comunicare, la conoscenza di sé e degli altri, la capacità di cooperare, la fiducia in sé e negli altri e la propensione alla risoluzione delle dinamiche conflittuali.

L’importanza delle componenti sociali, affettive ed emotive nei processi di crescita.
Secondo un’analisi pedagogica occorre tenere presente l’importanza delle componenti socio-affettive nei processi evolutivi di crescita e di apprendimento. La natura esperienziale dell’apprendimento è implicita in ogni intervento educativo che si avvale della sfera emotiva, affettiva ed interiore senza cui l’apprendimento e la conoscenza si atrofizzano diventando esclusivamente funzioni cognitive. La capacità apprenditiva viene stimolata e potenziata attraverso attività ludiche, pratiche, occasioni di incontro relazionale, l’esercizio delle varie facoltà espressive che non devono essere considerate come ambiti voluttuari e di svago evasivo compensativo, ma costituiscono la componente nodale dei processi di evoluzione cognitiva in diversi stadi dell’esistenza. Le attività finalizzate all’educazione alla pace vogliono promuovere gli obiettivi sociali, relazionali ed affettivi in coincidenza con l’azione formativa anche di carattere culturale. Gli aspetti socio-affettivi comportano precise interferenze nei processi d’apprendimento e di cognizione, infatti un ragazzo scarsamente inserito nel contesto umano e relazionale del gruppo classe sarà coinvolto e si impegnerà con minore attenzione e partecipazione rispetto agli altri.

La metodologia didattica della Pace
L’educazione alla Pace prevede obiettivi in successione logica, ossia prima della capacità di comunicare è necessario incrementare la fiducia reciproca e la conoscenza interpersonale. E’ molto importante il clima in cui si realizzano gli interventi operativi di educazione alla Pace, dunque proporre a livello metodologico e didattico la scrittura collettiva, i brainstorming, i circoli di condivisione, il dialogo controllato, incentivando la conoscenza di sé e degli altri, la capacità di risolvere i conflitti, acquistando il senso di un’opportunità offerta a coloro che vogliono fare dell’educazione un’attività promozionale e non di esclusivo contenimento e che credono che anche l’insegnante e l’educatore, in generale, abbia molto da imparare con gli allievi e con quanti interagiscono nel setting educativo. Risulta molto importante il clima emotivo e relazionale entro cui si realizzano interventi operativi miranti alla didattica della Pace. In un clima di scarsa fiducia e di poca collaborazione reciproca non avrebbe senso proporre un gioco che miri a realizzare un contesto di cooperazione. Tali proposte, se integrate all’interno della comune attività didattica, acquistano una forza tutta particolare. Si tratta di costruire le sequenze, gli itinerari didattici utilizzando tali tecniche, come, per esempio, preparare una lezione collettiva, stendere un regolamento di classe, intervenire collettivamente nella programmazione scolastica, affrontare problemi d’attualità, impostare una ricerca interdisciplinare. Impostare un programma di educazione alla Pace comporta l’analisi delle condizioni che permettono un’impostazione non lesiva dell’aggressività e la verifica di esperienze e situazioni di potenziamento delle capacità di cooperazione e collaborazione.

domenica 27 dicembre 2009

Isabella Mattazzi, La psicoanalisi di fronte alla colpa

Dal blog Ciao Mondo! - Yes we can di Attilio Mangano
riportiamo l'articolo "Isabella Mattazzi, La psicoanalisi di fronte alla colpa"
è la citazione dell'articolo di Isabella Mattazzi apparso su Il Manifesto dal titolo "Scambi perturbanti tra vittime e carnefici: La psicoanalisi di fronte alla colpa"

Una intervista con Veronika Grueneisen, tra gli ideatori delle Conferenze di Cipro, organizzate a partire dagli anni '80 per fare incontrare e collaborare analisti tedeschi e israeliani. Com'è possibile rinunciare all'identificazione inconscia con la generazione dei propri genitori per sviluppare nuove possibilità di relazione professionale? Questa la domanda che ha guidato i lavori

Già negli anni '80, Jacques Derrida aveva dichiarato la necessità di una nuova etica della psicoanalisi che tenesse conto non soltanto dei modelli teorici di riferimento, ma delle diversità culturali degli psicoanalisti in quanto soggetti con una ben precisa identità geografica, politica, sociale. Chi fa psicoanalisi oggi infatti non può non riconoscere la portata amplissima, all'interno della pratica terapeutica, del proprio vissuto storico e del profondo intreccio che questo vissuto sembra avere con i nuclei più problematici della propria formazione psicoanalitica. Ma che cosa vuole dire, per un analista, confrontarsi con la Storia? Che cosa significa porsi non soltanto come figura professionale, ma come soggetto «politicoculturale»? Ne abbiamo parlato, in occasione del recente convegno «Straniero Familiare» - organizzato a Milano dal centro milanese di psicoanalisi Cesare Musatti - con Veronika Grueneisen, psicoanalista tedesca, presidente di Partners in Confronting Collective Atrocities e organizzatrice di uno degli esperimenti più interessanti e complessi di questi ultimi anni nell'ambito degli studi sulle dinamiche psicosociali, le «Conferenze di Cipro», di cui lei stessa ci racconterà. Dopo la seconda guerra mondiale, gli psicoanalisti tedeschi che avevano lasciato la Germania non accettarono, al loro rientro, di far parte di una società psicoanalitica che fosse in comune con chi invece era rimasto. In che modo la Storia ha giocato un ruolo simbolico importante nella pratica psicoanalitica tedesca? Come per tutto il resto della società, gli avvenimenti di questo ultimo secolo e in particolar modo l'Olocausto in tutta la sua drammaticità, hanno avuto gravissime ripercussioni a livello conscio e inconscio per gli psicoanalisti tedeschi. E come per tutto il resto della società, c'è voluto per loro un tempo considerevolmente lungo per affrontare la cosa. Dopo la frattura nel dopoguerra del mondo psicoanalitico in due società distinte, si è creata l'idea che ci fosse una maniera «pulita» di fare psicoanalisi e una «colpevole», così come nel percorso terapeutico individuale ci si poteva considerare «fortunati» o «sfortunati» a seconda di chi era il tuo analista. Soltanto oggi, dopo quarant'anni, ci si sta rendendo conto della portata ideologica di tutto questo. Adesso i membri della Deutsche Psychoanalytische Gesellschaft e della Deutsche Psychoanalytische Vereinigung si parlano, collaborano, cosa che sarebbe stata assolutamente impensabile fino a una manciata di anni fa. Un discorso analogo si potrebbe fare per quanto riguarda i rapporti tra psicoanalisti tedeschi e psicoanalisti israeliani: la Shoah ha gettato un'ombra che ha pregiudicato per anni lo scambio professionale tra i colleghi delle due nazioni, con resistenze radicate nella parte più profonda e nascosta della loro stessa identità. Come era possibile che i figli tedeschi dei colpevoli e i figli israeliani delle vittime potessero riuscire a riflettere insieme? Come era possibile rinunciare all'identificazione inconscia con la generazione dei propri genitori per sviluppare nuove possibilità di relazione e di collaborazione professionale? Proprio per rispondere a questo tipo di domande, negli anni Ottanta, è nata l'idea delle Conferenze di Cipro. Ci racconta in cosa consistono e come si svolgono queste Conferenze? Si tratta di una serie di seminari residenziali della durata di sei giorni, una sorta di spazio protetto in cui psicoanalisti tedeschi ed ebrei possono affrontare il significato dell'Olocausto nel mondo della nostra contemporaneità, riflettendo sulla sua portata emotiva all'interno della costruzione identitaria delle seconde e delle terze generazioni dopo la guerra. I seminari sono impostati secondo il metodo delle group relations sviluppato dal Tavistock Institute di Londra che prevede un lavoro sulle emozioni individuali all'interno di sedute di gruppo strutturate in vario modo. Ci sono sedute ristrette, con partecipanti di un'unica nazionalità o di nazionalità mista, e sedute plenarie con tutti i gruppi riuniti. La dimensione e la composizione del gruppo influenza notevolmente l'atmosfera del dibattito, e i rapporti che di volta in volta si creano tra i partecipanti hanno delle ricadute importanti su tutto ciò che lì viene sperimentato e discusso. I primi due incontri si sono svolti a Nazareth, il terzo a Bad Segeberg in Germania; oggi le Conferenze hanno invece come luogo di elezione Cipro. Quale importanza ha avuto da un punto di vista simbolico e quanto ha influito concretamente sullo svolgimento delle sedute, la scelta «geopolitica» dei luoghi? Essere riusciti a organizzare le prime due Conferenze in Israele è stato di un'importanza cruciale per un buon avvio dei lavori. I tedeschi erano infatti piuttosto ben intenzionati a esporsi andando in un paese dove gli ebrei sono la maggioranza. Quello che invece non ci saremmo mai aspettati è che gli israeliani fossero notevolmente attratti dall'idea di venire in Germania. Questi seminari hanno infatti permesso a numerosi colleghi israeliani di origini tedesche di mettere piede per la prima volta in Germania sentendosi del tutto protetti. La recente scelta di Cipro deriva invece dalla consapevolezza da parte dello staff di un bisogno sempre più evidente di allargare il dibattito anche ad altri gruppi nazionali colpiti dalle conseguenze dell'Olocausto. Oggi partecipa alle nostre Conferenze un numero sempre maggiore di persone di identità mista (tedesco-ebraica, ebraico-inglese, ebraico-americana) e Cipro, per la sua storia così complessa e dolorosa e per la sua sostanziale alterità rispetto alla dicotomia Germania-Israele, ci è sembrato un ottimo scenario dove poter realizzare i nostri incontri. Le Conferenze di Cipro, dunque, vengono organizzate secondo un metodo non specificamente razionale e cognitivo, bensì esperienziale, ossia basato sulla sperimentazione diretta di processi dinamici vissuti nel «qui-e-ora» del setting. Inoltre non è tanto il singolo a porsi come soggetto-oggetto di analisi, ma il gruppo, o meglio «i gruppi» tedesco e israeliano insieme. Che cosa ha significato discutere del proprio senso di colpa o del proprio terrore di sopraffazione, non più di fronte ai fantasmi del proprio inconscio (come avviene in un ambito psicoanalitico «classico»), ma di fronte alla reale presenza dell'altro? Direi che questa situazione porta con sé un doppio effetto. Da una parte, la realtà è più terrificante del fantasma, perché nei riguardi dell'altro sei maggiormente esposto alla tua vergogna, alla tua colpa, alla tua angoscia; dall'altra però, avere a che fare con la realtà ci pone sorprendentemente di fronte a un improvviso sollievo. Quando riesci a dire il tuo odio o la tua paura guardando in volto non un fantasma, ma una persona reale, e quando vedi che dicendo tutto questo non succede nulla di terribile, ma anzi riesci a dire il tuo odio o la tua paura ancora una volta e nessuno ti ammazza o scappa inorridito, immediatamente scatta una sorta di processo pacificatorio o comunque riparativo: dove «riparativo» non ha il senso di una riconciliazione o di un perdono, ma quella di una accettazione reale e articolata di ciò che è accaduto. La scelta di darci lo statuto di una organizzazione internazionale è stata risolutiva, del resto, perché ha offerto la possibilità di creare uno spazio simbolico e reale che fosse «protetto» sia per i tedeschi che per gli ebrei, difendendo gli uni e gli altri da qualsiasi forma di vendetta o di violenza. I problemi trattati nel corso delle Conferenze riguardano direttamente i punti nevralgici della costruzione della nostra identità contemporanea. Oltre naturalmente a temi come l'odio, la paura o alle varie fantasie distruttive, dagli incontri è emerso, da parte tedesca, un disagio estremamente marcato nei confronti delle figure genitoriali, soprattutto riguardo allo sdoppiamento simbolico tra la loro immagine familiare e il loro ruolo storico. L'esperienza di questi seminari è estremamente forte da un punto di vista emotivo e richiede un lavoro enorme di messa in discussione e di rielaborazione della nostra stessa identità. Togliere l'immagine dei genitori dall'alveo di una rassicurante quotidianità familiare per inserirla in un quadro storico di forte distruttività, ci pone di fronte a un pensiero terrorizzante: trovandoci all'interno di un contesto politico-sociale simile, probabilmente anche noi, come i nostri genitori così «normali», potremmo essere coinvolti nello stesso identico modo. A questo proposito, le dirò soltanto che la prima Conferenza avrebbe dovuto avere luogo nel 1992 e non fu realizzata perché non si era raggiunto un numero sufficiente di partecipanti. Non tutti riescono a lavorare su temi così difficili; chi non è in grado di sostenerne il peso, in genere preferisce rimanere a casa. Lei ritiene che il modello di queste conferenze sia esportabile anche verso la gestione di altre forme di conflitto, per esempio la questione arabo-israeliana, o quella irlandese? E se sì, con quali differenze? Esiste un «nucleo problematico» proprio della questione ebraica, oppure ogni conflitto risponde a dinamiche comuni? Sono assolutamente convinta che questo modello possa essere esportato anche verso altre forme di conflitto. Nel 2007 abbiamo creato Partners in Confronting Collective Atrocities, una organizzazione che ha assorbito la dirigenza e l'organizzazione delle onferenze, estendendone il dibattito anche al conflitto israeliano-palestinese. Nel 2008, per la prima volta ha partecipato a Cipro anche una delegazione palestinese il cui contributo è stato estremamente importante. Nella Shoah la divisione radicale tra «vittime» e «carnefici» è stato un elemento drammaticamente essenziale nella assegnazione simbolica dei ruoli e, forse anche per questo, ha fornito un modello forte di identificazione identitaria nazionale. Nel mondo contemporaneo invece le nuove forme di conflittualità ci mostrano un confine piuttosto labile tra le due figure, basta pensare alla figura del terrorista che si «immola» nel momento stesso in cui compie un atto di estrema violenza verso l'altro. Questa riflessone corrisponde esattamente al lavoro di analisi che il nostro staff sta facendo in questi ultimi anni riguardo al futuro delle Conferenze; attraverso l'esperienza dei seminari abbiamo capito che i ruoli vittima-carnefice possono cambiare costantemente, e la configurazione ambigua del conflitto contemporaneo ne è un esempio lampante. Le dirò anche, però, che non abbiamo formulato una risposta precisa a questo tipo di problema. Il nostro motto, in un certo senso, è «non sappiamo che cosa fare e andiamo avanti», a significare il continuo lavoro di approfondimento e la costante evoluzione delle nostre posizioni teoriche. Le Conferenze di Cipro sembrano ricordare in parte i lavori della Truth and Reconciliation Commission istituita in Sudafrica nel 1995. Il mandato della Commissione era quello di raccogliere e registrare le testimonianze di coloro che si erano resi colpevoli di violazioni dei diritti umani durante il regime dell'apartheid, e di coloro che ne erano stati le vittime. Recentemente alcuni membri della nostra organizzazione hanno pubblicato un libro sulle nostre tre prime esperienze di incontro, Fed With Tears-Poisoned With Milk, di cui Desmond Tutu ha scritto la prefazione cogliendo perfettamente il nostro spirito e rivelando tutta la sintonia del suo messaggio con quello della Commissione sudafricana. Dalla quale noi, tuttavia, ci distanziamo evitando di usare la parola «riconciliazione» che, all'interno nella nostra cultura centroeuropea, potrebbe dare l'idea del tutto erronea della volontà di un qualche perdono o comunque della ricerca di un «punto di arrivo» per il nostro lavoro. Per noi invece è fondamentale che il confronto su questi temi sia elaborato in maniera continua, per affrontare il passato in favore del futuro.

L'INTERVISTATA
Il suo lavoro esportabile in altre geografie conflittuali Veronika Grueneisen, psicoanalista, vive a Norimberga, è Presidente di Partners in Confronting Collective Atrocities, supervisore della Deutsche Psychoanalytische Gesellschaft, della International Psychoanalytical Association (Ipa) ed è membro del Tavistock Institute's Advanced Organisational Consultation (Aoc). Il «Modello Tavistock», utilizzato all'interno delle Conferenze di Cipro, nasce sulla spinta dei primi lavori di terapia di gruppo compiuti da Harold Bridger e Wilfred Bion sugli ufficiali del corpo di aviazione inglese durante la seconda guerra mondiale. Messo a punto dal Tavistock Institute di Londra fondato nel 1946, basato su una teoria «clinica» dell'organizzazione, esplora in particolare gli aspetti emotivi e irrazionali del comportamento degli individui e dei gruppi all'interno di un'istituzione, il modo in cui influenzano il funzionamento dell'istituzione stessa, la qualità delle relazioni tra i suoi membri così come tra l'organizzazione e l'ambiente esterno.

mercoledì 16 dicembre 2009

Presentazione del libro “Cosa rimane della memoria”


LIBRI: I RAGAZZI ALLE PRESE CON LA MEMORIA
I ragazzi alle prese con la memoria, con i ricordi dei nonni e degli anziani che hanno vissuto le atrocità della guerra e delle stragi nazifasciste in Toscana. Con l’obiettivo di mantenerla viva: da tutto ciò scaturisce il volume “Cosa rimane della memoria”, edizioni LiberEtà, a cura di Claudio Repek e Antonella Bacciarelli. Il volume nasce come riflessione sui progetti didattici realizzati nella scuola media “Dovizi” di Bibbiena (Arezzo) e nella scuola elementare “Pio Borri” di Arezzo alcuni anni fa, durante i quali gli studenti sono stati messi a confronto con chi ha vissuto la Resistenza e la seconda guerra mondiale. “Cosa rimane della memoria” racconta che cosa è restato, in quei ragazzi, di questa esperienza.
Il libro sarà presentato mercoledì 16 dicembre prossimo, nella Sala del Gonfalone, Palazzo Panciatichi - Via Cavour, 4 – Firenze, alle ore 16.30. Saranno presenti i curatori del volume, le insegnanti delle scuole “Pio Borri” di Arezzo e “Dovizi” di Bibbiena , gli studenti che hanno partecipato al progetto. Interverranno Bruna Giovannini, segretario questore dell’Ufficio di presidenza, Adriana Sensi, segretaria generale Spi Cgil di Arezzo, Giorgio Nardinocchi, direttore di LiberEtà. (cem)

Presentazione del libro "Cosa rimane della memoria"
mercoledì 16 dicembre - ore 16
Sala del Gonfalone - Palazzo Panciatichi
Via Cavour, 4 – Firenze

martedì 1 dicembre 2009

Massa: Percorso formativo sulla memoria (25/11 e 4/12)


Massa: Percorso formativo sulla memoria
A cura di: S.T. Ufficio Stampa Comune di Massa, 26 Novembre 2009

"Storia e memoria della guerra e della resistenza: temi, problemi, questioni aperte". E' il titolo del percorso formativo, suddiviso in due parti, che si svolgerà il 25 novembre e il 4 dicembre prossimo, organizzato dal Comune di Massa.
L'appuntamento del 25, in programma dalle ore 15 alle 18 a Palazzo Bourdillon, prevede una "lezione" del professor Paolo Pezzino, docente di Storia Contemporanea presso l'Università degli Sudi di Pisa, agli insegnanti delle scuole medie inferiori del nostro territorio che hanno dato la loro adesione all'iniziativa. Un vero e proprio corso di formazione che rientra nel progetto "Un percorso europeo sui Sentieri della Memoria" per il quale, lo ricordiamo, nell'aprile di quest'anno l'onorevole Elena Cordoni, assieme all'Ufficio Politiche Comunitarie aveva lavorato per partecipare al bando della "Commissione Europea - Istruzione e Cultura", il cui fine è quello di ricordare, tramite la costruzione di percorsi fisici, didattici e multimediali, il periodo storico compreso tra il 1942 e il 1945, nonché il sacrificio della popolazione civile durante la seconda guerra mondiale, offrendo momenti di riflessione per le nuove generazioni. Un progetto giudicato interessante dalla Commissione europea che ha ammesso al finanziamento il Comune di Massa per una cifra di 90.000 euro; progetto che prevede da una parte un partenariato con la città polacca di Nowy Sacz con la quale è stato suggellato un patto di gemellaggio nel 2007, dall'altra l'individuazione di luoghi significativi del nostro territorio teatro di eccidi, resistenza, bombardamenti ed una conseguente cartellonistica in due lingue; la realizzazione di una sezione all'interno del sito del Comune di Massa dedicata ai percorsi della memoria; l'installazione di postazioni audiovisive in luoghi simbolo della città, come ad esempio la sede museale dell'Anpi; la creazione di una rete internazionale con i Paesi europei che hanno avuto vittime nell'eccidio delle Fosse del Frigido; l'attuazione di una offerta formativa, rivolta agli studenti delle scuole del territorio e delle scuole partner; nonché manifestazioni volte a celebrare le date e le ricorrenze più significative.
Insomma, un progetto decisamente interessante e articolato che, come dicevamo, prevede anche la visita guidata, per gli stessi docenti, al Museo della Resistenza di Fosdinovo, fissata per il 4 dicembre con partenza alle ore 14,15 da piazza Matteotti con mezzi messi a disposizione dall'amministrazione comunale.

lunedì 30 novembre 2009

La Relazione Interpersonale - Apprendere per pensare - La Conoscenza a Scuola


La Relazione Interpersonale - Apprendere per pensare - La Conoscenza a Scuola
Tratto da Pacelink.it
29 settembre 2009 - Laura Tussi

In primo piano si pone la questione della conoscenza che si trasmette a scuola, prendendo inizialmente in esame le relazioni tra i contenuti della conoscenza proposti e i processi cognitivi dell’allievo implicati nell’apprendimento di uno specifico contenuto. Di recente la psicologia evolutiva ha dedicato attenzione allo sviluppo delle competenze sociali infantili.
Negli anni ’40, Piaget individua le strutture formali della mente, quali stadi di sviluppo che determinano la modalità di procedere del soggetto in ogni campo del conoscere e le modalità sono indipendenti dal contenuto su cui operano. Piaget privilegia la descrizione strutturalistica della mente, mettendone da parte i processi. Il modello teorico Piagetiano considera l’attività cognitiva indipendente dal campo di applicazione, dal contenuto su cui operano le modalità. Negli anni ’60 la scienza cognitiva analizza la problematica del rapporto tra i processi e i contenuti. Secondo questa teoria il soggetto umano è un organismo che riceve, elabora, immagazzina e recupera l’informazione. Nel 1960 è stata inventata l’unità di misura TOTE per misurare la quantità di informazioni. La conoscenza può essere dichiarativa, con concetti, teorie e relazioni. La conoscenza procedurale presiede i processi messi in gioco quando si ricevono dati nuovi. La metaconoscenza è l’attività con cui il soggetto valuta e riflette.

Una psicologia della conoscenza
Herbart è un precursore della scienza psicologica nel passaggio dalla psicologia filosofica coinvolta in altre dimensioni del sapere e dell’agire umano, per cui la psicologia è protesa alle soluzioni dei problemi umani. Aristotele tentò di spiegare i meccanismi psicologici che presiedono la formazione. Prese in considerazione l’origine della conoscenza umana nelle sue diverse manifestazioni sensitiva e intellettiva. Il punto di partenza è il mondo delle sensazioni da cui con l’intelletto si formano, tramite l’astrazione, le idee. Bacone criticò l’Aristotelismo nell’origine dell’empirismo inglese del ‘600. Bacone rivaluta l’esperienza e l’esperimento come chiave di interpretazione della natura. Locke stabilisce il principio empiristico, secondo cui ogni idea e conoscenza trae origine dall’esperienza. L’attività di Herbart si è svolta intorno al 1820 per l’esigenza di una psicologia protesa a soluzioni concrete dei problemi dell’uomo. La psicologia di Herbart risulta inscindibile dalla sua metafisica, in quanto non può trovare adeguata giustificazione scientifica al di là dell’esperienza e del fondamento matematico. Da Kant, Herbart deriva l’agnosticismo radicale e non rinuncia all’inconoscibilità tramite l’esperienza; da Fichte, Herbart ricava l’istanza della centralità dell’io, per cui non significa che il reale corrisponde alla percezione che ne abbiamo, in quanto il valore dato è recepito dai sensi. Il fatto sensitivo assume il ruolo di fattore esplicativo del reale e dell’esperienza. La realtà oggettiva appartiene all’ontologia e l’esperienza soggettiva rientra nella psicologia: queste dimensioni si collocano in un rapporto esterno e interno con l’io stesso.

Come e che cosa conosciamo
In origine sono le sensazioni, materiale esperienziale di partenza. Noi conosciamo forme e rappresentazioni del reale che derivano dalle sensazioni e non dalla sostanza. Herbart critica la psicologia tradizionale perché è empirica, rifiuta ogni elemento innato e alla base della sua concezione educativa pone il concetto di plasmabilità. L’insegnamento per Herbart risulta connesso con l’interesse articolato in due dimensioni di conoscenza e partecipazione, che si radicano nell’esperienza e nell’ambiente. La psicologia è il presupposto per ogni intervento educativo. Su queste basi si articola l’insegnamento che porta a sviluppare la multilateralità o polivalenza di interessi coinvolgendo il soggetto in un processo di modifica dalla vita psichica. Le materie fondamentali, la matematica, le lingue classiche, la storia e le scienze naturali, richiedono l’importante principio della concentrazione, in quanto nello studio sono necessari intervalli per non affaticare la mente. L’esito positivo della concezione di Herbart nelle scuole elementari. In sintesi l’importanza della psicologia per la comprensione della realtà umana è fondamentale in Herbart, che vuole rendere intelleggibili e giustificare i processi cognitivi, smembrandoli nel loro elemento costitutivo: la rappresentazione. Il punto di arrivo dei processi cognitivi sono gli interessi che stanno alla base dell’apprendimento e dell’insegnamento educativo.

Processi cognitivi e acquisizione dei contenuti
Piaget dimostra la volontà di dare fondamento al “fossile vivente”, ossia il bambino nel quale le facoltà mentali compaiono nello stesso ordine della scala animale. L’ipotesi non provata è la necessaria superiorità intellettiva dell’uomo rispetto al bambino. L’intelligenza dell’adulto presenta il massimo sviluppo mentale non egocentrico. Per Piaget il pensiero vede quattro grandi periodi.
• Il senso motorio, con la conquista del mondo attraverso la percezione e il movimento, in cui l’intelligenza pratica è basata sulle manipolazioni degli oggetti.
• Preoperatorio, il bambino racconta con il linguaggio e sviluppa il sentimento in cui prevale l’egocentrismo.
• Operazioni concrete, scompare l’egocentrismo e assumono importanza le relazioni interpersonali.
• Operazioni formali, in adolescenza il pensiero ipotetico deduttivo formula concetti astratti.
Nella teoria epistemologico-genetica, avviene il passaggio da una all’altra struttura mentale per l’interazione con l’ambiente circostante.

Il pensiero in periodi
Nella fase sensomotoria il bambino non distingue il mondo da se stesso. Nel preoperatorio avviene l’interiorizzazione delle azioni in segni, simboli e significati diversi. Durante le operazioni concrete la conoscenza operatrice implica l’azione in tutti gli aspetti assimilatori della costruzione, della trasformazione e dell’incorporazione. Questi sistemi interni sono realtà in cui scompare il pensiero egocentrico nella relazione interpersonale. Con le operazioni formali dell’adolescenza si forma il pensiero ipotetico deduttivo. Piaget per spiegare la percezione parla di leggi, ossia rapporti costanti tra fenomeni, .la cui immagine proviene dalla percezione visiva e dalla senso-motricità-operativa, per cui l’immagine risulta mescolanza di figurativo e operativo. Per Piaget il disegno infantile ha come scopo il realismo, ma per altre teorie non è così. Il bambino disegna gli oggetti secondo canoni propri, per cui il disegno non mira alla forma accademica di realismo, ma è una forma stenografica, per esempio la statura delle figure umane non è realistica, ma affettiva e rappresenta dei valori.