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giovedì 8 dicembre 2011

La morte di James J. Turck e di Iporan Nunes de Oliveira



Da: Il Resto del Carlino, 7 dicembre 2011

Montese Bruno Bernardoni lo trovò dopo 66 anni e glielo spedì
Jim è morto col suo bracciale
Si è spento l’americano che nel ’45 perse il suo monile in Appennino


Di Walter Bellisi
“Jim era così orgoglioso del suo ritrovato braccialetto, lo voleva indossare ogni volta che uscivamo. Con molta tristezza devo farvi sapere che è morto il 19 novembre. Vi ringrazio per tutto il vostro lavoro, Brino specialmente: sei stato una persona generosa e altruista, hai dato una speciale felicità, per diversi mesi, al mio Jim”.
Questo è un breve passaggio delle lettera inviata alla famiglia di Bruno Bernardoni, di Montespecchio di Montese, dalla signora Becky, moglie di James J. Turck, il soldato dell’85° reggimento, compagnia K, della decima divisione da montagna americana che, 66 anni fa, in piena guerra, fra Maserno e Iola di Montese, perse il bracciale regalatogli da sua madre.
Lo ha ritrovato la scorsa primavera Bruno Bernardoni di Montespecchio e glielo ha inviato. La notizia del ritrovamento del bracciale ha trovato ampio interesse anche nella stampa statunitense. Ora James è morto, a 89 anni.

“Jim era una persona veramente riservata e non si vantava mai di niente – ricorda la moglie – ma ha voluto raccontare a tutti la storia del braccialetto ritrovato, al quale era legato da profondo affetto. Si sentiva come una celebrità e nel suo modo di fare brillante ci scherzava su, formando autografi e aspettando che la Paramount Studio chiamasse ogni giorno. Ne era così orgoglioso – conclude la moglie . che ha fatto portare copie degli articoli all’ospedale da mostrare ai dottori e agli infermieri della struttura di riabilitazione”.

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Liberò il paese dai tedeschi: addio all’eroe brasiliano


Di Walter Bellisi

Montese - Il 3 dicembre, a Rio de Janeiro, è morto Iporan Nunes de Oliveira, 94 anni, ex ufficiale della Forza di spedizione brasiliana che il 14 aprile 1945, alla testa del suo plotone, entrò per primo in Montese tenuta ancora dagli uomini della Wehrmacht.
Dopo una dura battaglia, i soldati venuti dal Brasile liberarono il capoluogo. La notizia della morte di questo eroe brasiliano, come viene definito nella sua patria, è arrivata ieri mattina al collezionista militare ed esperto della Seconda guerra mondiale Giovanni Sulla. Era ritornato a Montese l’ultima volta nel 1995.

mercoledì 16 novembre 2011

Projeto Memória Viva


Estamos lançando o Projeto Memória Viva, com o objetivo de preservar a memória da Força Expedicionária Brasileira (FEB) para as futuras gerações.

Uma das atividades a serem empreendidas no projeto é a gravação em vídeo dos depoimentos dos veteranos da FEB. Juntamente com a coleta dos depoimentos, o projeto disponibilizará conteúdo online, para o estudo da história da FEB, em uma biblioteca virtual, destinado aos estudantes do Ensino Fundamental, Médio e de graduação. O acesso a essa biblioteca permitirá o download gratuito de documentos, fotografias, mapas, cartas e da bibliografia de referência do tema.
Justificativa

Em pleno Séc XXI, quando a revolução digital popularizou a gravação de vídeos por meio de câmeras de baixo custo e até por telefones celulares, é anacrônico que a narrativa dos protagonistas de um dos eventos mais significativos para história do Brasil — a participação da Força Expedicionária Brasileira na II Guerra Mundial — esteja restrita à memória escrita, tal qual os eventos ocorridos nos primórdios da civilização.

Da mesma forma, numa realidade onde o computador pessoal, conectado à internet, constitui o principal instrumento de pesquisa escolar, é lamentável a ausência de uma fonte de referência oficial sobre a história da FEB. Atualmente, a trajetória da FEB é encontrada de forma fragmentada em diversos sites espalhados pela rede.

Com progressivo fechamento das Associações Nacionais dos Veteranos da FEB (ANVFEB), boa parte do acervo material que essas associações mantinham vem sendo dilapidado, tendo como destino coleções particulares. Esvai-se, dessa forma, um precioso e insubstituível patrimônio histórico. Por isso, a digitalização de material iconográfico (fotografias, mapas, imagens e desenhos) e documentos (livros, manuscritos, panfletos, cartazes e cartas) proposta pelo projeto, visa perenizar e universalizar o acesso a esse material.

O desaparecimento das ANVFEB também extingue uma fonte de referência natural para as famílias dos veteranos falecidos, interessadas na doação do material pessoal dos seus entes queridos, visto a ausência de uma instituição pública ou privada sensível a essa questão.

Concito aos amigos e admiradores do tema, que se disponham a participar dessa nobre empreitada, o apoio na gravação de entrevistas com os pracinhas e/ou com fornecimento dos dados de contato com os veteranos nos estados de São Paulo, Rio de Janeiro e Minas Gerais. O meio de gravação não é o ponto principal: MiniDV, BETACAM, VHS, vídeos de celular, tanto faz. O mais importante é registrar as memórias do entrevistado.

martedì 27 settembre 2011

Marzabotto (Bo): 30 settembre 2011: "Il ragazzo di Marzabotto"


Per non dimenticare
IL RAGAZZO DI MARZABOTTO

Venerdì 30 settembre
Ore 10, matinée per le scuole medie di Marzabotto
Ore 20.30 per il pubblico
PRIMA NAZIONALE


Durante la seconda guerra mondiale tutti potevano essere "i ragazzi di Marzabotto" e forse dei tanti ragazzi di Marzabotto, qualcuno, sopravvissuto alla più feroce strage nazista di civili avvenuta in Europa, ha avuto la fortuna di poter raccontare cosa è realmente successo nei giorni che vanno dal 29 settembre al 5 di Ottobre del 1944 ed è diventato " Il Ragazzo di Marzabotto"... un simbolo di pace ! Gli occhi e la memoria ancora viva di uno di quei ragazzi, Francesco Pirini, hanno illuminato la mia permanenza a Monte Sole. Il fascino, il vissuto e la lucida consapevolezza nel riportare indietro i suoi ricordi, incurante delle laceranti ferite che gli si riaprono ogni volta che racconta gli episodi cruenti di quei giorni al fine di illustrare a giovani studenti e non solo che cosa è la guerra, mi hanno rapito e fatto innamorare di un uomo che ha fatto del perdono l'unica via per la pace. "Se c'è perdono c'è pace" queste le parole di una semplicità el ementare ma di una difficoltà mondiale che Francesco Pirini dice agli studenti che vanno in visita a Monte Sole ma, sono anche le stesse parole che ha pronunciato durante il processo ai nazisti di La Spezia conclusosi nel 2007. Francesco ha perdonato i carnefici di 15 membri della sua famiglia.
Lo spettacolo, semplice per la sua struttura drammaturgica ma difficile come narrazione, prevede un impianto multimediale. A supportare gli attori, che interpreteranno vari personaggi da Reder a Kappler, da Francesco a Lidia Pirini, ci saranno dei video estrapolati dai film: L'Uomo Che Verrà, Il Grande Dittatore, Schindler's List, Miracolo a S. Anna, documentari dell'epoca ed altro che si innesteranno con la recitazione al fine di creare dei momenti suggestivi, drammatici ma al tempo stesso poetici. Non mancheranno canzoni tipiche dell'epoca, cantate dal vivo, che faranno da colonna sonora portante. Gli attori, che interpreteranno i tanti ragazzi di Marzabotto, i partigiani dell a Stella Rossa da Lupo a Miguel, i tedeschi della 16a divisione SS di Helmut Loose e del battaglione Reder, faranno rivivere alcuni momenti storici per far capire alle nuove generazioni cosa è la guerra e perché battersi contro di essa con le armi della memoria. La pace si costruisce a partire dai rapporti interpersonali. Attraverso la memoria e il perdono si raggiunge la pace, eliminando la violenza in ogni sua forma. Da non sottovalutare anche il fenomeno del bullismo tipico esempio di prevaricazione che in modi, tempi e forme più violente ha portato all'odio razziale, ragion per cui anch'esso va combattuto.
Far rivivere dei momenti drammatici può essere duro ma è giusto affinchè non si dimentichi cosa è accaduto durante la seconda guerra mondiale ed in particolare a Monte Sole. Lo spettacolo tratterà con attenzione e leggerezza il dramma vissuto dai civili di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi cercando di renderlo comprensibi le ai tanti studenti che assisteranno alla rappresentazione. Personalmente, ho deciso di rappresentare Il ragazzo di Marzabotto perché ha la stessa forza narrativa del "Diario di Anna Frank" e del racconto di Primo Levi " Se questo è un Uomo" con una piccola differenza: Francesco Pirini l'ho conosciuto e gli ho potuto dire grazie di essere sopravvissuto.
Vito Cesaro

lunedì 26 settembre 2011

Memories etched on an artillery shell


Dal dott. Andrea Tufano, Assistente Capo Operazioni, Ufficio di Cooperazione per la Difesa, Ambasciata degli Stati Uniti d'America riceviamo la segnalazione di questo interessante articolo legato ad un bossolo inciso da un soldato della 10th Mountain Division in Italia: lo riportiamo.
tratto da Woaw.com del 23 settembre 2011
"Memories etched on an artillery shell"

by By Bonnie Shelton, Multimedia Journalist

WASHINGTON (WAOW)--Seeing the World War II monument in Washington was a dream come true for Ray Plenge of Wisconsin Rapids, but his Honor Flight trip was also a chance to work towards another dream.
While stationed in Italy during the war, Plenge took an artillery shell to a jeweler and had it engraved with the names of his gun unit. "And my name is the last one on the shell," he said as he spoke of the souvenir.
The letters on the shell, names of soldiers who bravely fought for the United States in the 10th Mountain Division, tell a story.
"As we were traveling north in Italy, the shell disappeared out of my duffel bag. I always carried it in my duffel bag," he said.
Plenge thought he would never see the shell again, that is, until he received a letter last year from a stranger. "He said he heard of somebody that had a shell with names on it."
So the man in Italy took pictures of the shell and sent them to Plenge. Turns out, it was his shell, in the possession of an Italian couple who he said doesn't want to give it up.
Plenge exhausted all of his resources trying to get the shell back, so he turned to Representative Sean Duffy. "We're trying to use our government to work with the Italian government to get Ray his shell back," said the Congressman in an interview with Newsline 9.
One of Duffy's staff members even met Plenge at the World War II monument in Washington during the Honor Flight trip. Plenge said he couldn't sleep the night after he received the letter about the shell, and probably wouldn't sleep for a week if he ever got it back.
For now, Plenge waits. Hoping one day to hold the shell in his hands--a physical reminder of the people and places that changed his life forever.

lunedì 5 settembre 2011

11 settembre 2011, Fanano (Mo): Conferimento cittadinanza onoraria a Ennio Tassinari


COMUNE DI FANANO

L’Amministrazione Comunale
invita tutta la cittadinanza alla

CERIMONIA DI CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA
AD ENNIO TASSINARI

DOMENICA 11 SETTEMBRE 2011
ore 17.00

PRESSO LA SALA CONSILIARE DEL COMUNE

Programma:

- Benvenuto del Sindaco di Fanano Lorenzo Lugli
- Intervento di Giuliano Albarani – Presidente Ist. Storico di Modena
- Cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria
- Saluto di Alessandro Gherardini – Presidente dell’A.N.P.I. di Fanano
- Lettura di brani tratti dal libro “Un americano nella Resistenza” di E. Tassinari con l’accompagnamento musicale di Diego Bernardini

La cerimonia si concluderà con un rinfresco offerto dall'ANPI di Fanano

venerdì 12 agosto 2011

Tassinari è cittadino onorario di Fanano


Gazzetta di Modena, 12 agosto 2011
Tassinari è cittadino onorario
Fanano decide il riconoscimento all'ex partigiano e agente segreto degli Alleati


FANANO
Il Consiglio comunale, su proposta dell'Anpi, ha deliberato il conferimento della cittadinanza onoraria ad Ennio Tassinari, ex partigiano ed agente dell'Oss. A Pozzuoli con i rappresentanti del servizio segreto americano, organizzazione che oggi può definirsi l'antesignana della Cia, Tassinari venne addestrato allo spionaggio e alla guerriglia. Due le missioni di cui si rese protagonista sul territorio di Fanano, entrambe fondamentali per la liberazione del Nord Italia: ebbe infatti il merito di bloccare il trasferimento, nel settembre del '44, dei partigiani della Modena Armando che su ordine della Cumer (Comando Unico Militare Emilia Romagna) sarebbero dovuti confluire per una prevista insurrezione generale dalle zone appenniniche alle aree limitrofe di Bologna. Paracadutato dietro le linee nemiche sul territorio fananese,entrò in contatto con il capo partigiano Armando, al secolo Mario Ricci, al quale comunicò che gli alleati avevano deciso di sospendere l'offensiva su Bologna. Consigliò poi ai ribelli di arrestarsi a ridosso della linea del fronte fino alla primavera del '45. L'informativa risultò determinante per le forze partigiane. Successivamente ricoprì un ruolo di mediatore fra Armando e gli Alleati e fu decisivo nel convincere questi ultimi ad accettare lo status di cobelligeranti dei partigiani della divisione Modena-Armando. «Conferendo la cittadinanza onoraria ad Ennio Tassinari - dice il sindaco Lorenzo Lugli - ricordiamo il suo impegno per la Liberazione e il suo attaccamento alla comunità fananese». (f.s.)


Nota: La foto dell'articolo non ritrae Ennio Tassinari, bensì il gen. William Joseph Donovan, comandate dell'Office of Strategic Service durante la guerra.


giovedì 21 aprile 2011

Fu tra i soldati che liberarono Bologna: torna dopo 66 anni a raccontare quella storia


Tratto da "Il Fatto Quotidiano - Emilia Romagna" del 19 aprile 2011

Fu tra i soldati che liberarono Bologna: torna dopo 66 anni a raccontare quella storia
E' stato rintracciato attraverso Facebook da un collaboratore del Fatto Quotidiano che, della sua e di altre storie, ne ha fatto un libro: "Era il mio sogno tornare in questo Paese". Girerà in tutta l'Emilia dove incontrerà anche partigiani conosciuti in quei giorni
Come in una favola. Lo scorso agosto l’ottantottenne veterano dell’esercito americano Roque “Rocky” Riojas da Kansas City, lanciò un appello tramite Facebook. “Liberai l’Italia voglio tornare”. Ieri Rocky, che combattè in Italia con la 34esima divisione dell’US Army sbarcando a Salerno nel settembre 1943 e si battè a Montecassino, Anzio, sulla Linea Gotica, liberò Bologna e Reggio Emilia, è atterrato da all’aeroporto di Fiumicino e subito è corso a Montecassino . Il suo sogno è diventato realtà . Come in una fiaba la sua storia di guerra è entrata a far parte di un romanzo storico basato tutto su storie vere: “Il Bracciale di sterline. Cento bastardi senza gloria, una storia di guerra e di passioni” scritto dal collaboratore del “Fatto Quotidiano” Matteo Incerti e dalla giovane cronista Valentina Ruozi ed edito da Aliberti e che sarà in tutte le librerie dal 28 aprile .
Coincidenza nella coincidenza, il 21 aprile 1945 Rocky liberò Bologna dalla dittatura nazifascista entrando in città con la 34th Infantry Division degli Stati Uniti, l’esercito polacco ed i partigiani bolognesi. Sessantasei anni dopo, il 21 aprile, il soldato ispanoamericano sarà di nuovo sotto le Due Torri alla libreria “Feltrinelli” alle 18, per festeggiare la libertà, presentare e firmare il libro insieme ad altri reduci partigiani e raccontare quel giorno di tanti anni fa ai bolognesi. Per lui un gruppo di appassionati bolognesi di rievocazioni storiche arriverà in centro con sei jeep americane d’epoca ed in divisa rigorosamente originale dell’esercito a stelle e strisce che contribuì alla Liberazione di Bologna. “Il mio sogno, nato sulla mia pagina Facebook lo scorso anno è diventato realtà”, racconta Rocque Riojas che è un internatua nonostante i quasi novantanni.
Appena giunto in Italia, una prima grande emozione. Arrivato sotto l’abazzia di Montecassino. Ha guardato quel luogo che lo vide protagonista di una durissima battaglia che gli valse le Purple Heart, poi ha iniziato a piangere. “Quanti ricordi, andammo all’assalto dopo il bombardamento dei nostri aerei, fu un massacro, quanti amici persi per la libertà. Noi combattevamo per la libertà, oggi ha ragione chi dice che si combatte soprattutto per il petrolio, purtroppo”. Ad Anzio e Nettuno, al cimitero americano, cercherà la tomba di un amico morto sessantasette anni fa sul fronte italiano. “Vorrei mettere un fiore sulla sua croce”.
Sulla rete il suo messaggio ha iniziato a girare e gli eventi si accavallano su facebook nel gruppo “Il bracciale di sterline” (http://www.facebook.com/group.php?gid=106558339365635) per presentare il libro e raccontare la sua incredibile storia. Una storia vera la sua che è collaterale a quella di una missione segreta, Operazione Tombola, lanciata nel marzo 1945 da cento uomini e donne dalle squadre speciali britanniche del 2° Special Air Service e gruppi scelti di partigiani della squadra Gufo Nero, della 26a Brigata Garibaldi e del Battaglione Russi.
Una squadra di cento indomiti con inglesi, scozzesi e irlandesi con missioni in tutta la seconda guerra mondiale, un folto manipolo di partigiani italiani selezionati tra i più combattivi elementi delle formazioni comuniste, cattoliche ed apolitiche operanti nel reggiano, disertori tedeschi ed austriaci per amore, un greco che poi visse a Pisa dopo la guerra, un olandese il cui fratello lavorava al fianco di Albert Einstein negli Stati Uniti . Una missione contro il comando tedesco della Linea Gotica ubicato a Botteghe di Albinea in provincia di Reggio Emilia. Un attacco memorabile, lanciato al suono di una cornamusa suonata da uno scozzese paracadutato in kilt ,David Kirkpatrick, ritrovato anche lui vivo dagli autori del romanzo storico frutto di una ricerca durata anni . Insomma i veri “bastardi senza gloria”, parafrasando il film di Quentin Tarantino.
Un attacco che permise agli Alleati quindi anche alla 34esima divisione di Rocky di sfondare le linee tedesche sugli Appennini ed accelerare la fine della guerra e della dittatura liberando Bologna, Reggio e poi tutta la Valle del Po. In quell’inferno due bracciali di sterline, furono regalati da due soldati a due bambine reggiane, Sandra e Silvia, tutt’oggi viventi con due storie incredibili raccolte e romanzate. Anche loro saranno a Bologna. Da Operazione Tombola nacquero cinque amori per la vita narrati nel libro.
Sessantasei anni dopo, grazie ad internet, il filo d’Arianna della storia, dalla Scozia all’Italia, dall’Australia agli Stati Uniti, ha riunito dieci protagonisti di allora incluso Rocky giunto in Italia da Kansas City. Sì avete letto bene, vecchi combattenti per la libertà che navigano in internet. Si intrecciano così amori, ideali, sogni, e come in una favola quei bracciali rivelano alle due bambine di allora, diventate nonne, la storia di due coraggiosi soldati ed una serie di coincidenze da mozzafiato, come in una favola di Giovannino Guareschi.
“Io non sono un eroe, eroi in guerra sono coloro che non tornano a casa. Chi ritorna è stato fortunato e protetto da Dio - ha detto Riojas prima di partire da Kansas City dove è stata organizzata una cena di raccolta fondi per il suo viaggio da parte dell’associazione dei veterani degli Stati Uniti – finalmente potrò vedere le bellezze dell’Italia in pace. Quella pace e libertà che anche noi americani insieme ai partigiani italiani conquistammo a duro prezzo abbattendo la dittatura fascista e nazista”. Il 21 aprile il ritorno a Bologna per il grande giorno. Poi Rocky sarà a Verona sabato in testa alla più grande rievocazione storica d’Italia “la colonna della libertà”. Il 25 terrà il discorso della Liberazione in piazza a Reggio e poi presenterà in diversi eventi per il suo libro: a Felina, Albinea. Poi a Sassuolo il 26 ed ancora sulle montagne bolognesi a Vado il 27.

martedì 5 aprile 2011

Santa Giulia (Palagano), 10 aprile 2011: "I giovani, la cultura, la lotta di Liberazione. Giornata di studi in ricordo di Mario Allegretti"


Sui sentieri della libertà: i giovani, la cultura, la lotta di Liberazione.
Giornata di studi in ricordo di Mario Allegretti


10 Aprile 2011


Parco Provinciale della Resistenza Monte Santa Giulia – Monchio di Palagano

PROMOTORI
Guardie Giurate Ecologiche Volontarie, in collaborazione con le Associazioni Partigiane ANPI. ALPI, FIAP, l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Er-go (Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori dell’Emilia Romagna)

PROGRAMMA
Ore 14.45 in località Saltino: Omaggio al monumento a Mario Allegretti con deposizione di una corona alla memoria;
Ore 15.15: Visita al Parco Provinciale della Resistenza di Monte Santa Giulia;
Ore 17 .00: Presso la sala convegni sita nel Centro Servizi del Parco, avvio dei lavori. Dopo il saluto del sindaco di Prignano, Mauro Fantini, interverranno i rappresentanti delle Associazioni Partigiane e di ER-GO, il Prof. Aldo Tommasi - Rettore Magnifico dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Walter Telleri - Guardia Ecologica Volontaria;
Ore 19.30: conclusione dei lavori;
Ore 20.00: cena presso il centro servizi.

CHI ERA MARIO ALLEGRETTI
Nato a Vignola il 9 Settembre 1919, dopo aver compiuto gli studi liceali presso l’istituto San Carlo di Modena si laureò in Giurisprudenza presso l’Ateneo dello stesso capoluogo.
Il 10 Aprile 1945 il ragazzo, in memoria del quale è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, cadde a Saltino di Prignano combattendo contro preponderanti forze tedesche mentre era alla testa dei partigiani della 34° Brigata “Monte Santa Giulia”.
In memoria del coraggio di uomini come Mario Allegretti e per rendere sempre vivi nella memoria i tragici accadimenti di Monchio, Costrignano, Susano e Savoniero, dove il 18 marzo 1944 furono trucidati 136 civili inermi, nacque nei primi anni ’70 e per volere della Provincia di Modena il Parco Provinciale della Resistenza di Monte Santa Giulia.

mercoledì 8 dicembre 2010

Vernio in lutto per la morte del sergente Singlestad


Da "Notizie di Prato" del 1° dicembre 2010 riportiamo l'articolo
Vernio in lutto per la morte del sergente Singlestad
uno degli ultimi reduci della divisione Red Bull che liberò la Vallata dai nazisti


Prima di cominciare il consiglio comunale, lunedì scorso, il sindaco di Vernio Paolo Cecconi ha voluto dedicare un ricordo a Sylvester Don Singlestad scomparso il 18 novembre negli Stati Uniti. Singlestad era un reduce statunitense combattente in Italia nella seconda guerra mondiale, contribuì allo sfondamento della “Linea Gotica” partecipando alle battaglie sulle montagne di Vernio.
Nato il 9 maggio del 1917, era originario del Minnesota e veterano della 34th divisione di fanteria “Red Bull” alla quale il Comune di Vernio ha dedicato anche una via, quella che conduce al passo della Torricella dove, nel settembre 1944, si svolse una delle battaglie più cruente che interessarono il suo territorio. Il sergente Singlestad fu presidente dell’associazione dei veterani della 34th divisione di fanteria “Red Bull” ed accolse il sindaco di Vernio quando quest’ultimo, insieme allo storico locale e past president dell’Unuci di Prato (ufficiali in congedo), Tenente Riccardo Barni, si recò nel 2008 nell’Iowa al raduno dei veterani della 34th Infantry Divisione “Red Bull”.
Singlestad è stato inumato lunedì 29 novembre, stesso giorno in cui si è svolto il consiglio comunale a Vernio, con una cerimonia militare al cimitero militare di stato di Camp Ripley, in Minnesota. Nel settembre del 2009 Singlestad intervenne, venendo appositamente dagli Usa, alla cerimonia che annualmente il Comune di Vernio organizza al Passo della Torricella, per celebrare l’anniversario della liberazione di Vernio dal nazifascismo e i caduti della seconda guerra mondiale. Insieme a lui arrivarono dagli Usa una ventina fra reduci e loro discendenti per partecipare alla celebrazione del Comune pratese. Arrivò a Vernio volando in Italia direttamente dall’Iraq, dove era impeganto in operazioni militari attive, anche il generale comandante della 34th Infantry Divisione Richard Nash.
La commemorazione Sylvester Don Singlestad al consiglio comunale, dopo un breve ricordo fatto dal sindaco, è stata pronunciata dal tenente Riccardo Barni, Past President dell’Unuci di Prato, che proprio nel 2008 in occasione della visita compiuta negli Usa insieme al sindaco di Vernio, ebbe l’onore di essere nominato membro onorario della Associazione dei “Red Bull”.

lunedì 11 ottobre 2010

Budapest (Ungheria), 25 ottobre 2010, convegno: "La fede in una libera Italia - La diplomazia italiana e l'Ungheria"

Abbiamo ricevuto la notizia di questo convegno da Eva Framarino che abbiamo conosciuto alcuni giorni fa. Lei è la nipote di Attilio Perrone Capano (vice console dell'ambasciata italiana in Ungheria) che il 2 gennaio 1945, mentre tentata di passare il fronte (era partito da Roncoscaglia) morì assiderato in località Arca di Canevare di Fanano. Siamo impegnati in un lavoro di ricerca di documentazione locale per aiutarla a comporre, il più completamente possibile, il puzzle delle ultime ore di Attilio.


L'Istituto Italiano di Cultura di Budapest
l'Istituto di Italianistica della Facoltà di Lettere dell'Università Eötvös Loránd
e il Comitato di Budapest della Società Dante Alighieri
hanno il piacere di invitare la S.V. al seminario
"La fede in una libera Italia" - La diplomazia italiana e l'Ungheria

lunedì 25 ottobre 2010, ore 15,00
Sala Conferenze dell'Istituto Italiano di Cultura
(1088 Budapest, Bródy S. u. 8. - Tel.: 483-2040)

Indirizzi di saluto:
Salvatore Ettorre (Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest)

Interverranno:
Elena Dundovich (Università di Pisa) - La politica estera italiana dalla caduta di Mussolini alla liberazione, 1943-1945
Eva Framarino (Torino) - Un pugno di farina d'Ungheria

Intervallo

Ilona Fried (Università degli Studi Eötvös Loránd) - Memoriali sulla Diplomazia Italiana di Budapest: Carlo de Ferrariis Salzano, Antonio Widmar e altri
Fabrizia de Ferrariis Pratesi (Roma) - Ricordi d'infanzia e scuola di vita
Stefano Caccialupi (Roma) - Ricordi


Durante la manifestazione verrà assicurata la traduzione simultanea

venerdì 5 marzo 2010

Montese: "Riaffiorano i resti di un tedesco ucciso"


Da Il Resto del Carlino - Modena del 4 marzo 2009
Riaffiorano i resti di un tedesco ucciso caduto nella battaglia del '45 con i brasiliani
di Walter Bellisi

- MONTESE -
DOPO 65 ANNI dalla morte, a Montese sono stati trovati i resti di un soldato tedesco ucciso durante la seconda guerra mondiale. Erano quasi sulla vetta del Montebuffone, coperti da poco più di un metro di terra.Quasi sicuramente fu colpito nella sua trincea dal fuoco dei soldati brasiliani durante gli ultimissimi giorni di guerra su questi monti, tra il 15 al 19 aprile '45. Oltre alle ossa, sono stati trovati una parte del piastrino di riconoscimento, l'armamento e gli oggetti personali. Sono stati Giovanni Sulla e Luigi Zanardi di Montese assieme a Riccardo Silvestri di Venezia, con i loro cercametalli, a ritrovare questi resti mortali
appartenuti a un uomo di statura alta e non giovanissimo. Hanno impiegato un paio di giorni, dopo il primo 'bip' che indicava la presenza di metallo, per portare a termine il recupero. «QUESTO SOLDATO - spiega Sulla - apparteneva di sicuro alla 114a Jäger Division, una divisione leggera tedesca che quassù impiegò i reggimenti e difendeva quest'altura a nord del paese di Montese». Montebuffone è stata una delle ultime difese tedesche della battaglia di Montese iniziata il 14 aprile e conclusasi il 19 con il ritiro delle truppe germaniche. «Questo soldato fu colpito nella sua buca - continua Sulla -. Vicino aveva il suo armamento: un Mauser K98. Purtroppo l'acidità del terreno non permette di leggere quello che resta del piastrino. Vicino alle ossa c'era tutto il corredo personale: l'elmetto integro, la borraccia, il gibernaggio, la penna stilografica di madrcperla che penso funzioni ancora. C'erano diverse schegge anche grosse: potrebbe essere stato colpito al volto da una di queste, perché non abbiamo rinvenuto la mandibola e il cranio è spezzato. Dalle dimensioni delle ossa si può ritenere si tratti di un uomo alto e attempato, aveva una protesi dentale. In questo luogo, a mezzo chilometro dal paese di Montese dovrebbero essere sepolti ancora una cinquantina di caduti tedeschi». I resti del soldato sono stati portati alla Medicina legale di Modena.

venerdì 8 gennaio 2010

Gaggio Montano, maggio 2009: I veterani della Decima Mountain Division in visita a Gaggio Montano

L'articolo è presto da "Gente di Gaggio" n. 40, dicembre 2009:
I veterani della Decima Mountain Division in visita a Gaggio Montano
Ricordo di Fabio Gualandi

Anche quest'anno, alla fine di maggio, diciasette Veterani della Decima Mountain Division U.S.a:, accompagnati da amici e da familiari, sono tornati in visita sulla nostre montagne dove nel lontano 1945 combatterono contro un esercito agguerrito.
Gaggio Montano li ha accolti con tutti gli onori. Quest'anno della delegazione dei Veterani faceva parte la signora Cindy Ripley True, figlia del Veterano Robert Ripley.
La signora Ripley True ha chiesto di poter raggiungere la cima del monte Torraccia e durante il percorso ha spiegato che suo padre, morto da poco tempo, l'aveva pregata di farlo cremare e di spargere le sue ceneri sul monte Torraccia, dove egli, il 21 febbraio 1945 durante i combattimenti volti a conquistare il monte, aveva visto morire accanto a se tanti suoi cari amici.
Accompagnata dagli alpini Roberto e Giovanni la signora ha raggiunto la cima del monte, dove si è fermata emozionata; poi nel silenzio che regnava e fissando il cielo con le lacrime agli occhi, ha incominciato a spargere le ceneri di suo padre Robert recitando sottovoce una preghiera.
A ricordo di questo gesto nobile, assieme a Roberto e Giovanni abbiamo pensato di collocare sul posto una targa di bronzo quale testimonianza di questo significativo avvenimento.

venerdì 18 settembre 2009

Il ritorno del veterano della Buffalo


Da "Il Giornale di Barga" del 5 settembre 2009 riportiamo l'articolo:
"Il ritorno del veterano della Buffalo"

Ritorno al passato per Joseph Hairston, veterano della 92nd Buffalo Division che dopo 63 anni è tornato il 5 settembre in Valle del Serchio ed è arrivato nel comune di Barga per visitare il paese Sommocolonia, tristemente famoso per la battaglia del 26 dicembre 1944, dove anche tanti soldati della Buffalo persero la vita per combattere una controffensiva tedesca, insieme a tanti partigiani.
Hairston che allora era un tenente di artiglieria, non aveva mai visto Sommocolonia, ma su questo piccolo paese montano puntò i suoi cannoni e fece fuoco dalle postazioni dislocate nel fondovalle, dopo che il tenente John Fox, divenuto eroe di guerra, diede ordine di sparare sulla postazione di osservazione in cui si trovava, nella rocca del paese, per cercare di fermare i soldati tedeschi che lo avevano circondato.
Per questo veterano di 87 anni, a Sommocolonia, ieri mattina insieme all vicesindaco Alberto Giovannetti ed a tante autorità istituzionali e militari, è stata una grande emozione ed un modo diverso di vivere quei momenti terribili. Allora non sapevo di vivere la storia, ha detto, oggi so di aver contribuito anche io a scrivere la storia. E' davvero emozionante, ha concluso, poter vivere oggi queste sensazioni.
La mattinata si era aperta a Barga dove sul Fosso si è aperto il "I Raduno città di Barga" una manifestazione di reenactment (rievocazione storica) organizzata dall'Associazione culturale "92ma Divisione Buffalo Tosco-Ligure” di Sarzana (SP) e dal comune di Barga (LU) con la collaborazione della Associazione Linea Gotica della Lucchesia, che ha visto la partecipazione di veicoli militari originali della Seconda Guerra Mondiale e di figuranti in divisa americana, rigorosamente d'epoca.
Di seguito, nella sala consiliare del comune di Barga, il benvenuto ufficiale al tenente Hairston da parte del vice sindaco Giovannetti ed una breve ricostruzione dei fattri del 26 dicembre 1944 a cura del Tenente colonnello dei paracadutisti Vittorio Biondi, studioso davvero preparato di quegli eventi bellici. Ad accompagnare il veterano della Buffalo la giornalista Francesca D'Anna, Segretario e Addetto Stampa dell'associazione Culturale
92ma Divisione Buffalo Tosco-Ligure che ha brillantemente svolto il ruolo di interprete.
Poi il trasferimento a Sommocolonia. Durante la visita Hairston ha assistito alla deposizione di una corona di alloro al monumento ai caduti della battaglia a Monticino dove si ricorda anche il tenente Fox. Ha poi visitato il luogo simbolo di quella battaglia, la Rocca della Pace ed ha inaugurato la via che l’Amministrazione Comunale ha intitolato alla 92ma Divisione Buffalo.
Alla giornata di rievocazione barghigiana ha preso parte anche il regista Fred Kuwornu, autore del celebre documentario “Inside Buffalo”. Nell’occasione, vista la presenza di mezzi d’epoca e di figuranti con le divise americane, sono state anche girate alcune riprese che serviranno per arricchire il documentario dove il regista ha intenzione di inserire una sezione dedicata proprio agli eventi di Sommocolonia.
Anche il regista locale David Melani, che sta realizzando un film che narra di un fatto di guerra nella Valle del Serchio dal titolo “Natalino”, era presente per girare alcune riprese che andranno ad integrare quanto già raccolto nel corso di un lavoro durato sei mesi.

venerdì 19 giugno 2009

L'anniversario del D-Day: un barghigiano sulla spiaggia di Omaha


Da "Il Giornale di Barga" leggiamo l'articolo di Vittorio Biondi
"L'anniversario del D-Day: un barghigiano sulla spiaggia di Omaha"
di Vittorio Biondi da "Il Giornale di Barga"
5 giugno 2009

Tra i primi soldati alleati a cadere sulle spiagge della Normandia il giorno del «D-Day» ricordiamo il soldato americano Giacomo Martorana. Il padre, Angelo era siciliano, ma la madre era la signora Letizia Gonnella di Barga, sorella di Vincenzo Gonnella che era il nonno di Marco Marchetti. Proprio lui ci ha segnalato la presenza di Giacomo Martorana allo sbarco in Normandia.
Nato negli Stati Uniti, pur se residente a Glasgow, decise di arruolarsi nell'esercito americano, non prima però di essere stato internato in Canada per il suo cognome italiano. Chiarito l'equivoco tornò in Gran Bretagna per combattere con l'esercito americano. Con questo attraversò la Manica e perì sulla spiaggia di «Omaha». Per il suo eroismo ricevette la «Purple Heart», onorificenza militare americana. Alla sua famiglia giunsero anche telegrammi di cordoglio del presidente americano Truman e del comandate delle forze da sbarco alleate, Ike Heisenower. Giacomo Martorana riposa nel cimitero militare americano di Cambridge.
Sappiamo che allo sbarco in Normandia parteciparono anche altri «bargo-esteri». Purtroppo non siamo riusciti ad avere altre informazioni precise in merito.
Tra coloro che hanno attraversato la Manica, anche il fratello di Giacomo, Sergio Martorana. Giunse in Francia con l'esercito Scozzese. Ci è stato poi segnalato il signor Osvaldo Grumoli che vive a Campbeltown in Scozia. Giunse in Francia con le successive ondate dell'esercito inglese, il 16 giugno 1944.
Qualche giorno dopo lo sbarco arrivò proprio sulla stessa spiaggia di “Omaha” Fredy Rigali, barghigiano nato a Boston ed arruolato nell'esercito americano dove prestò servizio nel 776° battaglione di artiglieria contraerea “Liberty Bell”.
Per ricordare il 65° anniversario dello sbarco in Normandia ed insieme per rendere omaggio al sacrificio di Giacomo Martorana, pubblichiamo sul giornale di barga online la ricostruzione storica di quei giorni scritta dal maggiore Vittorio Biondi e dedicata appunto anche al sacrificio di questo nostro concittadino.
28 magg. '44 -Sud del Regno Unito,
Vengono distribuiti nuovi materiali e vestiario agli uomini delle forze operative alleate destinate alla operazione "Overlord," in Normandia, l'invasione dell'Europa occupata. Dai nuovi numeri di serie dei pacchetti di munizioni, i soldati intuiscono che ormai siamo prossimi... Sulla sponda opposta, il personale dei centri di radiointercettazione tedeschi, rileva un aumento del traffico dei messaggi...i soldati vanno alla Messa; è domenica. Probabilmente l'ultima che avrebbero preso, prima dello sbarco. Anche gli ebrei fanno la comunione. Tutti stringono le armi mentre pregano, quasi a trasmettergli una specie di carica spirituale aggiuntiva. In una delle tante aree di imbarco nei pressi di Falmouth, in Cornovaglia (UK) il Private Giacomo Martorana, un soldato italoamericano in forza al 116th rgt della 29th Divisione US "LET'S GO", era intento a pulire il suo nuovo fucile semiautomatico assegnatogli da poco; un fiammante Garand M1 in cal. 0.30 della Winchester Repeating Arms Company. Il suo haversack M28 era pieno stipato di viveri, munizioni e di tutto il necessario per vivere, muovere e combattere per i primi giorni dell'invasione; quelli determinanti.
Le giornate passavano veloci, tra rapporti pre-missione, controllo materiali, adunate (tutti gli eserciti sono uguali...), attività fisica, addestramento, ma niente libera uscita. Ormai erano isolati. Una coltre di riserbo e di segretezza era stata creata per mettere i partecipanti alla più grande operazione di sbarco, in condizioni di non far trapelare le più importanti informazioni che portavano con loro: il luogo e la data.
Nei rari momenti di riposo Giacomo pensava ai genitori, emigranti italiani che provenivano da un piccolissimo paesino dell'Italia Centrale, nell'Appennino Tosco Emiliano, Barga, dal quale erano fuggiti dopo l'avvento del fascismo, per ...incompatibilità caratteriale del padre. Erano così arrivati a Glasgow in Scozia.
Al momento dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, contro la Germania e l'Italia, tutti gli italiani (e i tedeschi) presenti nel Regno Unito, furono rapidamente catturati ed rinchiusi in appositi campi di internamento.
Giacomo e la sua famiglia andarono in un campo nel Rhode Island praticamente in Canada.
Gli andò bene; a molti altri italiani, imbarcati frettolosamente sulla nave da trasporto "Arandora Star", la fortuna non arrise così; il 2 luglio del 1940, mentre trasportava circa 1500 prigionieri da internare, fu colpita al largo delle coste irlandesi da un sottomarino tedesco, l'U 47, ingannato dalla sua livrea grigia, che la faceva assomigliare ad una unità da guerra. Si salvarono poco più di 500 persone.
Ansa TORONTO, 1 GIU - Riconoscere formalmente una grave ingiustizia commessa ai danni di italiani, internati tra 1940-'45.É quanto si prefigge una pdl canadese. La proposta sarà votata dalla House of Commons di Ottawa per onorare la memoria di quegli italiani. Nel 1940, 670 famiglie di canadesi di origine italiana, già stabiliti da decenni e cittadini a pieno titolo, furono proclamati dall'oggi al domani 'Nemici Interni' solo perché avevano un cognome italiano. Il Canada all'epoca combatteva contro i fascisti.
Solo dopo più di un anno di attenta sorveglianza e di continuo monitoraggio della corrispondenza e delle comunicazioni telefoniche, quando le autorità americane si accertarono dei suoi veri sentimenti americani, gli fu concesso l'onore di poter combattere con l'esercito degli Stati Uniti ( the US ARMY) e si arruolò nella 29th Divisione di fanteria "LET'S GO"; il simbolo di questa Unità, è il Taijitu, diagramma cinese bicolore che rappresenta la unione; i due colori "Blue and Gray" ( il nickname) vogliono rappresentare l'unione finalmente raggiunta al termine della guerra di Secessione tra i confederati del Sud (in grigio ) e i soldati dell'Unione del Nord in Blu appunto.
All'interno di questa Divisione uno dei reggimenti di punta era il 116th Regimental Combat Team, destinato ad aprire la strada all'invasione nella infernale delle spiagge: Omaha denominata successivamente "La sanguinaria"... Indovini il lettore arguto dove il povero emigrante italiano pvt Giacomo Martorana, ebbe l'onore di prestare servizio, all'interno della 29th Divisione "Let's go"?
Indovinato.
Nel 116th Infantry Regiment, 29th Infantry Division con la matricola 31067644.
La sua compagnia, la B -"Baker", del 1^ Battaglione, era comandata da un altro italo americano, il capitano Ettore Zappacosta, che aveva riunito nella sua compagnia molti italiani; insieme avevano affrontato il lungo e duro periodo di amalgama e addestramento specialistico preparatorio allo sbarco, e si erano guadagnati l'onore e il più prosaico onere di sbarcare sulla spiaggia più difficile dell'intera zona di operazioni.
La spiaggia di Omaha.
La B Coy, sarebbe arrivata con la seconda ondata di mezzi, alle 07.00 LT : durante l'ultimo rapporto, fu comunicato il loro obiettivo: Vierville, un piccolo e grazioso abitato di casette di pescatori sulla spiaggia normanna.
il 30 Maggio distribuirono anche le uniformi nuove da indossare; erano impregnate di un liquido antiaggressivo, dall'odore nauseabondo, che le rendeva fredde e umide; non traspiravano, di giorno erano caldissime e di notte ci si gelava; mai una volta che l'Intendenza indovinasse una divisa per soldati. L'unica cosa positiva le grandi tasche, capienti e rinforzate per contenere grandi quantità di munizioni, clips e caricatori.
Incominciarono a sistemare l'equipaggiamento da combattimento, fissando con nastro telato, i ganci metallici di sospensione per evitare rumore e che si aprissero nel momento più fatidico. Il tascapane dorsale, denominato haversack M28 conteneva il necessario per l'igiene personale (è sempre stata una fissa di tutti gli eserciti pretendere che, anche nel combattimento più cruento, i soldati abbiamo sapone, lamette e pettine...), le razioni alimentari di riserva, un ricambio di biancheria, piccoli effetti personali, soldi francesi, un manuale di traduzione, una Bibbia. Nella parte bassa in una sezione separata agganciò una tendina con pioli e picchetti, senza coperta, per i primi giorni avrebbe dormito solo protetto dall'umidità della notte francese, dal telo tenda. Il cinturone con 10 tasche portaclips del Garand e due bombe a mano MK II A1 gli garantivano una riserva di fuoco iniziale appena soddisfacente. Per questo in ogni spazio libero a tutti i soldati provvidero a stivare munizioni di riserva in quantitativi impressionanti; Era calcolato che ognuno avesse addosso non meno di 300 cartucce! Un peso assurdo.
Inoltre agganciò ai buchi liberi del cinturone una cesoia tranciafili per il filo spinato, che tutti i rapporti dicevano essere stato steso in quantitativi copiosi,
Legò all'elmetto M1 tra la reticella e la parte metallica due pacchetti di medicazione sigillati color verde contenti due grandi garze e alcuni grammi di sulfamidici; i dottori e gli specialisti infermieri, durante le esercitazioni attribuivano grande importanza al primo intervento effettuato anche dalla stesso infortunato. "Comprimere la ferita con la garza"... come se questo fosse risolutivo... mah! Onestamente non era incoraggiante; era invece assai più rassicurante la presenza di un paramedico o di un dottore a livello plotone o compagnia, e di due portaferiti con le loro barelle pieghevoli trasportate a spalla.
Giacomo pensava ai genitori, che aveva in America.
Avevano lasciato l'Italia per fuggire dal regime fascista, Il padre, Angelo di origini siciliane, aveva conosciuto una ragazza di un paesino nei pressi di Barga, una certa Letizia Gonnella, sorella di Vincenzo Gonnella, nonno di Marco Marchetti. Negli anni 30, avevano deciso, non sopportando più l'inasprimento del regime di emigrare appena in tempo. Si erano stabiliti in Scozia a Glasgow, dove il babbo aveva aperto un'attività commerciale.
Giacomo era nato in America.
Il viaggio di ritorno in Europa, lo fece a bordo della lussuosa nave da crociera Queen Mary, nel settembre del '42. Arrivato nei pressi delle coste inglesi, incrociarono una formazione di navi da battaglia alleate e un incrociatore inglese, il Curacao, accidentalmente li speronò, provocando la perdita di 332 membri dell'equipaggio.
Giacomo non poteva pensare di cominciar bene la sua avventura...
Poi lo sbarco nell'Inghilterra del Sud; il Quartier Generale della 29^ fu posto a Salisbury, e per mesi tutte le campagne intorno furono calpestate dagli stivaletti di cuoio grasso dei soldati della 29th, che dormirono nei campi, nelle buche fatte con gli attrezzi leggeri, imparando e provando le tattiche, le operazioni, e l'approntamento per la grande invasione; una conferma dell'imminente partenza fu il repentino miglioramento della qualità del cibo distribuito. Fino a pochi giorni prima avevano mangiato quantità disgustose di cavoletti di Bruxelles, che abbondavano nella campagna inglese, ma invero scarseggiavano uova fresche, carne ecc. Gli ultimi giorni l'Intendenza fece arrivare e distribuire grandi quantità di bistecche, pane bianco, pesce, pasta italiana, torte di meringhe al limone, bistecchine di maiale e di manzo (per gli ebrei) e sopratutto gelato: tanto, fatto con le uova, che provocò più di una battuta tra i commilitoni di Giacomo: "Siamo all'ingrasso, pronti per essere macellati.".
Giacomo intanto scriveva a casa, e cercava di consolare la mamma, che non aveva affatto approvato la sua decisone di arruolarsi volontario; per Giacomo la decisione era stata dettata da diversi motivi: soprattutto un senso di riscatto per l'umiliazione subita all'iniziale internamento.
Come, erano scappati dal fascismo e adesso venivano tacciati di possibili simpatie per l'Italia? Poco a poco capì che le dure leggi della sicurezza in guerra non ammettono eccezioni, e la decisione delle autorità americane, che li avevano accolti, era giusta, ancorché dura. Identica sorte sarebbe toccata ai nippo-americani della Hawaii, all'indomani di Pearl Harbor. Inoltre si era imposto un forte senso di ribellione, di antagonismo personale al nemico che aveva costretto il padre ad abbandonare l'Italia: il fascismo, parente stretto del nazismo erano i due mali dell'umanità, come li dipingeva la stampa dell'epoca. Leggeva poco, ma il continuo martellamento psicologico che veniva loro impartito, unito alla motivazione di prima aveva prodotto la decisione finale di partire. Il padre non lo aveva ostacolato, in qualche modo lo aveva capito e lo apprezzava. Sistemò il corredo personale in esubero, quello non necessario al combattimento, la divisa da libera uscita nel sacco stagno, da lasciare in deposito, la giacca M 1939 con la bella pacht omerale con i simboli capovolti "blue and gray", sulla spalla sinistra, i pantaloni con la riga, le scarpe basse. Il singolo gallone sulla manica bassa, rovesciato a V indicava il suo grado: "Private", soldato semplice, forse al termine della campagna, se fosse rimasto vivo avrebbe avuto la promozione al grado superiore "Private First Class", oppure postuma in caso di morte.
Per adesso doveva far passare due anni dalla data dell'arruolamento, ed avere lo stato di servizio immacolato. La disciplina alla 29th era assai rigida e ci stavano attenti a queste cose.
Impacchettò anche le lettere, il Nuovo Testamento ( era cattolico) che gli aveva fornito il magazzino del centro di arruolamento, e i pochi effetti personali, le fotografie, una camicia civile, e mise l'indirizzo di casa sua. In caso di ... dipartita precoce, gli avevano assicurato che il servizio religioso si sarebbe fatto cura e scrupolo di avvisare i genitori e fargli recapitare tutti gli effetti che avevano preparato, con un ultima lettera.
I rapporti pre-missione si succedevano intensi, molto accurati e sopratutto ogni volta gli ufficiali del servizio Informazioni fornivano ulteriori dettagli e precisavano tutti gli ostacoli, che avrebbe incontrato al momento dello sbarco; i centri di fuoco riconosciuti, le artiglierie, i campi minati, i reticolati. Dove avrebbero sostato, i punti di raccolta, i centri di rifornimento, ecc.
Ormai era chiaro che la 1^ la 4^ e la 29^ Divisione di fanteria USA, avrebbero sostenuto l'assalto principale assieme alla 50^, la 3^ inglese, la 3^ canadese, e la 6^ aviotrasportata britannica.
Il fianco destro, verso il Cotentin sarebbe stato protetto e consolidato dai paracadutisti della 101st Airborne Division, "the Screaming Eagles" e dai "fighetti", come li avevano soprannominati, della 82^Airborne Division, composta esclusivamente da "americani puri" e che infatti era stata ribattezzata " All American"; portavano sulla spalla sinistra una patch composta da due AA affiancate per ribadire il concetto della appartenenza esclusiva alla nobile gioventù che affondava le radici nella giovane storia americana...
Il razzismo era veramente un problema nella società americana, e veniva riportato anche in guerra...
Puttanate, pensava Giacomo; è necessario che pensino a far bene il loro lavoro; noi saremo soli alla nostra destra, e avremo i tedeschi agguerriti e determinati a ricacciarci in mare e quindi soltanto i parà potranno proteggerci in qualche modo mentre cerchiamo di affondare nel territorio.
La sera andò a teatro, in uno dei centri di ricreazione interni alla base, dove proiettavano "La mia vita" con Barry Fitzgerald e Bing Crosby; caramelle e pop-corn gratis per tutti. Birra leggera per evitare problemi di alcool, che comunque erano sempre pronti: ormai la tensione si tagliava a fette.
Tutti sapevano. E aspettavano.
I soldati questo fanno: aspettano o combattono.
Giacomo aspettava di combattere.
il 31 maggio cominciarono le operazioni di imbarco.
Secondo la pianificazione operativa, alla B Coy toccava occupare alle 07.00, del D-Day, la porzione alla estrema destra di OMAHA BEACH denominata DOG GREEN, quella più a ovest, preceduta di 10 minuti dalla A Coy alla quale toccavo l'onore del primo assalto. Accanto si stagliava imponente la scogliera di POINTE DU HOC, che sarebbe toccata ai ranger del II^ Btg americano, abili scalatori, che avrebbero avuto la più amara delle sorprese, arrivando in cima, con moltissime perdite e scoprendo che le potenti bocche da fuoco da artiglieria costiera, erano state spostate segretamente pochi giorni prima alcuni chilometri più indietro.
Senza sgomentarsi più di quel tanto, seguirono le tracce delle grandi ruote dei pezzi, e li trovarono pochi chilometri più indietro, sempre efficienti per far danni alle navi alleate.
Attaccarono per distruggerle.
Dei 225 ranger che scalarono le scogliere, solo 90 rimasero in vita dopo due giorni di combattimenti.
Giacomo salì lentamente con il suo carico di materiale personale e del reparto (tubi bangalore, esplosivo, cavo telefonico, e una borsa con dei telefoni campali EE8) sull'LCI 94 (il mezzo da sbarco della fanteria), già stracarico di viveri, munizioni a materiale necessario per la marina. Il suo passo era pesante; nonostante le direttive consigliassero di non superare i 24 kg di equipaggiamento, per combattere bene, tutti i soldati al momento di partire avevano ecceduto con l'equipaggiamento, consigliati dai comandanti minori, e quindi tutti si trovavano munizioni supplementari, mine, esplosivi, pistole, pugnali, borracce, viveri, batterie per le radio, "musettes" con le maschere antigas e roba del genere, compreso un ingombrante giubbotto gonfiabile di salvataggio denominato Mae West, che si gonfiava tirando una cordicella che apriva la valvolina del serbatoio del CO2, Più o meno funzionava e in tutti i casi garantiva una galleggiabilità fino a 100 kg di peso. La maggior parte dei soldati, al momento dello sbarco pesava oltre 125 kg, con punte fino a 150 kg. Molti morirono annegati, trascinati sotto l'acqua dal peso dell'equipaggiamento che non riuscivano a sganciare.
Per primi partirono i dragamine, quella notte del 31.
255 imbarcazioni speciali. Il loro compito era di ripulire e bonificare dalle mine marine la costa inglese nel caso (piuttosto remoto invero...) che la Luftwaffe e le E-boat avessero rilasciato ordigni marini per rallentare la flotta inglese uscente. Successivamente si dovevano dirigere verso la costa normanna e sgomberare cinque diversi canali di transito per gli incanalamenti di avvicinamento e poi infine la costa avversaria.
Giacomo si sistemò a ridosso della paratia del mezzo da sbarco, con i suoi compagni di drappello, posizionarono l'equipaggiamento, si coprirono con dei teli impermeabili e fecero quello che fanno tutti i soldati del mondo prima di combattere. Giocarono a carte, dormirono rannicchiati e vestiti, e ripassarono le foto aeree e le carte distribuite. Soprattutto aspettarono. L'LCI sul quale si era imbarcato era un enorme zatterone, un mezzo da sbarco lungo 40 metri, con il fondo piatto, era in grado di trasportare una compagnia di fucilieri facendola sbarcare dalle rampe laterali; ospitava fino a 120 persone ma le brande disponibili erano solo 40, per cui dovettero fare dei turni di 8 ore di letto, la famigerata "branda calda", per garantirsi un minimo di riposo.
Una cosa in particolare stuzzicava la curiosità di Giacomo; le tasche della nuova uniforme, distribuita da poco, erano piene di bigliettini di cartoncino rigido, con impresso sopra un numero progressivo e due lettere probabilmente iniziali di un nome - 3 DF -; un altro era - 5 MS - e via così... anche il suo fucile nuovo, aveva in tutte le parti in cui si scomponeva, delle minuscole sigle formate da due lettere, addirittura sulla cinghia di trasporto in cuoio grasso; lo stesso sistema di siglatura era stato rilevato anche sugli stivaletti, e dentro l'elmetto, insomma, tutto quello che era fornito dall'Intendenza era stato siglato ripetutamente, quasi ossessivamente. Qualcuno gli aveva detto che era un sistema introdotto da alcuni anni nell'industria, specificatamente per le Forze Armate, al fine di garantire uniformità di fornitura... A Giacomo pareva un'enorme perdita di tempo. Non poteva sapere che 50 anni dopo tutte le industrie del modo avrebbero pagato fior di quattrini per essere certificate Sistema Qualità, e acquisire una sigla, ISO 9001, ecc che attestasse la capacità dell'azienda di poter garantire sempre elevati standard nella qualità delle forniture. Il controllo della qualità della produzione era nato su precisa specifica militare americana. Tutto uno spreco di tempo e di soldi, pensava Giacomo che a lui, tutti quei cartellini inutili da strappare nei punti più scomodi, davano solo fastidio...
Anche le razioni da mangiare avevano stampigliato queste buffe sigle. E a che scopo poi? La cioccolata per esempio era disgustosa, non aveva quasi più il sapore del cioccolato buono che mangiava la domenica sulla passeggiata di Providence, guardando i pescherecci che si dirigevano verso il Banco di Terranova, in cerca di grandi quantitativi di pesce da portare presto a terra per essere lavorato e venduto. La sua fine, se non fosse partito era quella di lavorare nell'industria del pescato... Non sapeva Giacomo, perchè ancora il suo americano non era perfetto da poter leggere e decifrare completamente i significati tecnici delle spiegazioni stampigliate in caratteri piccolini sulle etichette, che quella barretta di cioccolata fornita dalla Hershey Company, rispondeva a delle specifiche ben precise.
IL Comandante del Corpo dei Furieri americani, che si occupa degli approvvigionamenti, il colonnello Paul Logan, aveva tuonato, ai vertici della Hershey: " voglio un pezzo di cioccolato che non pesi più di 4 once, sia molto nutritivo, resista al caldo, ed abbia un sapore leggermente migliore di una patata bollita."
Logica esclusivamente militare, ma alla lunga probabilmente vincente. Il sapore non invitante doveva impedire che tutti si gettassero famelici sul pezzo più gustoso della razione, impoverendone il valore di emergenza.
A volte funzionava.
Una volta a bordo l'equipaggio fede circolare molte copie del Ordine del Giorno di Eisenhower, che diceva:
"Soldati, Marinai e Aviatori del Corpo di Spedizione Alleato.
State per imbarcarvi per la Grande Crociata verso la quale hanno teso tutti i nostri sforzi per lunghi mesi.
Gli occhi del mondo sono fissi su di voi. Le speranze e le preghiere di tutti i popoli che amano la libertà vi accompagnano.
Insieme ai nostri valorosi Alleati e ai nostri fratelli d'arme degli altri fronti distruggerete la macchina da guerra tedesca, annienterete il giogo della tirannia che i nazisti esercitano sui popoli d'Europa e vi assicurerete un mondo libero.
Il vostro compito non sarà facile. Il vostro nemico è ben addestrato, ben equipaggiato e duro nel combattimento.
Ma siamo nel 1944!
Molte cose sono cambiate dai trionfi nazisti degli anni 1940-41. Le Nazioni Unite hanno inflitto grandi sconfitte ai tedeschi, in combattimenti uomo contro uomo. La nostra offensiva aerea ha seriamente diminuito la loro capacità di fare la guerra, sulla terra e nell'aria.
Il nostro sforzo bellico ci ha dato una superiorità eclatante in armi e in munizioni, e ha messo a nostra disposizione importanti riserve di uomini ben addestrati.
La fortuna della battaglia è cambiata!
Gli uomini liberi del mondo marciano insieme verso la Vittoria!
Ho totale fiducia nel vostro coraggio, nella vostra devozione e nella vostra competenza in battaglia.
Non accetteremo altro che la Vittoria totale!
Buona fortuna!
Imploriamo la benedizione dell'Onnipotente su questa grande e nobile impresa.
Giacomo prese la sua copia, la lesse con attenzione; condivideva tutto quello che vi era scritto. Fece firmare la sua copia dai suoi commilitoni, e dal suo tenente, come tutti gli altri. Molti di questi proclami ancora oggi portano le firme dei soldati.
Ike aveva tenuto un galvanizzante discorso agli ufficiali inferiori, tenenti e capitani, quelli che avrebbero dovuto portar gli uomini "su per la collina", sotto il fuoco, e alcuni di loro rientrando sulle barche dagli uomini, esaltati dalla bella arringa avevano cercato, con risultati assai più modesti di riportarla gli uomini alle loro dipendenze. Qualche ufficialetto esaltato improvvisò il monologo dell'Enrico V, "banda di fratelli", ma un marinaio, meno prosaisticamente lo mandò, nel buio protettivo, sonoramente a quel paese.
Ascoltando la radio dell'Asse rigorosamente ascoltata per la qualità della musica emessa, la femminile voce di Axis Sally ( la puttana di Berlino), li incitò a venire; "Vi stiamo aspettando"... Un certo nervosismo serpeggiò tra i soldati americani. Com'era possibile con tutta la segretezza che li aveva avvolti, le misure di protezione, i sacrifici per mascherasi, per non farsi vedere dalla ricognizione aerea avversaria, che i tedeschi sapessero?
Ignoravano che i redattori del programma della Axis, aveva ripetutamente inserito questa frase in tutte le emissioni per provocare un disagio psicologico. I tedeschi "sospettavano" l'invasione, ma brancolavano nel buio per quanto riguarda la data e soprattutto il punto di sbarco. Le loro convinzioni erano rivolte maggiormente verso Calais, il punto più stretto e quindi più vicino.
La Normandia era in secondo piano, anche se Rommel, responsabile operativo della difesa della Francia, non aveva disdegnato al preparazione anche di quella parte di costa.
Durante i briefing giornalieri che gli ufficiali tenevano alle truppe, si ribatteva costantemente sulla tipologia e sulla consistenza delle difese che avrebbero dovuto superare. Il generale COTA, vicecomandante della divisione, una volta in una riunione a fattor comune aveva sintetizzato alcuni numeri: la prima linea di difesa, i tedeschi l'hanno impiantata in alto mare: mine marine a rilascio dal fondo, saliranno quando le nostre nevi faranno variare il campo magnetico o la pressione idrostatica al loro passaggio... Entusiasmante, pensò Giacomo: ancora non siamo arrivati e già rischiamo di affogare 40 miglia al largo dalla costa...
Gli ostacoli sulla battigia, chiamati cancelli belgi, consistevano in strutture in putrelle di ferro alte tre metri, per compensare la variazione della marea, a 150 metri dalla linea del'alta marea parallele alla costa, sulla sommità erano state saldate delle mine anticarro chiamata mine Teller (T) roba da più di 5 kg di tritolo ciascuna, capaci di sventrare il fondo di un mezzo da sbarco o di un carro;più indietro verso la riva una fila di tronchi di pino, piantati inclinati verso il mare, con anch'essi in cima la mine T legata, in attesa del suo bersaglio; più indietro i " ricci" putrelle di acciaio saldate tra loro a formare un tetraedro scheletrico con al mina sul puntone rivolto in avanti.
Dietro al riva, una spiaggia lunga e profonda più di 200 metri era stata disseminata di mine antiuomo, a schema irregolare, e sul terrapieno nidi di mitragliatrici, postazioni per armi automatiche , stazioni per tiratori scelti, appostamenti singoli, posizioni per pezzi da 88 e da 75, tutta una accoglienza che avrebbe reso assi difficile penetrare in profondità a chi avesse tentato l'assalto.
I soldati ridevano scaramantici a queste notizie: " io mi prendo quelli lì, te va da questi, sistematemi quelli la in fondo, io penso a quelli sulla spiaggia..." I commenti ottimisti si sprecavano, per dissimulare la chiara visione della tragica opzione; o tentare di sfondare con un impeto risolutivo iniziale e chiaramente pesantissimo, o rischiare di essere ricacciati in mare, con devastanti conseguenze.
Notte tra il 1 e 2 giugno 1944. Zone di imbarco.
L'LCI dove era imbarcato Giacomo, lasciò lentamente la foce del fiume assieme a altri 12 imbarcazioni stracarico di soldati e mezzi. Il convoglio, scortato da navi da guerra mosse lentamente per raggiungere il punto di non ritorno; Piccadilly Circus, un area di attesa in mezzo alla Manica dove la prima ondata sarebbe dovuta stazionare in attesa dell'ordine esecutivo. Il tempo, inizialmente bello, era peggiorato sensibilmente e Giacomo con tutti i suoi commilitoni avevano sperimentato la forza del mal di mare e l'assoluto inutilità delle pillole distribuite a tale scopo. I battelli da sbarco, a fondo piatto, non erano stati studiati per tenere a lungo il mare. Un soldato nel descrivere il movimento del battello, sotto l'effetto delle onde alte più d due metri e del vento laterale, disse" : è come andare di corsa nel deserto, su di un cammello ubriaco"
Vomitavano tutti e tutti speravano che finisse presto il martirio; lo sbarco era agognato, almeno sarebbe finita quella tortura infernale allo stomaco.
Alle 06.00 del 4 giugno, Ike prese la decisione di rinviare l'operazione, per l'aumentare delle cattive condizioni meteorologiche; la frase " Post Mike One" che significava virare e tornare indietro al porto, arrivò quasi contemporaneamente a tutte le imbarcazioni ormai già allineate nella lunga sfilata dopo i porti di partenza: si verificarono incidenti e collisioni, mentre il tempo inclemente e piovoso contribuiva peggiorare la situazione ed il morale tra gli uomini imbarcati e gli equipaggi.
Il rientro significava ancora l'attesa a bordo. Non conveniva infatti appiedare e spiantare tutto il dispositivo e quindi, gli equipaggi fecero il pieno ai serbatoi di nafta, rifornimento di viveri, e si apprestarono ad attendere il nuovo ordine. Di partenza.
Eisenhower stava perennemente in riunione con i suoi collaboratori per prendere l'importante decisone: per quanto tempo potevano tenere il dispositivo in attesa sulle navi? Il Colonnello Stagg, 28 anni, del Servizio Meteorologico, uno scozzese, predisse con sicurezza una finestra temporale di tempo relativamente mite ( tra il passaggio di un perturbazione un'altra) di una mattinata, il giorno 6; poi il tempo sarebbe peggiorato.
Ike tenne l'ultima riunione operativa a Southwick House, con il suo staff e decise: "Ok, andiamo."
Giacomo non poteva saperlo, ma intuiva che sopra di lui, l'intera struttura militare stava organizzando, preparando pianificando per lui e per i suoi amici il loro futuro prossimo. Per cui quando la mattina del 5 arrivò l'ordine di nuova partenza, tutti tirarono un bel respiro di sollievo; era sempre meglio che continuare a vivere in quella bolgia di puzzo, vomito nafta e uomini stipati. La notte, mentre erano in movimento furono sorvolati da una imponente flotta aerea che portava i paracadutisti e gli aviotrasportati destinati ad occupare le posizioni sui fianchi, a premessa dello sbarco...
Arrivarono alla zona di attesa denominata Piccadilly Circus, in attesa del turno di partenza; tutto era stato rigidamente pianificato, e la "B" Coy sarebbe sbarcata nella seconda ondata, dietro la "A" Coy alle 07.00, dopo mezzora dalla prima per consentire l'allontanamento dei mezzi da sbarco dalla spiaggia.
Il capitano Zappacosta, comandante la "B" Coy, fu il primo ad essere colpito all'apertura del portellone principale; un proiettile gli trapassò il braccio. Aveva costretto il pilota dell'LCI a avvicinarsi di più alla riva sotto il fuoco tedesco, estraendo addirittura la sua Colt .45 e puntandogliela alla testa; era determinante poter percorrere il minor spazio possibile esposti al fuoco avversario.
Fu colpito, prima ad un braccio, e poi alla spalla; morì poco dopo.
Morì anche il pfc Giacomo Martorana, della stessa compagnia; probabilmente al momento dello sbarco. E insieme a lui circa 4.000 soldati americani solo a Omaha, il 6 giugno.
Tra chi gli sparava contro, inconsapevole protagonista di un destino atroce, un altro italiano schierato con i tedeschi, certo Walter Annichiarico, meglio conosciuto successivamente come Walter Chiari, famoso attore comico del dopoguerra. Si era arruolato nell'esercito della R.S.I. e spedito a dar man forte ai soldati tedeschi in Normandia, difendendo le coste.
Era servente di una postazione antisbarco, aggregato ai tedeschi, presso la spiaggia di Omaha, probabilmente per la sua provenienza dalla famosa unità operativa "DECIMA MAS", dove collaborava come vignettista al settimanale "L'Orizzonte della X^ Mas"
Finì poi la guerra, presso il campo di prigionia di Coltano, il PW 337 a Pisa. Assieme a lui, tra i tanti Raimondo Vianello, Enrico Maria Salerno, Luciano Salce e il poeta ebreo Ezra Pound. Dopo alcuni anni iniziò la sua carriera televisiva.
Lo sbarco fu un disastro.
Ma nonostante l'avversa fortuna, i sopravvissuti nel pomeriggio riuscirono a serrare i ranghi e a sfondare e dilagare all'interno della costa normanna, risolvendo lentamente la situazione che era apparsa veramente grave. Più di un comandante operativo pensò di far ripiegare le truppe sui mezzi e farli sbarcare sulla vicina "Utah", più facile.
Per questo la spiaggia venne soprannominata "Bloody Omaha", " la sanguinaria".
Adesso il pfc Giacomo Martorana riposa in Inghilterra, campo " C ", fila 6, posto nr. 3. American Cemetery of Cambridge.
É stato decorato, postumo della Purple Heart.
La famiglia ha ricevuto telegrammi di condoglianza a firma del Presidente degli Stati Uniti d'America Truman, e del Comandante Americano "Ike" Eisenhower
Il 6 giugno 2004 l'Amministrazione Comunale di Barga, guidata dal Sindaco Prof. Umberto Sereni, ha intitolato, con un piccola ma molto sentita cerimonia, una targa commemorativa alla memoria di Giacomo Martorana , presso la Rocca della Pace a Sommocolonia, Barga-LU. Erano presenti il capitano della Folgore Vittorio Biondi, il Vicecomandante di Camp Darby di Livorno e il vice console generale degli Stati Uniti di America di Firenze.

sabato 2 maggio 2009

Un "nisei" torna a Massa sui luoghi dove fu ferito


Davide Del Giudice ci ha segnalato questa interessante iniziativa del ritorno a Massa di Noel Okamoto (442nd Infatrny Division "nisei") nei luoghi dove fu ferito.


L'articolo di Joice Costello è consultabile sul settimanale "The Outlook" della Caserma Ederle e Camp Darby del 30 aprile 2009 (.pdf)

lunedì 2 febbraio 2009

Ann & Jack McDaniel





Riceviamo da Giancarlo Rivelli e volentieri pubblichiamo.
“Il giorno 8 novembre 2008, dopo un lungo scambio di e-mail, ho incontrato alla stazione di Firenze i coniugi americani Jack McDaniel, 84 anni ed ex ingegnere dell’esercito, e la moglie Ann Talbott, 81 anni e sorella del soldato Charles Blakely Talbott, appartenente alla compagnia G del 133° reggimento della 34a divisione di fanteria US, morto il 2 ottobre 1944 nei pressi di Cedrecchia (Comune di San Benedetto Val di Sembro). Li ho accompagnati in auto in Appennino e, usciti dal casello di Pian del Voglio, siamo arrivati in una zona aperta da cui era possibile dare un vasto colpo d’orizzonte e orientare i miei ospiti, leggendo nel contempo i passi del diario del 133° reggimento relativi ai luoghi posti davanti ai loro occhi. Una volta individuata dall’alto l’area di interesse l’abbiamo raggiunta, raccogliendo lungo la strada un testimone oculare dell’epoca, il sig. Fernando Farini di Madonna dei Fornelli. Con i suoi 85 anni sorretti da un fisico ancora prestante e una memoria di ferro, ci ha raccontato come ha visto svilupparsi l’attacco americano da un punto d’osservazione privilegiato: aveva infatti accompagnato verso Madonna dei Fornelli i primi reparti americani, che avevano posto poi il loro comando nella sua casa. Con precisione ha indicato dove erano avvenuti gli episodi principali e dove aveva visto giacere numerosi corpi di soldati americani, fra cui, probabilmente, quello del povero Charles Blakely Talbott. Nel frattempo siamo stati raggiunti dal sindaco di San Benedetto Val di Sembro (nel cui territorio si trova la località di Cedrecchia), il sig. Gianluca Stefanini, che con parole semplici, ma significative, ha raccolto in un vasetto un poco di suolo e lo ha donato, con gesto evocativo e di ringraziamento, seppure postumo, alla signora Ann, quale simbolo del sentimento di riconoscenza che ancora oggi la popolazione locale sente per chi ha combattuto e sofferto per la nostra libertà. Anche un fiore di campo le è stato dato, un fiordaliso, raccolto dove i combattimenti sono stati più aspri. Poi il sig. Fernando ci ha accompagnato alla chiesa di Cedrecchia, raccontando particolari atroci degli scontri, come gli irriducibili paracadutisti tedeschi schiacciati nelle loro buche dai cingoli dei carri armati americani, o il civile locale che, finiti i combattimenti, urinò sulla testa di un ferito tedesco riverso a terra. Il giro è proseguito a Monzuno, per un veloce pasto e un saluto del sindaco Andrea Marchi che ha omaggiato gli ospiti di una guida locale della Linea Gotica. La tappa successiva è stato il museo Winter Line di Livergnano, dove eravamo attesi dai proprietari e curatori Umberto Magnani e Patrizia Piana. Questo piccolo museo privato, aperto al pubblico nei giorni prefestivi e festivi, ha grandemente impressionato gli ospiti, che hanno potuto toccare con mano i tanti reperti esposti. Anche in questa occasione Jack e Ann sono stati omaggiati di due pubblicazioni, cosa che ha indotto Jack a promettere che appena tornato a casa inizierà a studiare la nostra lingua! Il tour ha avuto la sua conclusione al cimitero tedesco del passo della Futa, la cui distesa di oltre 34.000 morti tedeschi ha molto colpito e mosso a compassione. Considerata l’età Ann e Jack sono poi stati da me accompagnati ai piedi della scaletta della nave da crociera ormeggiata nel porto di Livorno, da cui erano sbarcati la mattina.”

giovedì 22 gennaio 2009

Francesco Pirini, testimone della Strage di Marzabotto su Arcoiris Tv


Su Arcoiris Tv la testimonianza di Francesco Pirini sulla strage di Marzabotto (durata 20,57 min.)

Francesco Pirini è uno dei superstiti della strage di Marzabotto. Questo video racconta la sua vita e la sua memoria attraverso i luoghi che in questo modo hanno la possibilità di rivivere, dalle case che l’hanno ospitato, alla chiesa nella quale migliaia di persone hanno perso la vita. L' importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria è grandissima, i testimoni delle stragi cominciano a lasciarci ed è essenziale, e nostro dovere, recuperare la loro memoria affinchè essa non vada persa e quegli stessi luoghi tra molti anni non muoiano insieme alle persone ma continuino ad essere testimonianza viva di quello che successe. Grazie alla collaborazione con Arcoiris TV è stato possibile realizzare questo filmato ricco di ricordi, di vita passata e di memoria.