giovedì 7 luglio 2011

Stragi naziste sull’Appennino, nove ergastoli. Ma nessun criminale verrà estradato


Da "Il Fatto Quotidiano" del 7 luglio 2011

Stragi naziste sull’Appennino, nove ergastoli
Ma nessun criminale verrà estradato

di Stefano Santachiara

Il tribunale di Verona ha condannato tutti gli ufficiali della divisione paracadutisti Goehring per gli eccidi tra Emilia e Toscana nel 1944. Per i giudici fu una rappresaglia per stroncare la Resistenza e vennero trucidate le persone più indifese. Gli imputati resteranno liberi e non pagheranno i risarcimenti, ma il processo ha scritto una pagina importante della storia
Nove ergastoli ai criminali nazisti e circa trenta milioni di euro di risarcimento alle trecento parti civili. Il tribunale militare di Verona ha condannato tutti gli ufficiali e sottoufficiali della divisione paracadutisti “Herman Goehring” e della guardia nazionale repubblicana alla sbarra per gli eccidi che insanguinarono l’appennino tosco-emiliano dal 18 marzo al 5 maggio 1944.


Fu un unico filo rosso di rappresaglie sugli inermi per stroncare la Resistenza all’occupazione nazifascista: 131 le persone trucidate nel comune modenese di Palagano (frazioni di Monchio, Costrignano e Susano), 23 nel reggiano Villa Minozzo (frazioni di Cervavolo e Civago), 240 cittadini nelle province di Arezzo e Firenze intorno al Monte Falterona, 27 nella zona di Monte Morello e 20 tra Mommio e Fivizzano, in provincia di Massa. Non risparmiando sacerdoti come don Giovanni Battista Pigozzi, parroco di Cervarolo ucciso perché si rifiutò di incastrare i partigiani, anziani semiparalizzati, donne e bambini freddati nel silenzio dei borghi modenesi.
Il giudice ha accolto quasi in toto le richieste della pubblica accusa, ossia diciassette ergastoli per omicidio plurimo pluriaggravato e continuato. Gli imputati, dagli 85 ai 93 anni, sono l’allora capitano Helmut Odenwald, gli ex tenenti Karl Friedrich Mess e Erich Koeppe, i sottotenenti Hans Georg Karl Winkler, Fritz Olberg, Herbert Wilke e Ferdinand Osterhaus, il sergente Karl Wilhelm Stark e il caporale Alfred Luhmann.
Non luogo a procedere ovviamente per Horst Gunther Gabriel, Günther Heinroth e Hilmar Lotz, deceduti prima del processo. In ogni caso nessuno finirà in carcere in quanto le autorità tedesche non hanno mai concesso l’estradizione né permesso l’esecuzione della pena in loco. Resteranno sulla carta i risarcimenti in via provvisionale a superstiti, familiari ed istituzioni (dai 60 ai 200mila euro ciascuno) che avevano citato per danni anche la Repubblica federale tedesca come avvenuto con successo nel 2008 per l’eccidio nazifascista di Civitella.
Tutto è bloccato da quando la Germania ha impugnato le sentenze sulla base del principio di immunità davanti a un tribunale di uno Stato estero, seguita a ruota dal decreto del governo italiano che ne sospende l’esecutività. Ma la gioia delle parti civili, dopo 9 ore di camera di consiglio, 44 udienze, 23 faldoni, 40 avvocati, 50 rogatorie internazionali, 300 testimoni, è tutta per la pagina di verità processuale scritta oggi.
Su una ferita storica per troppo tempo dimenticata mentre nel centrodestra italiano si equiparano vittime civili e partigiane ai nazisti e fascisti senza prima chiedere giustizia per chi si sacrificò per la democrazia e la libertà di tutti. Alla lettura del dispositivo della sentenza, le duecento persone che affollavano l’aula veronese hanno sciolto la tensione in un applauso liberatorio, abbracci e lacrime.
La pubblica accusa è stata rappresentata in aula dai pm Luca Sergio e Bruno Bruni ma immerso tra il pubblico era presente anche Marco De Paolis, capo della procura militare di Roma. Fu lui, quando si trovava ancora a La Spezia, ad affrontare i fantasmi della Norimberga italiana emersi dall’armadio della vergogna, quei 700 fascicoli relativi ai crimini dell’occupazione nazi-fascista scoperti solo nel 1994 in uno sgabuzzino della cancelleria della procura militare capitolina.
Tanti i procedimenti aperti: nel 2007 sono arrivati gli ergastoli definitivi di nove Ss, più 62 milioni di più euro di risarcimenti, per le 770 vittime di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella e San Polo. Nel processo di Verona (una prima assoluta dopo la soppressione del tribunale spezzino) erano state raccolte meno prove documentali, come gli appunti sul diario di Alfred Luhmann relativi alla ‘vendetta sanguinosa’ o la firma di Fritz Olberg sul verbale di sequestro dell’auto in cui furono uccisi due ufficiali tedeschi, episodio che fu l’atto iniziale della strage aretina di Stia Vallucciole: 107 morti all’alba del 13 aprile 1944.
Perciò sono state determinanti le testimonianze e le intercettazioni telefoniche effettuate dalla polizia tedesca su ordine del pm De Paolis. Sì, perchè non c’è mai stato alcun pentimento. I nazisti sono rimasti in contatto costante, organizzando rimpatriate nostalgiche e ricordando gli anni trascorsi in Italia durante la guerra, quando insieme ai fascisti seminarono il terrore per l’appennino tosco-emiliano.
E venuti a sapere delle indagini, hanno cercato protezione nell’associazione tradizionalistica ‘Herman Goehring‘ e concordato versioni di comodo. Nel 2006 Gunther Gabriel apostrofa Luhmann dopo gli interrogatori circa il suo diario: “Mai sei matto? Glielo hai fatto vedere! Io ho sempre detto ‘non lo conosco, mai visto’, anche se c’erano alcuni volti conosciuti. Ma io ho sempre negato”. Emergono anche insulti agli investigatori, “sono venuti anche da te gli imbecilli?”, e particolari terribili. L’ex paracadutista Hilmar Lotz parla dell’ omicidio di un bambino lanciato in aria e usato come bersaglio da tiro a segno. Gabriel in una telefonata del 2006 con Luhmann riferisce di quello che “ha sparato alle donne alla testa”.
In questi mesi sono poi sfilati commilitoni tedeschi, che hanno ricostruito catene di comando e responsabilità degli imputati, e decine di superstiti. Proprio a loro va il plauso più grande. L’avvocato bolognese Andrea Speranzoni, già impegnato nelle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema e oggi legale di 92 parti civili più la Regione Emilia Romagna, l’Anpi e la Provincia di Modena, ricorda come “queste persone abbiano atteso una vita, seguito un anno di udienze, parlato del massacro dei propri cari. L’accoglimento dell’impianto accusatorio è per tutti motivo di grande soddisfazione – sottolinea Speranzoni – si confermano in un processo dall’esito meno scontato dei precedenti le sentenze sugli altri crimini nazisti. Questo verdetto ripropone con forza la questione che va risolta, la necessità di riconoscere lo status di vittime a queste persone”.

Sette ergastoli per le stragi di Cervarolo e Monchio e la Germania deve pagare


Da La Gazzetta di Reggio Emilia del 7 luglio 2011

Sette ergastoli per le stragi di Cervarolo e Monchio e la Germania deve pagare

Dopo undici ore di camera di consiglio, la Corte del tribunale militare di Verona ha emesso la sentenza nei confronti dei militari nazisti ritenuti responsabili delle stragi compiute sull’Appennino reggiano e modenese nella primavera del 1944. Sette ufficiali e sottufficiali alla sbarra sono stati condannati all’ergastolo, mentre due (che non erano coinvolti nell'eccidio di Cervarolo) sono stati assolti

VERONA. Un’attesa durata più di undici ore poi, per più di venti minuti, il presidente della giuria ha letto la sentenza per le stragi di Cervarolo, Monchio, Costrignano e Palagano. Tutti gli ex militari tedeschi alla sbarra (rimasti in nove dopo la morte di alcuni imputati) sono stati condannati all’ergastolo. La Corte ha anche deliberato che la Germania debba pagare i danni e risarcire le famiglie delle vittime. La camera di consiglio è stata particolarmente lunga, più di undici ore, perché i giudici sono stati chiamati a ricostruire con precisione le singole responsabilità di ogni imputato.

Cervarolo, il giorno più lungo (Articolo del 5 luglio)

VIDEO L'attesa di Paola Fontana e Talide Vannucci

VIDEO L'intervista all'avvocato di parte civile Ernesto D'Andrea

VIDEO Anche il sindaco Luigi Fiocchi in attesa della sentenza

FOTO Le immagini della lunga attesa in aula

Strage di Monchio, ergastolo per sette ex nazisti


Da "La Gazzetta di Modena" del 6 luglio 2011

Strage di Monchio, ergastolo per sette ex nazisti

La sentenza del Tribunale militare di Verona è il carcere a vita per ufficiali e sottufficiali della “Goehring” che ordinarono ed eseguirono la strage di Monchio del 1944


PALAGANO. Ergastolo per sette dei nove ex nazisti imputati. E’ la sentenza emessa questa sera alle 20.45 dal tribunale militare di verona al termine del processo contro le stragi di civili a Monchio di Palagano e a Cervarola nel Reggiano nel 1944. Assolti i due imputati per la strage di Vallucciole di Arezzo sono stati assolti. La massima pena è stata inflitta per le gravissime colpe sia nell’ideazione che nell’esecuzione di una carneficina voluta per ritorsione, un caso di rappresaglia efferato e persino inutile nella logica militare.
Si è così concluso il processo a 67 anni dai fatti tragici che segnarono per sempre Monchio Susano Savoniero e Costrignano.
Erano 23 i faldoni di prove documentali presentate dai pubblici ministeri Bruno Bruni e Carlo Sergio ieri alla ripresa, di fronte al Tribunale militare di Verona, del processo per la strage di Monchio, Costrignano e Susano compiuta dai nazisti della divisione''Herman Goehring'' il 18 marzo del 1944 con 140 vittime accertate nel modenese. La lista dei testimoni ammontava a 263 nomi, un centinaio dei quali proprio relativi alle vicende modenesi, ai quali si aggiungevano i 91 presentati dalle parti civili tra le quali, insieme agli 89 familiari delle vittime, al Comune di Palagano, alla Regione Emilia Romagna e all'Anpi, c'è anche la Provincia di Modena rappresentata a Verona dal presidente del Consiglio Demos Malavasi e assistita dall'avvocato Andrea Speranzoni. Le udienze sono iniziate ascoltando gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini per proseguire poi con i consulenti tecnici, tra i quali la storica Toni Rovatti che ha approfondito proprio le vicende di Monchio, Costrignano e Susano, mentre dall'udienza del 10 novembre inizieranno le testimonianze dei familiari delle vittime.Dalla Germania sono giunti numerosi atti richiesti dalla Procura di Verona e inviati dall'archivio federale di Berlino sulla presenza in Italia della Divisione Hermann Goehring. All'udienza hanno preso parte anche gli avvocati tedeschi di due dei sette imputati (comunicato n. 1016) che hanno presentato altri testimoni.
La difesa della Repubblica federale di Germania era affidata allo studio legale Dossena di Firenze, dopo la citazione da parte dei familiari delle vittime accolta dal Tribunale con un'ordinanza nella quale si sottolinea come l'immunità degli Stati dalla giurisdizione civile incontra un limite nella «grave violazione della libertà e della dignità della persona umana» con condotte che possano essere qualificate «come crimini internazionali».
Erano sette gli imputati per il reato di concorso in omicidio plurimo pluriaggravato e continuato relativo alla strage di Monchio, Costrignano e Susano compiuta dai nazisti della divisione ''Herman Goehring'' il 18 marzo del 1944 con 140 vittime accertate nel modenese. Si tratta di Erich Koeppe, 91 anni, tenente dello Stato maggiore del III reparto della Goering; Hans Georg Karl Winkler, 88 anni, sottotenente, comandante della quarta compagnia; Fritz Olberg, 89 anni, sottotenente, comandante di plotone della terza compagnia; Wilhelm Karl Stark, 89 anni, sergente, comandante di squadra della terza compagnia; Ferdinand Osterhaus, 93 anni, sottotenente, comandante di plotone della quinta compagnia; Helmut Odenwald, 90 anni, capitano, comandante della decima batteria artiglieria contraerea; G²nther Heinroth, 85 anni, soldato della terza compagnia. Gli imputati potrebbero diventare nove nelle prossime udienze quando verrà valutata la posizione dei due caporali Horst Gunther Gabriel, 85 anni, e Alfred Luhmann, 85 anni.

Il processo: la fotogalleria

Eccidi nazisti 1944 sull'Appennino, 9 ergastoli


Da Forum - CHIOSCHETTO del 6 luglio 2011

Eccidi nazisti 1944 sull'Appennino, 9 ergastoli
Stragi dei nazifascisti sull'Appennino, la sentenza: nove ergastoli per cinque eccidi
Dopo ore di Camera di consiglio, la lettura del giudice


VERONA (6 luglio 2011) - Sono passati 67 anni. Oggi per le stragi naziste commesse nel 1944 sull'Appennino tosco-emiliano, il Tribunale militare di Verona ha condannato all'ergastolo nove ex ufficiali e sottoufficiali tedeschi che oggi sono tutti circa novantenni. La sentenza del Tribunale militare riguarda in particolare le stragi operate a Monchio, Costrignano e Susano nell'alto crinale del modenese, Cervarolo nel Reggiano e Vallucciole di Arezzo. Tutti i condannati appartenevano alla divisione Hermann Goering, impegnata a debellare la Resistenza che massacrò anche la popolazione civile, oltre 140 persone vennero uccise nel marzo del '44 nel Modenese. Mentre 24 furono i martiri di Cervarolo. I condannati sono: Ferdinand Osterhaus, 93 anni, ex sottotenente; Alfred Luhmann, 86 anni, ex caporale; Fritz Olberg, 89 anni, ex sottotenente; Wilhelm Karl Stark, 90 anni ex sergente; Helmut Odenwald, 91 anni, ex capitano; Hans Georg Karl Winkler, 88 anni, ex sottotenente; Erich Koeppe, 91 anni, ex tenente; Karl Friedrich Mess, 89 anni, ed Herbert Wilke, 92 anni. Per altri tre accusati la Corte ha deciso di non procedere in quanto già deceduti. La sentenza è stata letta dal giudice Vincenzo Santoro dopo ore di Camera di consiglio. Sono stati ristabiliti risarcimenti per i parenti delle vittime, per i comuni interessati, per l'Anpi e la Regione Emilia-Romagna.
Alla lettura del verdetto hanno assistito alcuni parenti delle vittime e le istituzioni delle città e comuni coinvolti nella vicenda, tra i quali il sindaco modenese di Palagano, Fabio Braglia e quello reggiano di Villa Minozzo, Luigi Fiocchi. Il primo cittadino di Villa, la cui frazione di Cervarolo fu colpita dalla strage, ha detto: "Da lungo tempo aspettavano giustizia. La nostra cittadina pagò il tributo di 24 civili uccisi, lasciando intere generazioni nella miseria. Una sentenza esemplare".
IL GIORNO DELLA SENTENZA - Dopo una udienza molto breve, senza repliche, la Corte si è già riunita per decidere. Per oggi, infatti, è prevista, al tribunale militare di Verona, la sentenza per le stragi nazifasciste del marzo del 1944, tra le quali quella avvenuta il 20 marzo sull’aia di Cervarolo, dove i tedeschi, arrrivati nel paese con l’aiuto dei fascisti della Gnr, per tutta la giornata avevano tenuto prigionieri gli uomini che erano riusciti a rastrellare anche a Civago. Poi li massacrarono tutti e diedero fuoco al paese. I morti alla fine furono ventiquattro. Solo due giorni prima, il 18 marzo, l'obiettivo delle stesse unità militari era stato invece il confinante crinale modenese del Dragone-Secchia. Le vittime furono allora centotrentuno.
I responsabili di quelle stragi avevano potuto nascordersi, fino al 1994, perché i documenti sulle stragi naziste e fasciste erano state tenuti nascosti dal dopoguerra nel cosidetto ”armadio della vergogna", fortunosamente ritrovato a Roma. Le indagini condotte dalla Procura militare di La Spezia hanno portato a un processo che ha preso avvio nel novembre 2009 presso il Tribunale militare di Verona. Un pullman organizzato dall’Anpi e Alpi è partito questa mattina per Verona.
La sentenza e' stata letta in tarda serata dal Giudice Vincenzo Santoro dopo una lunga camera di consiglio. Hanno atteso pazientemente per ore nello spazio riservato al pubblico nell'aula del tribunale militare di Verona, dove sono arrivati anche in pullman assieme ai loro sindaci i familiari delle vittime delle stragi naziste compiute nell'Appennino tosco-emiliano nel 1944 ed hanno ascoltato in silenzio la sentenza letta alle 21 dal presidente Vincenzo Santoro, con la quale tutti gli imputati sono stati condannati ad almeno un ergastolo per gli eccidi che sono costati la vita a 140 civili.
"E' una sentenza storica - ha detto Italo Rovali, presidente dell'Associazione Vittime di Cervarolo (Reggio Emilia) -, ritengo che le testimonianze che abbiamo fornito siano state determinanti. Siamo stati forti, non abbiamo mai mollato e la nostra tenacia ha vinto".
"Dobbiamo dare atto ha tutti i familiari delle vittime - ha detto Fabio Braglia, sindaco di Palagano (Modena) - che hanno seguito il processo fin dalle prime battute e si sono costituiti parte civile insieme a noi". "Volevamo giustizia per le vittime dell'eccidio e finalmente l'abbiamo avuta - ha aggiunto - e noi siamo qui vicino a loro, li abbiamo sempre sostenuti, per portare alla luce la storia dei nostri paesi".
Inoltre lo Stato tedesco, non perseguibile penalmente, è stato condannato civilmente a risarcire i familiari delle vittime perché all'epoca dei fatti non ha impedito che i propri connazionali si macchiassero di tali crimini. La Corte di Cassazione italiana, ricordiamo, aveva ribadito che gli Stati non possono pretendere la validità del principio di immunità, al quale si vuole invece rifare la Germania. Se al contrario passasse la linea che i diritti umani sono da considerare più importanti dell'immunità dello Stato, si creerebbe un precedente positivo che riguarderebbe non solo il 1944 ma anche le guerre future.
Per questo motivo, dopo un incontro fra Merkel e Berlusconi nel 2008, la Germania ha presentato azione legale presso la Corte Internazionale dell'Aia contro le decisioni dei tribunali italiani, di cui ancora si aspetta l'esito.
Il procuratore speciale per la Germania, avvocato Dossena, durante il dibattimento a Verona aveva espresso parere contrario rispetto alla richiesta di risarcimento a favore dei familiari delle vittime da parte dello Stato tedesco. Con la rinuncia all’immunità degli Stati, si rischierebbe, afferma l'avvocato: "la citazione in giudizio di qualsiasi Stato che abbia commesso violazioni anche dello ius belli gli Stati Uniti per le bombe al napalm in Vietnam."

domenica 3 luglio 2011

Rastrellamento di notte - Nazifascisti a Rusino

Nel bar di Rusino, frazione di Tizzano Val Parma (Parma) è presente un quadro con questa bella poesia di Enzo Ubaldi dedicata al rastrellamento della frazione a seguito dell'operazione "Wallenstein I" (30 giugno-7 luglio)
Rastrellamento di notte
Nazifascisti a Rusino


Sono scesi giù dal Fuso
strisciano come vermi
rabbiosi come lupi.
A Rusino tutto tace
sorpresi son nel sonno
incendiano il paese,
le case bruciano come torce.
Bruciando una cosa
si distrugge una vita,
bruciando un paese
una civiltà.
Deportano uomini e cose
assieme al bestiame,
vi volevano nudi
spogli umiliati
quei ladri assassini
con in corpo la bile
di sangue assetati.
Chiazze di sangue
lungo la strada
lasciano il marchio
un segno di morte,
le lacrime han tolto
alle madri e ai bambini
per poter piangere
sulle rovine.

E' tornata la pace
da tutti invocata,
da quella canaglia
distrutta usurpante
il paese è risorto
ha ripreso il cammino
il popolo è forte
EVVIVA RUSINO.

Enzo Ubaldi

venerdì 1 luglio 2011

I numeri del progetto "Uomini in guerra sulla Linea Gotica" dal 1° gennaio al 30 giugno 2011



Il sito internet del progetto
"Uomini in guerra sulla Linea Gotica"
Visite: 9.267 da 62 paesi

1. Italy 8.629
2. United States 116
3. Brazil 101
4. Germany 75
5. United Kingdom 66
6. France 52

Il blog dell'Associazione Linea Gotica - Officina della memoria
http://progettolineagotica.blogspot.com
Visite: 8.891 - Media giornaliera: 49

La pagina di Facebook "Uomini in guerra sulla Linea Gotica"
piace a 464 persone


E' online il sito internet del progetto "Sharing European Memories at School"


www.memoriesatschool.eu


ESCURSIONI PARTIGIANE 2011: 3 luglio "Fuoco sull'Appennino"


Associazione Linea Gotica
Alta Emilia

ESCURSIONI PARTIGIANE 2011

Domenica 3 Luglio ore 9.30
Sasso di Neviano Arduini (Parma)
Fuoco sull'AppenninoIl giorno in cui la guerra arrivò sul Monte Fuso, l'Operazione Wallenstein I e il rastrellamento dei civili

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Giovanni Bosi cell. 338.4336671
giovannidellaverrucola@hotmail.it


Le escursioni sono a pagamento:
adulti € 10,00; ragazzi dagli 11 ai 17 anni € 5,00; ragazzi fino a 10 anni gratuito.

mercoledì 15 giugno 2011

25 giugno 2011, Santa Giulia (Palagano, Mo): Ori-Resistente


Istituto Storico di Modena
Ideanatura
Ass. Linea Gotica - Officina della Memoria

Parco Santa Giulia, Monchio di Palagano
Sabato 25 giugno 2011
Ori-Resistente
Orientamento tematico sulla Resistenza per adulti e bambini
INIZIATIVA GRATUITA


15.30
Ingresso parco Santa Giulia
Un percorso a ritroso nel tempo per rivivere la storia della lotta di Resistenza. Ai partecipanti verranno fornite carte e bussola per effettuare un percorso di orientamento con diversi punti di passaggio obbligato dotati di simboli identificativi, nell’area del Parco della Resistenza Monte Santa Giulia.
L’attività si svolge nell’arco di due ore ed è adatta ad adulti e ragazzi, non presenta particolari difficoltà.

PER ISCRIZIONI E INFORMAZIONI
339 29 43 736

In collaborazione con Consorzio Valli del Cimone

lunedì 30 maggio 2011

ESCURSIONI PARTIGIANE 2011: 2 giugno "Dov'è nata la Repubblica Italiana"


Associazione Linea Gotica
Alta Emilia

ESCURSIONI PARTIGIANE 2011

Giovedì 2 Giugno ore 9.30
Parco Monte Fuso
Dov'è nata la Repubblica Italiana
Sui sentieri dei partigiani per conoscere le genti e le storie che hanno creato la Repubblica Italiana
Al pomeriggio visita al Museo della Resistenza di Sasso

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Giovanni Bosi cell. 338.4336671
giovannidellaverrucola@hotmail.it


Le escursioni sono a pagamento:
adulti € 10,00; ragazzi dagli 11 ai 17 anni € 5,00; ragazzi fino a 10 anni gratuito.

Lo storico: tutti i dossier sulle stragi naziste occultati nell'Armadio della vergogna


Il Messaggero.it - Lunedì 30 Maggio 2011 - 14:06
Fr.Nu

Lo storico: tutti i dossier sulle stragi naziste occultati nell'Armadio della vergogna


ROMA - E’ lo storico Marcello Pezzetti, direttore del futuro Museo della Shoah di Roma (entro l’autunno la gara d’appalto, entro l’anno il via ai lavori a Villa Torlonia, promette), a tirare fuori l’annosa questione dell’Armadio della vergogna. «Il problema è che quando la Germania nel ’64 chiese a tutti i Paesi di fornire la documentazione per dare il via ai processi contro i criminali nazisti, l’Italia non fornì un bel niente perché era tutto chiuso lì dentro».

Trattasi di un armadio della Procura militare di palazzo Cesi a Roma, contenente 695 dossier sui crimini di guerra commessi durante l’occupazione nazifascista, dall’eccidio di Sant’Anna di Stazzema alle Fosse Ardeatine. A trovarlo, girato contro un muro, fu nel 1994 il procuratore militare Intelisano che si stava occupando del processo contro l’ex SS Erich Priebke. «I primi processi in Italia vengono fatti nel ’45 con gli inglesi e gli americani, vengono istituite le corti straordinarie d’Assise per punire i collaborazionisti italiani. Ma nel ’46 c’è l’amnistia di Togliatti. Vengono processati Kappler, Reder e pochi altri. Bisogna aspettare il 1994 perché Intelisano scopra nel famoso Armadio della vergogna i documenti che erano stati occultati. Provvisoriamente dal 1960». «Perché questo patto di silenzio - si chiede Pezzetti - su un episodio tra i più rovinosi per la giustizia italiana? Perché così non si parlò dei crimini italiani commessi fuori dai nostri confini, dai Balcani alla Grecia. Ma così l’Italia i conti con il passato non li ha mai fatti».

La Germania rifiuta i mandati di arresto per 17 nazisti autori di eccidi in Italia


Il Messaggero.it - Lunedì 30 Maggio 2011 - 14:06

La Germania rifiuta i mandati di arresto per 17 nazisti autori di eccidi in Italia


Si tratta di criminali di guerra ultraottantenni condannati per diverse stragi, da Marzabotto a Sant'Anna di Stazzema

di Cristiana Mangani
ROMA - La Germania respinge al mittente diciassette mandati di arresto europeo nei confronti di altrettanti ex criminali di guerra nazisti condannati con sentenze definitive all’ergastolo. Nonostante esista un accordo recepito con una legge nel 2005, i nostri cugini del Nord si sono rifiutati di consegnare all’Italia i militari del Terzo Reich, lasciandoli liberi di vivere nelle loro case in terra tedesca, e qualcuno anche in Austria.
I mandati d’arresto non sono stati accettati, così come non hanno avuto esito le successive richieste di far scontare le pene nel loro Paese. Eppure tra questi ex criminali di guerra, tutti ultraottantenni e molti quasi centenari, vi sono i responsabili di alcuni dei peggiori eccidi compiuti nel corso della seconda guerra mondiale. Non è bastato, però, a convincere i tedeschi a consegnarceli, e uguale risposta è arrivata dall’Austria, dove alcuni dei condannati sono nati. La decisione non può che apparire strana, soprattutto perché in altri casi il comportamento della Germania è stato diverso. Basti pensare a Rudy Guede, l’ivoriano fermato a Wiesbaden per l’omicidio di Meredith Kercher. Ci è stato rimandato in Italia in tempi rapidissimi. Altrettanto è successo con gli autori della strage di Duisburg.
La procura militare sta tentando tutte le strade possibili per ottenere l’esecuzione del mandato di arresto europeo, ma davanti a un blocco così totale, rimane solo una mediazione di tipo politico. «La questione risale a tre anni fa circa - spiega Marco De Paolis, capo della procura militare, l’ufficio giudiziario attualmente competente per la stragrande maggioranza di questi procedimenti - Man mano che venivano emesse le condanne noi chiedevamo che venisse eseguito il mandato di arresto europeo. I nostri interlocutori sono stati nove, perché i condannati vivono nei vari land ma, pur nella varietà dei territori, si sono trovati tutti d’accordo nel non consegnarli, appellandosi alla loro Costituzione e al sistema della contumacia che non è previsto nel loro paese. La stessa cosa ha fatto l’Austria. A questo punto abbiamo chiesto a loro stessi di eseguire la pena all’estero. Ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta».
De Paolis ha istruito buona parte dei processi che hanno avuto inizio da metà degli anni ’90, dopo la scoperta del cosiddetto «armadio della vergogna» (dove furono occultati centinaia di fascicoli di indagine). E lo ha fatto quando era procuratore militare della Spezia.
In particolare, sono otto i condannati all’ergastolo dalla Cassazione per la strage di Sant’Anna di Stazzema (560 vittime) che sono ancora in vita e non scontano la pena; tre quelli per Marzabotto (770); uno per gli eccidi di Civitella Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio (244); uno per Branzolino e San Tomè (10), uno per la Certosa di Farneta (oltre 60 morti) e uno per Falzano di Cortona (16 i civili trucidati). Solo un secondo condannato all’ergastolo per quest’ultima strage, Josef Scheungraber, di 93 anni, è finito in prigione, soltanto perché è stato condannato anche in Germania per quell’eccidio. Per tutti gli altri la magistratura militare ha emesso nel tempo i relativi mandati che i tedeschi hanno rifiutato (solo in un caso si è ancora in attesa di risposta). I giudici con le stellette hanno quindi inoltrato al ministero della Giustizia la richiesta di esecuzione della pena oltre confine, e a tutt’oggi non hanno ricevuto alcuna risposta. In tutto questo non si sa nemmeno se sia il governo tedesco che deve ancora pronunciarsi, oppure se è quello italiano che non ha mai inoltrato l’istanza alla Germania.
Solo per due dei condannati dalla Cassazione al carcere a vita - ritenuti responsabili delle stragi compiute nell’agosto ’44 nel comune toscano di Fivizzano, dove furono trucidate complessivamente 346 persone, in maggioranza donne e bambini - il pubblico ministero non ha ancora spiccato il mandato di cattura europeo in attesa che diventi irrevocabile la condanna anche per altri due coimputati. È difficile, però, che la Germania adotti una decisione diversa dalle precedenti.

Stragi naziste, 17 ergastolani non scontano la pena


La Stampa - Esteri 29/05/2011 - IL CASO

Stragi naziste, 17 ergastolani non scontano la pena


Molti sono ancora vivi ma non hanno mai pagato per gli eccidi commessi in Italia. Nonostante i mandati d'arresto, la Germania ha sempre rifiutato la consegna

ROMA
Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana: tutte località tragicamente segnate dalla lunga scia di sangue che nella Seconda guerra mondiale accompagnò la «ritirata del terrore» delle truppe naziste dal nord al sud dell’Italia. Si calcola che furono circa 400 gli eccidi compiuti, per un totale di circa 15.000 vittime innocenti. I responsabili, rimasti impuniti per decenni, sono oggi in gran parte deceduti. Ma non tutti. Diciassette di loro, condannati dalla Cassazione in via definitiva all’ergastolo, continuano a vivere tranquillamente nelle loro case in Germania: questo perchè i mandati di arresto europeo nei loro confronti sono stati respinti al mittente (solo in due casi gli ordini di cattura non sono stati ancora emessi), così come non hanno avuto esito i successivi tentativi dei magistrati di far scontare le pene nel loro Paese.
Il dato è stato confermato all’ANSA dal capo della procura militare di Roma, Marco De Paolis, l’ufficio giudiziario attualmente competente per la stragrande maggioranza di questi procedimenti. Processi che lo stesso magistrato ha in buona parte istruito a partire da metà degli anni ’90, dopo la scoperta del cosiddetto «armadio della vergogna», quando era procuratore militare della Spezia (ufficio poi soppresso). Tra questi ex criminali di guerra, oggi tutti ultraottantenni e alcuni quasi centenari, vi sono i responsabili di alcuni dei peggiori eccidi compiuti nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, sono otto i condannati all’ergastolo dalla Cassazione per la strage di Sant’Anna di Stazzema (560 vittime) che sono ancora in vita e non scontano la pena; tre quelli per Marzabotto (770); uno per gli eccidi di Civitella Val di Chiana, Cornia e San Pancrazio (244); uno per Branzolino e San Tomè (10), uno per la Certosa di Farneta (oltre 60 morti) e uno per Falzano di Cortona (16 i civili trucidati). Solo un secondo condannato all’ergastolo per quest’ultima strage, Josef Scheungraber, di 93 anni, è finito in prigione, ma soltanto perchè è stato condannato anche in Germania per quell’eccidio.
Per tutti i condannati definitivi la magistratura militare ha emesso nel tempo i relativi mandati di arresto europeo, ma la Germania ha sempre rifiutato la consegna (solo in un caso si è ancora in attesa di risposta). I giudici con le stellette hanno quindi giocato la sola carta rimasta, inoltrando al ministero della Giustizia la richiesta di esecuzione della pena in Germania, ma a tutt’oggi non hanno ricevuto alcuna risposta. Di queste loro istanze si sono perse le tracce e allo stato non si sa nemmeno se sia il governo tedesco che deve ancora pronunciarsi, oppure - come sembrerebbe, stando ad indiscrezioni che però non è stato possibile verificare - se è quello italiano che non ha mai inoltrato l’istanza alla Germania. Solo per due dei condannati dalla Cassazione al carcere a vita - ritenuti responsabili delle stragi compiute nell’agosto ’44 nel comune toscano di Fivizzano, dove furono trucidate complessivamente 346 persone, in maggioranza donne e bambini - il pubblico ministero non ha ancora spiccato il mandato di cattura europeo in attesa che diventi irrevocabile la condanna anche per altri due coimputati. Ma è difficile che la Germania adotti una decisione diversa dalle precedenti.

venerdì 27 maggio 2011

La Maceglia, l'alba della Libertà (DVD)


E' pronto il Dvd

La Maceglia, L'alba della Libertà
Storia di una battaglia dietro la Linea Gotica


DVD, Associazione Linea Gotica - Officina della Memoria, 2011

Regia di Sergio Mariotti

Col contributo di
Comune di San Marcello Pistoiese
Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Pistoia
Banca di Credito Cooperativo Montagna Pistoiese di Maresca

Durata: 23 minuti

giovedì 26 maggio 2011

Strage di Fucecchio, ergastolo a 3 ex nazisti novantenni


Dall'ANSA del 25 maggio 2011

Strage di Fucecchio, ergastolo a 3 ex nazisti novantenni
Furono 184 le vittime civili. Anche la Germania condannata ad un maxi risarcimento

di Vincenzo Sinapi

ROMA - Ergastolo a tre ex nazisti oggi novantenni e maxi-risarcimento del danno - circa 14 milioni, solo di provvisionale - anche a carico della Repubblica federale di Germania, ritenuta ''responsabile civile''. E' la sentenza con cui, a 67 anni dai fatti, il tribunale militare di Roma mette la parola fine all'inchiesta per la strage del Padule di Fucecchio, in Toscana, dove nell'agosto '44 vennero trucidati 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini. Uno dei peggiori eccidi compiuti dai nazisti in Italia durante la seconda guerra mondiale. Gli imputati - tutti contumaci - sono l'ex capitano Ernst Pistor, di 91 anni; l'ex maresciallo Fritz Jauss, di 94, e l'ex sergente Johan Robert Riss, di 88, all'epoca appartenenti a diversi reparti della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco (un quarto, l'ex tenente Gherard Deissmann, e' morto a cento anni nelle more del processo). Secondo l'accusa - sostenuta dal procuratore militare di Roma Marco De Paolis, il magistrato che sei anni fa avvio' le indagini quando era capo della procura della Spezia - i quattro avrebbero ''contribuito a causare la morte'' di 184 persone ''che non prendevano parte ad operazioni belliche'': 94 uomini (soprattutto anziani), 63 donne e 27 bambini, tra cui anche alcuni neonati. Come ha sottolineato il pm, richiamando quanto detto nel corso del processo dallo storico Paolo Pezzino, non fu una semplice rappresaglia, ma ''un'operazione di desertificazione totale''. Tra le 5 del mattino e le 2 del pomeriggio del 23 agosto 1944, undici giorni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema, soldati della 26/a divisione corazzata dell'esercito tedesco, in particolare gli 'esploratori' del 26/o Reparto agli ordini del capitano Josef Strauch, batterono uno per uno i casolari della zona, a cavallo tra le province di Firenze e Pistoia, sembra alla ricerca di partigiani, trovandovi pero' solo famiglie di contadini e numerosi sfollati in fuga dai bombardamenti. I nazisti uccisero senza pieta' tutte le persone che trovarono, in una carneficina che non risparmio' nessuno. I quattro imputati, in concorso con altri ex militari delle forze armate tedesche non identificati o gia' morti, sono accusati di aver compiuto l'eccidio, con le aggravanti, tra l'altro, dei motivi abietti, della premeditazione e di aver compiuto il fatto con sevizie e crudelta'. Aggravanti tutte riconosciute oggi dal Tribunale. A comandare la squadra che si sarebbe macchiata di gran parte dei crimini, in particolare, sarebbe stato il maresciallo Jauss. Tutte le uccisioni sono avvenute ''a sangue freddo, non in combattimento, guardando negli occhi donne e bambini innocenti'', ha detto il procuratore De Paolis nel corso della requisitoria, sottolineando che gli imputati hanno ''sempre mostrato totale disinteresse per le vittime: l'occasione poteva essere questo processo, ma da parte loro mai una parola. Nulla, solo un vergognoso silenzio''. ''Speriamo solo - ha aggiunto De Paolis, subito dopo la condanna - che se la sentenza verra' confermata in Cassazione, ci sia la possibilita' di far scontare la pena, almeno in Germania''. Il magistrato, che conosce bene i precedenti di altre condanne, non si fa comunque troppe illusioni. Cosi' come non se le fanno i parenti delle vittime: ''sapevamo fin dall'inizio che non avrebbero mai fatto neanche mezz'ora di carcere. Ma questo non importa'', dice Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano Terme, una delle 9 amministrazioni comunali della zona che si sono costituite parti civili, stasera nell'aula del tribunale indossando la fascia tricolore. ''Oggi finalmente e' stata fatta giustizia e anche se la sentenza arriva a 67 anni dai fatti, c'e' comunque la soddisfazione di vedere riconosciuta l'affermazione di una precisa responsabilita' penale in capo agli imputati e allo stesso esercito tedesco''. E proprio in questo senso va la decisione del Tribunale di condannare al risarcimento del danno, ''in solido'', sia i tre ex militari sia la Repubblica federale di Germania. Un risarcimento che verra' liquidato ''in separata sede'', ma che gia' prevede una provvisionale ''immediatamente esecutiva'' milionaria: 13 milioni e mezzo di euro ai 32 parenti delle vittime (da un minimo di 80 mila euro a un massimo di 710 mila a parente) e circa mezzo milione alle amministrazioni comunali, alla Regione Toscana e alla Provincia di Pistoia costuitesi parti civili, insieme alla presidenza del Consiglio. ''Individuare la Repubblica Federale di Germania quale responsabile civile in questi processi - osserva il procuratore De Paolis - e' un principio che si sta affermando e, a nostro avviso, e' un fatto positivo''.

mercoledì 25 maggio 2011

Processo strage di Monchio, le richieste delle parti civili


Da Sassuolo2000 del 23 maggio 2011

Processo strage di Monchio, le richieste delle parti civili

Per le parti civili sono cinque, tre in più rispetto alle richieste dei pubblici ministeri, gli ergastoli da comminare per la strage di Monchio, Costrignano e Susano compiuta dai nazisti della divisione “Herman Goehring” il 18 marzo del 1944, con 140 morti accertati nel modenese. L’estensione delle pene è stata proposta lunedì 23 maggio con un’arringa di oltre sette ore, alla presenza di oltre 200 persone tra parenti delle vittime e rappresentanti delle istituzioni, dall’avvocato Andrea Speranzoni che nel processo in corso al Tribunale militare di Verona rappresenta i familiari delle vittime, l’Anpi e diverse istituzioni tra le quali la Provincia di Modena, il Comune di Palagano e la Regione Emilia Romagna.
Oltre all’ergastolo per Ferdinand Osterhaus, 93 anni, all’epoca sottotenente, e per il caporale Alfred Lühmann, 86, già chiesto dai pm Luca Sergio e Bruno Bruni, le parti civili hanno proposto la stessa pena anche per Helmut Odenwald, 91 anni, capitano, comandante della decima batteria artiglieria contraerea; Wilhelm Karl Stark, 90 anni, sergente, comandante di squadra della terza compagnia, e Fritz Olberg, 89 anni, sottotenente, comandante di plotone della terza compagnia.
«Abbiamo esposto – sottolinea l’avvocato Speranzoni – il quadro indiziario relativo a ogni imputato e ripercorso tutti i fatti ricostruendo la dinamica degli eccidi. Ora ci auguriamo che il tribunale riconosca le prove esposte come idonee a condannare gli imputati. Abbiamo chiesto anche un risarcimento di due milioni di euro per la Provincia di Modena e dai 250 mila euro al milione per ognuna delle 85 parti civili».
Gli imputati per la strage di Monchio erano complessivamente nove: due sono scomparsi nei mesi scorsi (Günther Heinroth e Horst Günther Gabriel), gli altri due sono Erich Koeppe, 91 anni, tenente dello Stato maggiore del III reparto della Goehring, e Hans Georg Karl Winkler, 89 anni, sottotenente, comandante della quarta compagnia.
Per tutti e sette, comunque, i pubblici ministeri hanno chiesto l’ergastolo per altre stragi nel ’44 a Cervarolo nel reggiano e a Vallucciole ad Arezzo.
Le arringhe dei difensori degli imputati sono previste tra il 7 e l’8 giugno, mentre la sentenza potrebbe essere pronunciata nell’udienza in programma il 22 giugno.

sabato 21 maggio 2011

Chiesti due ergastoli per la strage di Monchio


Da "La Repubblica - Bologna" del 21 maggio 2011

"Due ergastoli per la strage di Monchio"
Le richieste del pm al processo di Verona


Dopo cinque ore di requisitoria l'accusa ha chiesto il carcere a vita per i responsabili dell'eccidio nazista sull'Appennino modenese nel '44, che causò 136 morti. Stessa pena per gli autori della strage di Ceravolo. La sentenza è attesa per il 22 giugno

C’erano sei bambini che non avevano neanche dieci anni. C’erano sette donne, di cui una all’ultimo mese di gravidanza. E c’erano i vecchi, uno semiparalizzato, fra i 136 morti contati alla fine. La rappresaglia nazista contro la costituzione delle brigate partigiane non risparmiò nessuno, il 18 marzo 1944: il giorno della strage di Monchio, Costringnano e Susano, frazioni di Palagano, sull’Appennino modenese. Uno degli episodi più feroci della Seconda Guerra Mondiale, a lungo e ingiustamente dimenticato.
Settantasette anni dopo, il processo ai responsabili, davanti al Tribunale militare di Verona, arriva alle battute conclusive. L’accusa, attraverso i pm Luca Sergio e Bruno Bruni, ha chiesto l'ergastolo per l’allora sottotenente Ferdinand Osterhaus, 93 anni, e per il caporale Alfred Luehmann, 86, della divisione “Herman Hoehring”. Gli altri imputati, Guenther Heinroth e Horst Guenther Gabriel nel frattempo sono scomparsi. Sono servite cinque ore di requisitoria, dopo 44 udienze.
L’accusa ha chiesto l’ergastolo anche per Fritz Olberg e Wilhelm Karl Stark per le stragi di Ceravolo, nel Reggiano, quando il 20 marzo del ’44 i nazisti incendiarono le case del paese uccidendo 24 civili. Stessa pena per tutti gli imputati della strage di Valucciole ad Arezzo nell’aprile del ’44, che causò 200 morti. Il reato ascritto è quello di concorso in omicidio plurimo pluriaggravato e continuato.
Soddisfatto il presidente del consiglio provinciale di Modena, Demos Malavasi, in aula a Verona insieme alle parti civili (oltre alla Provincia, l’Anpi, il Comune di Palagano, la Regione Emilia-Romagna e i familiari delle vittime), tutte difese dall’avvocato Andrea Speranzoni che lunedì farà la sua arringa chiedendo che la condanna per la strage di Monchio sia estesa anche ad altri imputati. La sentenza è attesa il 22 giugno.

sabato 14 maggio 2011

Montignoso (Ms): "Linea Gotica, nasce il museo. Esposizione documenti e plastico"



Linea Gotica, nasce il museo . Esposizione documenti e plastico

da "La Nazione" del 9 maggio 2011
di Alfredo Marchetti

Storia: inaugurato il centro di documentazione nelle sale di villa schiff

Montignoso, 9 maggio 2011 - DA SABATO anche Montignoso ha il suo museo: il Centro di documentazione della Linea Gotica. Quale altro tema se non la Resistenza per un paese al quale il passaggio della storia gli ha lasciato caduti e sofferenze, ma anche medaglie e storie di grande coraggio. Molte le autorità presenti: il sindaco Federico Binaglia e quello di Massa Roberto Pucci, il vice sindaco di Stazzema Maurizio Verona, l’assessore regionale Cristina Scaletti, il questore Girolamo Lanzellotto, il prefetto Giuseppe Merendino, l’assessore provinciale Livio Grillotti, lo storico Giovanni Cipollini per l’Anpi di Montignoso. "Siamo felici di aver portato a termine questa opera prima della fine del nostro mandato — ha dichiarato Binaglia — . Questo centro è un riconoscimento per le famiglie di Montignoso che hanno subìto lutti e sofferenze. E’ un modo per onorare e non dimenticare, utile anche alle generazioni future". Il museo rientra nel piano di ristrutturazione di Villa Schiff Giorgini, storica villa settecentesca, in cui trovano sede gli uffici comunali. I lavori, di un importo pari a 600mila euro, sono stati possibili grazie al cofinanziamento della Regione Toscana. Iniziato nell’estate scorsa, con interventi esterni di recupero delle facciate e la pulizia dei marmi che arricchiscono la struttura. Il progetto è stato curato dall’architetto Nicola Gallo.
I restauri sono stati molti: dalla terrazza che occupa parte del tetto e che è stata trasformata in una sala riunioni, al piano terra, dove è stato allestito il Centro di documentazione della Linea Gotica; inoltre sono stati sostituiti gli infissi, abbattute le barriere architettoniche ed è stata restaurata la ‘Limonaia’. Il Centro è articolato su quattro grandi stanze dove è esposto materiale sia cartaceo che plastico, riferito alla Seconda Guerra Mondiale. Il museo vede un mix di tradizione e tecnologia: le pareti, caratterizzate da riferimenti cartacei sul conflitto bellico, fanno da cornice a monitors, dove vengono trasmesse le interviste dei protagonisti della Resistenza, per poi arrivare al plastico di due metri quadrati, in cui è rappresentato l’allora campo di battaglia del nostro comprensorio. "Come collaboratore ai finanziamenti, la Regione Toscana è lieta di essere presente a questa inaugurazione, così densa di significato e rispetto per chi ha lottato per la nostra libertà — è intervenuta Scaletti — . Vi porto i saluti del presidente Enrico Rossi, rimasto molto toccato da quest’opera".
Questi i protagonisti della realizzazione del Centro: Giovanni Cipollini (parte scientifica), Nicola Gallo (progettazione dell’allestimento), Domenico Gabrielli (direttore operativo), Andrea Gianfranceschi (responsabile unico progettuale), Maria Buffoni (segreteria organizzativa), Valentina Spalierno e l’Anpi di Montignoso (collaboratori), Acme Srl (realizzazione). L’entrata è gratuita e il Centro è visitabile nelle ore di apertura della Villa.

Castel del Rio (Bologna) "A Militaria il fumetto sposa la Linea Gotica"



A Militaria il fumetto sposa la Linea gotica

Da "Il Resto del Carino" (Imola) del 14 maggio 2011
di Letizia Gamberini

— CASTEL DEL RIO—
LA STORIA della guerra che ha insanguinato l’Appennino nel 1944 raccontata in un fumetto. Anche se la leggerezza della penna non può cancellare i tragici avvenimenti

LA STORIA della guerra che ha insanguinato l’Appennino nel 1944 raccontata in un fumetto. Anche se la leggerezza della penna non può cancellare i tragici avvenimenti di cui è stata protagonista la Linea Gotica, che tanto hanno colpito anche Castel del Rio, il volume che raccoglierà i disegni di Simone Cortesi e Gabriele Peddes, studenti all’accademia di Belle arti di Bologna sarà un vero e proprio omaggio alla storia della Vallata. Nata da una collaborazione fra il Museo della guerra e la Soprintendenza dei beni culturali, il progetto del libro è stato curato da Enrico Fornaroli, inegnante, non a caso, di Storia del fumetto all’Accademia. I due studenti curano disegni e testo, basato sul soggetto dell’alidosiana Virna Paolini. Oggi i protagonisti di questo lavoro, ancora in fieri, saranno a Castel del Rio in occasione della decima edizione di Militaria, la mostra scambio che raduna curiosi e appassionati da tutto l’Appennino.
MA NON SOLO. Sono attesi nel comune alidosiano, in fermento dalle 7,30 alle 19 di sera, 150 mezzi militari provenienti da tutta Europa. Sono circa trecento le persone che arriveranno a bordo di sidecar, trasporta truppe, jeep americane e tedesche, tanto che i più ottimisti si aspettano circa un migliaio di visitatori. Castel del Rio è una delle tappe lungo la linea gotica, visto che i mezzi, poi, proseguiranno nel pomeriggio verso un’altra destinazione. Durante il giorno saranno in mostra, e in vendita, anche equipaggiamenti, bandiere, uniformi e oggetti rari e curiosi, libri, giornali e e libri dell’epoca. Tutto il filone conduttore sarà quello della Seconda guerra mondiale e, per l’occasione, dentro al museo sarà esposta per la prima volta una tavola realizzata dall’artista Giovanni Degli Esposti Venturi, ormai residente fisso nel comune alidosiano. L’opera, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Imola, rappresenta i Blue devils, soldati americani impegnati sulla linea gotica.
L’occasione, quindi, non poteva essere la migliore per Fornaroli e i giovani fumettisti, per fare un altro sopralluogo al museo e visitare i cimeli contenuti. «Approfittiamo della manifestazione — racconta il professore —, per toccare con mano questa realtà, per documentarci sulle vicende di Monte Battaglia e sulla storia del capitano Robert Roeder». L’ufficiale americano cadde la mattina del 29 settembre difendendo il suo posto di comando nella torre, ricendo la Medaglia d’Onore del Congresso.
QUESTO e altri episodi del terribile anno che fu il 1944, quindi, faranno parte del volume, di cui ancora non è stato deciso il titolo e la cui stesura sarà finita entro luglio. La presentazione, invece, dovrebbe avvenire in ottobre. Questo sposalizio fra eventi bellici e il fumetto «è un modo per riflettere sugli episodi della nostra storia, non solo locale, ma anche nazionale», conclude Fornaroli. E conferma Castel del Rio come patria dei fumettisti.

venerdì 6 maggio 2011

Montignoso (Massa): Sabato 7 maggio Inaugurazione del Museo dedicato alla Linea Gotica


Dal Sito del Comune di Montignoso:

Sabato 7 maggio, ore 11
Montignoso (Massa), Villa Schiff Giorgini
Inaugurazione del Museo dedicato alla Linea Gotica


Si sono conclusi, a Montignoso, i lavori di restauro di Villa Schiff Giorgini, storica villa settecentesca in cui trovano sede gli uffici comunali. La Villa è uno dei monumenti di maggior pregio del nostro territorio e oggi, oltre ad essere tornata allo splendore di un tempo, si presenta anche valorizzata dalla presenza del Centro di Documentazione della Linea Gotica, una serie di sale espositive -allestite al piano terra della Villa- che ospitano materiale documentario e plastici dedicati ai giorni della Resistenza.

I lavori, di un importo pari a 600mila euro, sono stati possibili grazie al cofinanziamento della Regione Toscana ed è proprio per questo motivo che sarà l’Assessore Regionale alla Cultura e Turismo, Cristina Scaletti, ad inaugurare, sabato 7 maggio alle ore 11, la sede museale. Con lei l’Amministrazione Comunale di Montignoso, guidata dal Sindaco Federico Binaglia, affiancata dalle massime autorità civili, militari e religiose della Provincia di Massa Carrara.

“Per l’Amministrazione – commenta il Sindaco Binaglia – è motivo di orgoglio chiudere il proprio mandato elettorale lasciando alla città una sede comunale completamente restaurato e ulteriormente valorizzata dalla presenza del Centro di Documentazione della Linea Gotica. Siamo convinti che la realizzazione di questo centro contribuirà alla conservazione della nostra memoria storica e rappresenterà un grande valore soprattutto per le giovani generazioni”. Alla cerimonia di sabato mattina parteciperà anche una delegazione degli studenti delle scuole di Montignoso ed è naturalmente invitata tutta la popolazione montignosina.